CULTURA
La Regata Storica incanta il Canal Grande, ma Venezia cambia volto
Le barche storiche sfilano tra Rialto e la folla, mentre la stampa estera riflette su una città in trasformazione
Tommaso Veronese610 wordsEdition №109mercoledì 9 settembre 2026 — Edizione № 109
Le barche storiche hanno sfilato lungo il Canal Grande di Venezia mentre la folla si radunava vicino al ponte di Rialto per l'annuale Regata Storica e le celebrazioni del canottaggio, ha riferito Euronews martedì.
L'evento, uno dei più antichi e spettacolari del calendario veneziano, trasforma il cuore della città in un palcoscenico galleggiante, con imbarcazioni d'epoca e vogatori in costume che rievocano secoli di storia lagunare.
Ma mentre le barche colorate solcavano le acque, un'altra narrazione emergeva dalla copertura internazionale: quella di una città che cerca di preservare le proprie tradizioni mentre affronta le pressioni del turismo di massa e dello spopolamento.
La Regata Storica, che si tiene ogni anno la prima domenica di settembre, è molto più di una competizione remiera. È una cerimonia pubblica che riporta Venezia alle sue radici marinare, quando la Serenissima dominava il Mediterraneo e il Canal Grande era la via principale di un impero commerciale.
Euronews ha documentato la sfilata delle barche storiche — le tipiche 'bissone' ornate e le più agili gondole da regata — mentre i rematori, vestiti con abiti tradizionali, si contendevano la vittoria davanti a migliaia di spettatori assiepati sulle rive e sui ponti.
La corsa principale, il 'Palio', vede competere le gondole in una gara di velocità che richiede una tecnica tramandata di generazione in generazione. I campioni di oggi allenano i giovani nelle società remiere della città, custodi di un sapere che rischia di perdersi.
L'attenzione della stampa estera, tuttavia, va oltre lo spettacolo. Il Guardian ha recentemente dedicato un ampio servizio fotografico alle donne che stanno ridisegnando Venezia: gondoliere, maestre d'ascia, competizioni remiere che lottano per un riconoscimento paritario in mestieri storicamente maschili.
Il progetto, intitolato 'Memoria dell'acqua', segue donne che non solo preservano le tradizioni veneziane ma le trasformano attivamente — imparando a governare i motoscafi, gareggiando nelle regate e costruendo barche tradizionali.
Questa doppia lettura — la festa e la sua ombra — è tipica del modo in cui il mondo osserva Venezia. Da un lato, la città-mito che incanta i visitatori con la sua bellezza senza tempo; dall'altro, un centro urbano che perde residenti e fatica a mantenere viva la propria comunità.
La Regata Storica è anche un termometro del rapporto tra Venezia e il suo pubblico. Le rive affollate di turisti fotografano le barche, ma pochi conoscono i nomi dei vogatori o le storie delle famiglie che da secoli partecipano alla gara.
Le società remiere storiche — la 'Canottieri Bucintoro', la 'Querini', la 'Giudecca' — continuano a formare giovani atleti, ma devono confrontarsi con una città dove il costo della vita spinge sempre più veneziani a trasferirsi nella terraferma.
La popolazione del centro storico è scesa sotto le 50.000 unità, un dato che la stampa internazionale cita regolarmente per illustrare la fragilità demografica della città lagunare.
Eppure, la Regata Storica dimostra che alcune tradizioni resistono. Le famiglie veneziane che partecipano all'evento da generazioni rappresentano un filo continuo con il passato che il turismo di massa non è riuscito a spezzare.
Il sindaco e le autorità locali, come riportano i media esteri, cercano di bilanciare la promozione turistica con la protezione del patrimonio. Il sistema MOSE, progettato per difendere la città dall'acqua alta, è diventato un simbolo di questa tensione tra conservazione e modernità.
La Regata di quest'anno si è svolta in un contesto climatico difficile. L'Italia è sulla rotta per l'anno più caldo mai registrato, secondo il Consiglio Nazionale delle Ricerche citato da The Local Italy, e Venezia sente gli effetti del riscaldamento globale sulla laguna.
Le acque del Canal Grande, che oggi riflettono le barche in festa, sono le stesse che gli scienziati europei studiano per comprendere l'innalzamento del livello del mare e i suoi effetti sul patrimonio mondiale dell'UNESCO.
Per ora, la città celebra. Le barche storiche hanno sfilato, i rematori hanno gareggiato, e la folla ha applaudito. Ma la domanda che la stampa estera pone con crescente insistenza è se Venezia possa continuare a essere una città viva, e non solo un palcoscenico per i suoi visitatori.
La risposta, forse, sta nelle parole delle donne e degli uomini che il Guardian ha ritratto: quelli che non si limitano a preservare le tradizioni ma le reinventano, rendendole parte di una Venezia che guarda al futuro senza dimenticare il proprio passato.
