BASILICATA
Il relitto romano di Sicilia accende i riflettori sul patrimonio sommerso
La scoperta al largo delle coste siciliane riaccende il dibattito sulla tutela dei tesori sommersi nel Sud Italia
Pietro Lasorsa1,040 wordsEdition №79lunedì 10 agosto 2026 — Edizione № 79
Un relitto romano di circa 2.000 anni fa è stato scoperto al largo della costa siciliana, un ritrovamento che il ministro della cultura italiano ha definito uno dei più importanti degli ultimi anni nel campo dell'archeologia subacquea. La scoperta, riportata da BBC e CBS News, è stata fatta da un pescatore subacqueo che l'ha descritta come la più 'incredibile' della sua vita. Il relitto giace nei fondali che circondano l'isola, un tratto di Mediterraneo centrale che fu crocevia di rotte commerciali nell'antichità.
Le prime informazioni diffuse dalla stampa internazionale indicano che il sito contiene un carico di anfore, i grandi contenitori di terracotta con cui i Romani trasportavano vino, olio e garum attraverso il mare. La notizia arriva in un'estate in cui il patrimonio culturale italiano è al centro dell'attenzione globale, tra il turismo di massa che assedia le città d'arte e la riscoperta dei tesori meno conosciuti del Mezzogiorno.
Per la Basilicata, regione che condivide con la Sicilia la stessa storia di rotte marittime e insediamenti magno-greci, il ritrovamento è un promemoria di un patrimonio sommerso ancora in gran parte inesplorato. Le acque del Mar Ionio che bagnano la costa lucana, da Metaponto a Policoro, custodiscono i resti dell'antica Magna Grecia, un passato che emerge solo occasionalmente attraverso ritrovamenti simili.
