TOSCANA
Verdetto Regeni: tre funzionari egiziani condannati a Roma
Un decennio dopo il rapimento al Cairo, la stampa estera racconta la sentenza che l'Italia attendeva
Costanza Bardi589 wordsEdition №132giovedì 1 ottobre 2026 — Edizione № 132
Un tribunale italiano ha dichiarato colpevoli tre funzionari della sicurezza egiziani per il rapimento e l'uccisione di Giulio Regeni, lo studente italiano il cui corpo torturato fu trovato in Egitto nel 2016. Lo riferiscono la BBC e il New York Times, che parlano di un verdetto arrivato dopo un decennio di sforzi italiani per fare luce sul caso.
Regeni stava conducendo ricerche in Egitto mentre studiava all'Università di Cambridge quando scomparve al Cairo. Il New York Times sottolinea che la sentenza chiude una vicenda che per anni ha pesato sulle relazioni tra i due paesi.
Secondo il New York Times, il verdetto rappresenta il punto d'arrivo di un percorso giudiziario lungo e ostacolato, condotto in gran parte in contumacia perché gli imputati non sono mai stati consegnati all'Italia.
La BBC ricorda che il corpo dello studente fu trovato giorni dopo la scomparsa, con segni di tortura, un dettaglio che all'epoca scatenò indignazione in Italia e pressioni internazionali sull'Egitto.
La sentenza di un tribunale italiano che condanna tre funzionari della sicurezza egiziani per il rapimento e l'uccisione di Giulio Regeni segna, secondo la BBC e il New York Times, la conclusione giudiziaria di un caso che ha occupato le prime pagine internazionali per dieci anni.
Regeni, ricercatore italiano iscritto all'Università di Cambridge, scomparve al Cairo nel gennaio 2016 mentre conduceva ricerche sui sindacati egiziani. Il suo corpo fu ritrovato giorni dopo, secondo la BBC, con evidenti segni di tortura: un elemento che trasformò un caso di scomparsa in un affare diplomatico tra Roma e Il Cairo.
Il New York Times inquadra il verdetto come l'esito di un decennio di sforzi italiani per accertare la verità, sforzi che si sono scontrati con la mancata cooperazione delle autorità egiziane e con la mancata consegna degli imputati. Il processo si è quindi celebrato in contumacia, una circostanza che la stampa estera sottolinea come limite all'esecuzione della pena.
La BBC precisa che i tre condannati sono funzionari della sicurezza egiziani, senza fornire ulteriori dettagli sulle loro identità o sui termini esatti della condanna. Le due testate concordano sul fatto che si tratti di una decisione storica per il sistema giudiziario italiano, maturata a dieci anni dai fatti.
Per la Toscana, e per Firenze in particolare, il caso ha un peso che va oltre la cronaca giudiziaria. Regeni era un ricercatore formatosi in un ateneo straniero ma legato al sistema universitario italiano, e la sua vicenda è stata seguita con attenzione da chi lavora nella ricerca e nella cooperazione internazionale, ambiti in cui la regione ha una presenza consolidata.
La sentenza non restituisce Regeni alla sua famiglia né chiude il capitolo diplomatico con l'Egitto. Il New York Times osserva che una condanna in contumacia lascia aperta la questione dell'esecuzione: senza estradizione, i tre funzionari restano liberi fuori dall'Italia.
La stampa estera non riporta reazioni ufficiali italiane o egiziane nei termini citati. La BBC e il New York Times si limitano a registrare il verdetto e il suo significato simbolico dopo un decennio di indagini.
Il caso Regeni ha avuto un effetto duraturo sul modo in cui l'Italia guarda alla cooperazione accademica con paesi in cui la libertà di ricerca è limitata. Le università toscane, che ospitano programmi internazionali e studenti stranieri, hanno dovuto confrontarsi con questa eredità.
Resta da vedere se il verdetto avrà conseguenze sui rapporti tra Italia ed Egitto, che la stampa estera non anticipa. Per ora, come scrivono il New York Times e la BBC, resta il fatto di una condanna arrivata dopo dieci anni, in un processo celebrato senza gli imputati.
