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LAZIO

Quattro migranti bruciati vivi in Calabria, il sistema dello sfruttamento emerge

L'attacco a una stazione di servizio riaccende il dibattito internazionale sullo sfruttamento dei braccianti agricoli nel Sud Italia

Davide Ruspoli1,847 wordsEdition4giovedì 4 giugno 2026 — Edizione № 4

Quattro lavoratori migranti — tre afghani e uno pakistano — sono stati trovati bruciati vivi in un furgone parcheggiato a una stazione di servizio di Amendolara, in provincia di Cosenza, lunedì scorso. Secondo il Guardian e la BBC, le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrano due persone che bloccavano le porte del veicolo dall'esterno e versavano liquido infiammabile all'interno. Due arrestati sono stati fermati con l'accusa di omicidio.

I quattro uomini lavoravano come raccoglitori di frutta in condizioni descritte dalla stampa internazionale come «simili alla schiavitù». France 24 riferisce che il caso ha riacceso il dibattito nazionale italiano sullo sfruttamento della manodopera, un fenomeno che le corrispondenze estere collegano a un sistema più ampio di traffico criminale di lavoratori nel Sud Italia.

L'attacco rappresenta un'escalation visibile della violenza contro i migranti che raccolgono prodotti agricoli nel Meridione. Il New York Times sottolinea che i quattro uomini erano apparentemente vittime di un sistema di traffico di manodopera criminale, una pratica che la copertura internazionale descrive come endemica nelle regioni agricole della Calabria e della Puglia.

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