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SARDEGNA

Quattro braccianti uccisi in incendio: il costo umano del lavoro agricolo italiano

La BBC documenta l'omicidio di quattro lavoratori migranti nel sud Italia. In Sardegna, il settore agricolo dipende da manodopera vulnerabile in condizioni sempre più precarie.

Gavino Sanna916 wordsEdition3mercoledì 3 giugno 2026 — Edizione № 3

La BBC ha riferito martedì che due persone sono state arrestate dopo aver ucciso quattro braccianti agricoli pakistani in un incendio doloso nel sud Italia. Le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrano gli arrestati mentre bloccavano le porte del furgone dall'esterno e versavano liquido infiammabile all'interno. L'episodio riporta alla luce il sistema di sfruttamento che sostiene gran parte della produzione agricola italiana.

Il crimine rivela una realtà strutturale: decine di migliaia di lavoratori migranti, spesso irregolari, lavorano nelle campagne italiane in condizioni di grave vulnerabilità. Vivono in alloggi fatiscenti, percepiscono salari inferiori ai minimi legali e non hanno accesso a protezioni sindacali o assicurative. Secondo quanto riportato dalla stampa internazionale negli ultimi anni, il fenomeno del caporalato — il reclutamento illegale di manodopera — rimane endemico in regioni come la Puglia, la Calabria e la Campania.

In Sardegna, il settore agricolo e zootecnico occupa ancora una quota significativa della forza lavoro rurale, sebbene in declino. L'isola dipende in misura crescente da braccianti stagionali per la raccolta, la trasformazione e la gestione del bestiame. Le zone interne, già colpite da spopolamento e invecchiamento della popolazione, vedono nei lavoratori migranti una soluzione temporanea a un problema strutturale: l'impossibilità economica per i giovani sardi di restare nelle campagne.

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