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PUGLIA

Dieci anni per il rapimento di Regeni: la sentenza vista da Bari

Un tribunale italiano condanna in contumacia tre agenti egiziani. Per la Puglia, terra di partenze e di studenti fuori sede, la vicenda resta una ferita aperta sulla giustizia oltre confine.

Francesca Lazzari720 wordsEdition №130martedì 29 settembre 2026 — Edizione № 130

Un tribunale italiano ha condannato in contumacia tre agenti egiziani a dieci anni di prigione per il rapimento di Giulio Regeni, il ricercatore italiano scomparso al Cairo nel 2016 e trovato morto giorni dopo. Lo riferiscono Al Jazeera e il New York Times, che parlano di un verdetto arrivato dopo un decennio di sforzi investigativi.

Secondo il New York Times, la sentenza chiude una lunga battaglia giudiziaria condotta in Italia per far luce sull'uccisione dello studioso, che all'epoca svolgeva ricerca sui sindacati egiziani. Al Jazeera precisa che gli imputati sono stati giudicati in loro assenza, perché mai consegnati dalle autorità egiziane.

La vicenda ha attraversato la politica e la diplomazia italiane per anni, con il governo egiziano che ha sempre negato il coinvolgimento dei propri servizi. Una condanna in contumacia non si traduce automaticamente in un'esecuzione della pena, ma stabilisce un punto fermo sul piano giudiziario.

Per la Puglia la storia ha un risvolto familiare e culturale: è una regione che ogni anno manda migliaia di giovani a studiare e lavorare fuori, dal Nord Europa al Mediterraneo. La figura di un ricercatore partito per il Cairo e mai tornato tocca un'esperienza che qui è comune.

Al Jazeera riferisce che i tre imputati egiziani sono stati condannati in contumacia a dieci anni di reclusione per il rapimento mortale del 2016. Il New York Times aggiunge che il verdetto arriva dopo un decennio di sforzi italiani per chiarire l'uccisione del ricercatore, scomparso al Cairo e ritrovato senza vita giorni dopo.

Regeni era uno studioso di Cambridge che conduceva ricerca sul campo in Egitto. La sua morte, avvenuta nel gennaio 2016, divenne rapidamente un caso diplomatico tra Roma e Il Cairo, con il governo italiano che chiese a più riprese piena collaborazione alle autorità egiziane.

Le due testate straniere non riportano i nomi dei condannati né il dettaglio delle motivazioni della sentenza, e non indicano se l'Italia abbia avviato una richiesta formale di estradizione. Su questi punti il quadro resta aperto.

Il processo si è svolto in Italia in assenza degli imputati, che non sono mai comparsi in aula. Una condanna in contumacia ha valore giuridico ma richiede, per essere eseguita, la cooperazione dello Stato in cui gli imputati si trovano: un passaggio che finora non è avvenuto.

La vicenda ha avuto un peso politico costante. Negli anni, secondo la stampa internazionale, il caso Regeni è stato collegato al tema dei rapporti commerciali e di sicurezza tra l'Italia e l'Egitto, un partner importante per gli interessi energetici e migratori del Mediterraneo.

Per una regione come la Puglia, affacciata sull'Adriatico e da sempre crocevia di rotte verso il Mediterraneo orientale, la dimensione dei rapporti con l'Egitto non è astratta. Bari e i porti pugliesi guardano da vicino ai traffici e alle rotte che attraversano il bacino orientale.

C'è poi il profilo umano che la Puglia conosce bene: la partenza dei giovani. La regione è tra quelle che registrano una emigrazione giovanile costante verso il resto d'Italia e l'estero, e la ricerca universitaria è uno dei canali principali di questa mobilità.

La storia di Regeni ha toccato anche il mondo accademico, che in Puglia conta gli atenei di Bari e Lecce e una rete di dottorati e scambi internazionali. Un ricercatore italiano ucciso all'estero durante il suo lavoro riguarda direttamente quella comunità.

Al Jazeera e il New York Times concordano sul dispositivo della sentenza, ma nessuna delle due testate riferisce reazioni ufficiali del governo egiziano. La loro copertura si concentra sul significato del verdetto per la famiglia e per le autorità italiane.

Il caso ha avuto un precedente importante nella storia giudiziaria italiana: i processi celebrati in assenza degli imputati per reati commessi all'estero. Questi procedimenti servono spesso più a stabilire una verità che a garantire una pena effettiva.

Resta da capire cosa accadrà ora. La sentenza può aprire la strada a un ricorso in appello, e la questione della cooperazione giudiziaria con Il Cairo rimane sul tavolo. Le testate straniere non anticipano i prossimi passi processuali.

Per i lettori pugliesi, la notizia si intreccia con un tema ricorrente: la tutela dei cittadini italiani all'estero. È un tema che riguarda studenti, ricercatori e lavoratori che dalla regione si spostano verso il Mediterraneo e oltre.

La condanna non restituisce Giulio Regeni alla sua famiglia, ma segna un passaggio formale che la stampa internazionale considera rilevante. Al Jazeera la descrive come l'esito di una battaglia durata anni; il New York Times la colloca in un decennio di sforzi per far luce sul caso.

La Puglia, che vive di mare e di rotte, guarda a questa vicenda come a una domanda aperta: quanto valgono la giustizia e la verità quando oltrepassano il confine nazionale. È una domanda che riguarda l'Italia intera, e anche una regione che dal mare ha sempre tratto lavoro e partenze.

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