FRIULI-VENEZIA GIULIA
Il Rhine Group di Draghi vuole riparare l'Europa: la frontiera orientale osserva
Il nuovo gruppo guidato dall'ex presidente del Consiglio punta a rilanciare la competitività Ue. Per Trieste, crocevia tra Balcani e Centro Europa, la posta in gioco è alta.
Sergio Madrussan924 wordsEdition №97venerdì 28 agosto 2026 — Edizione № 97
Il nuovo Rhine Group voluto da Mario Draghi si propone di riparare l'Europa, ma la domanda che tutti si pongono è come. Il gruppo, guidato dall'ex presidente del Consiglio italiano, riunisce personalità della politica, dell'economia e della società civile per ripensare il futuro del continente in un momento di crisi multiple: dalla competitività industriale alla sicurezza energetica, dalla difesa comune alle sfide demografiche.
Secondo Euronews, che ha intervistato il Direttore Esecutivo Luis Garicano, il gruppo vuole offrire una visione alternativa a quella delle istituzioni di Bruxelles, troppo spesso percepite come lente e burocratiche. Il nome richiama il fiume che attraversa il cuore industriale dell'Europa, simbolo di un'integrazione che parte dall'economia reale.
Per il Friuli-Venezia Giulia, regione di frontiera tra Italia, Slovenia e Austria, il dibattito sul futuro dell'integrazione europea ha un significato particolare. Trieste, porto internazionale e crocevia di culture, guarda con attenzione a un progetto che potrebbe ridefinire gli equilibri del continente.
Il Rhine Group nasce in un momento delicato per l'Unione europea. Secondo Euronews, il gruppo intende affrontare le questioni che i governi nazionali faticano a risolvere da soli: la transizione verde, la digitalizzazione, la politica industriale e la difesa comune. L'obiettivo dichiarato è quello di fornire proposte concrete ai leader europei, superando le divisioni tra Stati membri.
Luis Garicano, economista spagnolo e Direttore Esecutivo del gruppo, ha spiegato a Euronews che il Rhine Group non vuole essere un think tank tradizionale, ma un laboratorio di idee in grado di influenzare le decisioni politiche a livello continentale. Il gruppo riunisce ex capi di governo, imprenditori, accademici e rappresentanti della società civile, con una forte presenza di personalità dell'Europa centrale e settentrionale.
Il nome Rhine Group non è casuale. Il Reno è stato storicamente il cuore industriale dell'Europa, la spina dorsale economica che ha trainato la ricostruzione del dopoguerra e la successiva integrazione. Scegliere questo simbolo significa voler ripartire dall'economia reale, dalla manifattura e dall'innovazione, per rilanciare un progetto europeo che molti percepiscono come in crisi.
Per il Friuli-Venezia Giulia, la prospettiva di un'Europa più integrata e competitiva ha implicazioni concrete. Il porto di Trieste è il principale scalo italiano per i traffici con l'Europa centro-orientale e i Balcani, una porta d'ingresso per merci che viaggiano via mare e via terra. Un rilancio della competitività europea potrebbe tradursi in nuovi investimenti nelle infrastrutture portuali e ferroviarie della regione.
La regione è anche un laboratorio di convivenza tra culture diverse. Italiano, sloveno, friulano e tedesco convivono in un territorio che ha conosciuto le tragedie del Novecento e che oggi rappresenta un modello di integrazione. Il dibattito sul futuro dell'Europa, per chi vive su questa frontiera, non è una questione astratta ma una realtà quotidiana.
Secondo quanto riportato da Euronews, il Rhine Group intende presentare le sue prime proposte entro la fine dell'anno, con l'obiettivo di influenzare il dibattito in vista delle prossime elezioni europee. Garicano ha sottolineato che il gruppo non vuole sostituirsi alle istituzioni, ma offrire loro idee nuove e coraggiose.
Il contesto è quello di un'Europa che si sente sotto pressione da più fronti. La guerra in Ucraina ha riportato la sicurezza al centro dell'agenda, la crisi energetica ha messo in discussione le certezze del passato, e la competizione con Stati Uniti e Cina impone scelte strategiche. Il Rhine Group vuole essere una risposta a queste sfide.
Per Trieste, città che ha fatto dell'apertura al mondo la sua ragion d'essere, il progetto ha un fascino particolare. La città è stata per secoli un crocevia di popoli e culture, un ponte tra l'Europa occidentale e quella orientale. Oggi, con il porto che guarda ai Balcani e all'Europa centrale, Trieste potrebbe giocare un ruolo da protagonista in un'Europa che riscopre la sua dimensione geopolitica.
Le reazioni al progetto sono contrastanti. Secondo Euronews, alcuni osservatori vedono nel Rhine Group un tentativo di rafforzare il nucleo franco-tedesco dell'Unione, a scapito dei paesi del Sud Europa. Altri, invece, lo interpretano come un'opportunità per superare le divisioni tra Nord e Sud, Est e Ovest, in nome di una maggiore coesione.
Il Friuli-Venezia Giulia ha un interesse diretto in questo dibattito. La regione confina con la Slovenia, membro dell'Unione dal 2004, e guarda ai Balcani occidentali, dove diversi paesi attendono di avviare i negoziati di adesione. Un'Europa più forte e coesa potrebbe accelerare il processo di allargamento, con effetti positivi per l'economia regionale.
Il porto di Trieste è già oggi un nodo cruciale per i traffici con l'Europa centro-orientale. Ogni anno, migliaia di container transitano per lo scalo giuliano, diretti verso Austria, Germania, Ungheria e Repubblica Ceca. Un rilancio dell'integrazione europea potrebbe tradursi in nuovi collegamenti ferroviari e in un aumento dei traffici.
Ma la regione guarda con attenzione anche agli aspetti sociali del progetto. Il Rhine Group, secondo Euronews, intende affrontare il tema delle disuguaglianze e della coesione territoriale, questioni che toccano da vicino una regione di frontiera come il Friuli-Venezia Giulia, dove le differenze tra costa e interno, città e aree rurali, sono marcate.
Il dibattito sul futuro dell'Europa è destinato a intensificarsi nelle prossime settimane. Con l'Islanda che si prepara a votare sull'adesione all'Unione, e i Balcani occidentali che premono per avviare i negoziati, la questione dell'allargamento torna al centro dell'agenda. Per Trieste, che ha fatto della sua posizione di frontiera un punto di forza, questo è un momento di grande attenzione.
Il Rhine Group, con la sua promessa di riparare l'Europa, rappresenta una scommessa ambiziosa. Dalla frontiera nord-orientale, dove l'Italia incontra l'Europa centrale e i Balcani, la regione osserva con interesse ma anche con spirito critico, consapevole che le parole dovranno tradursi in fatti concreti.
