The newspaper of Italy, seen from abroad
La Veduta — giornale di idee, cultura e affari
Inaugural Edition № 1
Back to the edition

NAZIONALE

L'Italia compie ottant'anni da repubblica. Nel Molise, lo Stato rimane assente.

Mentre Roma celebra con parate militari la transizione dalla monarchia alla democrazia, le regioni del Sud affrontano ancora lo stesso abbandono di allora.

Antonio Petrella895 wordsEdition4giovedì 4 giugno 2026 — Edizione № 4

Il 2 giugno 1946, in quella che il Guardian ha definito «la prima elezione libera dopo la dittatura di Mussolini», gli italiani votarono per trasformare il regno in repubblica. Euronews ha riferito che lunedì l'Italia ha commemorato l'ottantesimo anniversario di quella scelta con cerimonie, parate militari e sorvoli acrobatici a Roma. La festa nazionale celebra il momento in cui il Paese abbandonò la monarchia e abbracciò la democrazia parlamentare.

Nel Molise, la ricorrenza è passata quasi inosservata. Non perché i molisani non riconoscano il valore storico della Repubblica, ma perché quella Repubblica, negli ultimi ottant'anni, non ha mai veramente raggiunto le loro comunità con la stessa intensità con cui ha raggiunto il Nord e il Centro del Paese.

Il 1946 rappresentava una promessa: una nuova Italia, democratica, dove tutte le regioni avrebbero partecipato equamente alla ricchezza nazionale. Negli ottant'anni successivi, quella promessa è rimasta largamente inadempiuta nel Molise. La popolazione è crollata da circa 380.000 abitanti nel 1951 a 289.000 oggi. I giovani continuano a emigrare verso il Nord o verso l'estero. Le infrastrutture rimangono inadeguate. L'agricoltura, che era il fondamento dell'economia molisana, è in declino strutturale.

La stampa straniera, quando copre il 2 giugno, tende a focalizzarsi sulla narrativa nazionale: la transizione dalla dittatura alla democrazia, il ruolo della Chiesa, la riconciliazione con le potenze alleate. Raramente affronta la questione territoriale che ha caratterizzato la Repubblica italiana fin dall'inizio: il divario tra Nord e Sud, e il fallimento delle politiche di coesione nel colmare quel divario.

Nel Molise, il 2 giugno è una festa nazionale come in ogni altro luogo, ma senza la celebrazione pubblica che caratterizza Roma o le grandi città. Non ci sono parate militari a Campobasso. Non ci sono sorvoli acrobatici. La ricorrenza è un giorno festivo, nulla più. Questo silenzio è significativo: riflette il modo in cui il Molise è stato trattato dalla Repubblica negli ultimi ottant'anni — come una regione periferica, priva di importanza strategica, e quindi degna di attenzione minima.

Il Guardian ha ricordato che il 1946 rappresentò un momento di rottura con il passato fascista. La Repubblica prometteva uguaglianza, rappresentanza, sviluppo equo. Eppure, già negli anni Cinquanta, era chiaro che il Meridione non avrebbe beneficiato equamente di quelle promesse. La Cassa per il Mezzogiorno, istituita nel 1950, avrebbe dovuto colmare il divario economico tra Nord e Sud. Invece, secondo gli storici economici citati dalla stampa internazionale, gran parte dei fondi fu dirottata verso progetti infrastrutturali che beneficiavano le élite locali, mentre l'economia di base rimase debole.

Nel Molise, l'effetto della Cassa per il Mezzogiorno fu ancora più limitato. La regione non aveva una città grande abbastanza da attrarre investimenti significativi. Non aveva porti importanti. Non aveva industrie consolidate. Rimase, quindi, un'area agricola marginale, dove i fondi europei e nazionali arrivavano in quantità insufficiente e spesso venivano gestiti in modo inefficiente.

La stampa internazionale ha sottolineato come la Repubblica italiana sia stata, nei suoi ottant'anni, una democrazia stabile e prospera. Il Paese è membro dell'Unione europea, della NATO, del G7. Ha prodotto arte, moda, design, cibo di fama mondiale. Eppure, quella prosperità è stata distribuita in modo profondamente ineguale. Il Nord ha prosperato; il Sud ha stagnato; il Molise ha declinato.

Oggi, il Molise è una regione dove il tasso di disoccupazione giovanile è tra i più alti d'Italia. Dove le imprese chiudono regolarmente. Dove i servizi pubblici sono insufficienti. Dove l'emigrazione rimane la scelta razionale per chiunque abbia un'istruzione superiore. Questa non è una critica alla Repubblica in astratto — è una constatazione di come quella Repubblica ha fallito nel mantenere le sue promesse originarie di equità territoriale.

La festa nazionale del 2 giugno, quindi, assume nel Molise un significato diverso da quello celebrato a Roma. Non è una celebrazione di successo, ma un promemoria di promesse non mantenute. La Repubblica ha ottant'anni; il Molise ha ottant'anni di marginalità.

Euronews ha riferito che le celebrazioni di lunedì hanno incluso discorsi ufficiali sulla democrazia, sulla stabilità, sulla prosperità italiana. Nessuno di questi discorsi ha affrontato il divario territoriale che rimane uno dei problemi strutturali più gravi della Repubblica. Nel Molise, dove quel divario è più profondo che altrove, l'assenza di quella discussione è particolarmente eloquente.

La stampa straniera tende a raccontare l'Italia come un'entità coesa, con una storia condivisa e un destino comune. La realtà è più frammentata. Il Molise non è parte della narrazione nazionale italiana come la Toscana o il Piemonte. Non è una meta turistica. Non è una fonte di innovazione industriale. È semplicemente una regione dove la gente se ne va, e dove chi rimane affronta sfide che la Repubblica ha dimostrato di non saper risolvere.

Ottant'anni dopo il voto del 1946, il Molise rimane una regione dove lo Stato è assente in molti aspetti della vita quotidiana. Le strade sono dissestate. I servizi sanitari sono carenti. Le scuole perdono studenti ogni anno. Le amministrazioni locali operano con bilanci ridotti. Questo non è un fallimento della democrazia in sé, ma un fallimento specifico della Repubblica italiana nel garantire che la democrazia beneficiasse equamente tutti i suoi cittadini.

La festa nazionale del 2 giugno, quindi, nel Molise, è una celebrazione amara. Celebra una Repubblica che ha funzionato per molti, ma non per tutti. Celebra una transizione dalla dittatura alla democrazia che è stata reale e importante, ma che non ha affrontato le disuguaglianze territoriali che caratterizzavano l'Italia nel 1946 e che la caratterizzano ancora oggi.

Share
L'Italia compie ottant'anni da repubblica. Nel Molise, lo Stato rimane assente. — La Veduta