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NAZIONALE

Le risaie del Nord si prosciugano, il granaio europeo in pericolo

La siccità estiva colpisce la provincia di Pavia. Milano sente il peso di una crisi idrica che minaccia l'economia agricola della Lombardia

Beatrice Comolli706 wordsEdition №38martedì 7 luglio 2026 — Edizione № 38

L'estate è arrivata troppo presto nella regione più importante d'Europa per la coltivazione del riso. Secondo The Local Italy, le erbacce stanno invadendo le risaie aride della provincia di Pavia, mentre l'Autorità del Bacino del Po dichiara diversi corsi d'acqua in 'stato critico' per la siccità. Le previsioni meteo non sono incoraggianti per i prossimi giorni.

La Lombardia produce il 60% del riso europeo e il 30% di quello mondiale. Quando il Po è in crisi, non è una notizia regionale. È una crisi alimentare continentale. La siccità di luglio 2026 non è la prima — nel 2022 il Po raggiunse minimi storici — ma arriva più presto e con una violenza che sorprende persino gli esperti.

Per Milano e la Lombardia, il costo è duplice. Da un lato, il valore della produzione agricola crolla. Dall'altro, la pressione sui sistemi idrici urbani e industriali cresce. La regione consuma acqua per la manifattura, per la refrigerazione dei processi, per l'agricoltura intensiva. Quando il Po scende, tutti competono per le stesse gocce.

The Local Italy riporta che l'ondata di calore europea del tardo giugno si colloca tra le peggiori mai registrate, rivaleggiando con l'anomalia del 2003. Quella ondata uccise decine di migliaia di persone in Europa. Questa, se continua, avrà conseguenze simili — non solo per la salute pubblica, ma per l'economia agricola che dipende dall'acqua.

La provincia di Pavia è il cuore della risicoltura lombarda. Nel 2025, ha prodotto circa 260.000 tonnellate di riso grezzo, il 35% della produzione nazionale. Una perdita di raccolto del 20-30% — scenario plausibile se la siccità persiste fino ad agosto — significherebbe perdite dirette di 50-80 milioni di euro solo in quella provincia.

Ma il danno si propaga. I mugnai che trasformano il riso greggio in riso bianco e semilavorati sono concentrati nel Vercellese e nel Novarese, ma dipendono dai raccolti pavesi. Le esportazioni italiane di riso — 700.000 tonnellate all'anno verso Asia, Nord Africa e Europa — calerebbero. I prezzi saliranno, e i consumatori europei pagheranno di più per il riso italiano.

Milano sente questo stress in due modi. Primo, le aziende agroalimentari che trasformano e confezionano il riso hanno headquarter nel capoluogo lombardo e vedono i loro margini compressi. Secondo, la finanza milanese — i fondi di investimento, le banche, gli hedge fund — ha posizioni in aziende agricole e in futures su commodity agricole. Una siccità prolungata è volatilità e perdite.

The Local Italy cita anche il Piano Caldo, la prima strategia nazionale italiana di adattamento climatico. Roma ha annunciato una strategia per affrontare il caldo estremo, ma i dettagli rimangono vaghi. Per la Lombardia, il piano deve includere infrastrutture di stoccaggio dell'acqua, efficienza irrigua, assicurazioni agricole e diversificazione colturale — misure costose che richiedono coordinamento tra comuni, provincia, regione e governo nazionale.

La siccità del 2026 arriva in un contesto di cambiamento climatico accelerato. Gli esperti di The Local Italy sottolineano che le estati italiane stanno diventando più calde a causa del cambiamento climatico causato dall'uomo. Non è una variazione naturale; è una tendenza strutturale. Le risaie pavesi devono adattarsi a estati più calde e meno prevedibili.

Una possibilità è la migrazione verso varietà di riso più resistenti al caldo e alla siccità — risi asiatici, ibridi. Ma questo significa cambiare il profilo del prodotto, perdere la certificazione di origine protetta che garantisce i prezzi premium, affrontare la resistenza dei mugnai e dei commercianti che hanno costruito la loro reputazione sul riso italiano tradizionale.

Un'altra strada è l'investimento in irrigazione di precisione — sistemi che usano sensori e dati per distribuire acqua solo dove serve, riducendo gli sprechi. La Lombardia ha il capitale e la competenza tecnica per farlo. Ma richiede investimenti iniziali significativi e una volontà politica che finora è mancata.

La siccità estiva del 2026 è un avvertimento. Se le estati continueranno a essere così calde e secche, la risicoltura lombarda entrerà in una crisi strutturale. Non è una questione di un cattivo anno. È una questione di sostenibilità a lungo termine di un modello agricolo costruito su risorse idriche che non saranno più disponibili.

Milano e la Lombardia hanno il tempo e le risorse per adattarsi. Ma il tempo sta scadendo, e ogni estate che passa rende il compito più urgente e più costoso.

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