CALABRIA
Relitto romano con 500 anfore emerge al largo di Mazara
La scoperta di una nave di 2.100 anni fa accende i riflettori sul patrimonio sommerso del Mediterraneo
Saverio Gallo620 wordsEdition №81mercoledì 12 agosto 2026 — Edizione № 81
Un relitto romano di 2.100 anni che trasportava circa 500 anfore è stato scoperto a cinque chilometri al largo della costa di Mazara del Vallo, in Sicilia. La notizia, riportata dal Guardian e dalla BBC, è stata salutata come una delle più importanti scoperte archeologiche subacquee degli ultimi anni.
I Carabinieri italiani per la protezione del patrimonio culturale hanno individuato la nave, che giace a circa 45 metri di profondità. I subacquei hanno trovato centinaia di anfore e parti di ancore all'interno del relitto.
Il ministro della cultura italiano ha definito il ritrovamento un evento di portata eccezionale per la conoscenza della navigazione antica nel Mediterraneo centrale.
La scoperta, avvenuta al largo della costa siciliana, ha immediatamente richiamato l'attenzione della stampa internazionale. Il Guardian ha descritto il ritrovamento come 'una delle più importanti scoperte archeologiche subacquee degli ultimi anni', mentre la BBC ha sottolineato la portata del ritrovamento.
La nave, lunga probabilmente una ventina di metri, trasportava circa 500 anfore, verosimilmente destinate al trasporto di vino, olio o garum, la celebre salsa di pesce amata dai Romani. Le anfore, ammucchiate a circa 45 metri di profondità, suggeriscono che il carico sia rimasto intatto per oltre due millenni.
Il relitto giace a cinque chilometri dalla costa di Mazara del Vallo, località già nota per il celebre Satiro danzante, la statua di bronzo greca recuperata nel 1998 e oggi simbolo della città. Quella scoperta, avvenuta quasi trent'anni fa, aveva già dimostrato la ricchezza archeologica dei fondali del Canale di Sicilia.
La rotta che la nave stava probabilmente seguendo era una delle più battute dell'antichità: quella che collegava le province africane dell'impero a Roma e all'Italia meridionale. La Sicilia, colonizzata dagli antichi Greci a partire dall'ottavo secolo a.C., era un crocevia obbligato per i commerci del Mediterraneo.
Per la Calabria, regione che si affaccia sullo stesso tratto di mare, la scoperta ha un significato particolare. I fondali dello Ionio e del Tirreno, a pochi chilometri dalle coste calabresi, custodiscono un patrimonio sommerso di cui si conosce ancora poco. Le rotte antiche che collegavano la Grecia alla Magna Grecia e poi a Roma passavano tutte davanti alle coste calabresi.
La scoperta siciliana riaccende il dibattito sulla tutela del patrimonio archeologico subacqueo nel Mediterraneo centrale. Le acque tra Sicilia e Calabria sono tra le più trafficate del mondo e il rischio di danneggiamento dei relitti da parte delle reti a strascico è elevato.
I Carabinieri del nucleo per la protezione del patrimonio culturale, che hanno condotto l'operazione, hanno sottolineato l'importanza della collaborazione tra le forze dell'ordine e le soprintendenze per la protezione dei siti sommersi.
La scoperta solleva anche questioni pratiche: il recupero di un relitto di queste dimensioni richiede risorse ingenti e competenze specializzate. La Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, che ha gestito il recupero del Satiro danzante, sarà probabilmente coinvolta nelle operazioni.
Il ministro della cultura italiano ha parlato di 'una delle più importanti scoperte archeologiche subacquee degli ultimi anni', sottolineando il valore scientifico del ritrovamento per la comprensione delle rotte commerciali dell'antichità.
Le anfore, una volta recuperate e catalogate, potranno fornire informazioni preziose sul carico, sulla provenienza della nave e sulle tecniche di costruzione navale dell'epoca. Gli archeologi sperano di identificare i bolli sulle anfore per risalire ai luoghi di produzione.
La posizione del relitto, relativamente vicino alla costa, suggerisce che la nave possa essere affondata durante una tempesta o a causa di un incendio a bordo. Le indagini subacquee dovranno stabilire le cause del naufragio.
Il Mediterraneo centrale si conferma così un archivio sommerso di straordinaria ricchezza. Per la Calabria, che condivide con la Sicilia lo stesso mare e la stessa storia, la scoperta è un promemoria di quanto ancora ci sia da scoprire sotto la superficie.
Le operazioni di documentazione del relitto sono appena iniziate e potrebbero richiedere mesi. Nel frattempo, il sito sarà protetto e sorvegliato per prevenire eventuali tentativi di saccheggio da parte di tombaroli subacquei.
