The newspaper of Italy, seen from abroad
La Veduta — giornale di idee, cultura e affari
Inaugural Edition № 1
World wire
…
← Back to the edition

TOSCANA

Roma frena i golf cart turistici, e Firenze osserva

Il Guardian racconta la stretta capitolina sui mezzi a noleggio. Per la Toscana è il precedente che manca

Costanza Bardi978 wordsEdition №134domenica 4 ottobre 2026 — Edizione № 134

Ai margini di Piazza Navona, due visitatori texani sono scesi da un golf cart e si sono avviati a piedi verso la piazza. Il Guardian ha raccontato la loro giornata romana per aprire un pezzo sulla stretta che le autorità capitoline stanno preparando contro i tour in golf cart nel centro storico. La misura nasce dal timore che il fenomeno sfugga di mano; gli operatori del settore sostengono di essere presi di mira ingiustamente.

Il modello romano non è nuovo. Negli ultimi anni la città ha visto moltiplicarsi i noleggi di mezzi elettrici leggeri — dalla Fiat 500 alla Vespa, fino ai tuk-tuk e ai golf cart — presentati come alternativa dolce all'auto privata e come strumento di mobilità per i crocieristi. Il Guardian descrive un commercio che, secondo il Comune, rischia di saturare le strade del centro senza regole chiare su percorsi, soste e numero di licenze.

Per la Toscana la notizia ha un valore di precedente. Firenze convive da anni con lo stesso genere di noleggi — golf cart, risciò a pedalata assistita, piccoli mezzi elettrici — concentrati tra Santa Maria Novella, il Duomo e Santa Croce. La stampa internazionale che si occupa di turismo toscano torna spesso sul tema della pressione sui centri storici, anche se il telegrafo di oggi non riporta dichiarazioni delle autorità fiorentine.

La questione, come la pone il Guardian, non è tecnica ma politica. Si tratta di decidere chi ha diritto di muoversi nel centro storico e a quali condizioni, in una città dove il turismo è la prima industria e la residenza si è progressivamente ritirata. Roma sperimenta per prima; le altre città d'arte italiane, Firenze compresa, guarderanno il risultato.

Il paragone con la laguna è inevitabile, ma va maneggiato con cautela. Venezia ha introdotto da anni strumenti di controllo degli accessi e delle rotte; Firenze ha scelto la strada delle Ztl e dei limiti ai bus turistici. Nessuna delle due ha finora affrontato in modo sistematico il noleggio di mezzi leggeri con conducente, che è la categoria al centro della stretta romana.

Il Guardian non pubblica cifre sul numero di licenze né sull'entità del giro d'affari. Non sappiamo, dalle fonti disponibili, quanto pesino i golf cart nel bilancio del turismo romano, né quale sia la platea degli operatori coinvolti. Questa è una lacuna da segnalare: la stretta è annunciata, ma i contorni restano da definire.

Il punto che riguarda Firenze è un altro. La città ha costruito negli ultimi vent'anni un modello di gestione del centro storico basato sulla pedonalizzazione e sulla limitazione del traffico privato. I mezzi a noleggio con conducente si inseriscono in una zona grigia: non sono taxi, non sono bus, non sono biciclette. Roma sta provando a colmare quella zona grigia con una regola; Firenze, per ora, non ha annunciato un intervento analogo.

La stampa estera che segue l'Italia tende a leggere episodi come questo come sintomo di un problema più vasto: la difficoltà delle città d'arte a governare flussi turistici che crescono più in fretta degli strumenti amministrativi. Il Guardian lo dice esplicitamente quando parla di un commercio che rischia di sfuggire di mano. È la stessa diagnosi che, negli anni, è stata applicata a Venezia e a Firenze.

Gli operatori romani, secondo il Guardian, respingono l'accusa di essere la causa del problema. Sostengono di offrire un servizio utile a chi ha difficoltà motorie o poco tempo, e di rispettare le regole esistenti. La loro posizione è che la stretta li colpisca senza distinguere tra chi opera correttamente e chi no.

Per la Toscana, la lezione è di metodo. Una regola pensata a Roma per i golf cart difficilmente si trasferisce tale e quale a Firenze, dove la geografia è diversa e il turismo è in larga parte pendolare. Ma il principio — decidere chi può circolare nel centro storico e con quali mezzi — è lo stesso, e prima o poi arriverà anche qui.

C'è poi la questione dei residenti. Il Guardian non lo dice, ma è il retroterra di ogni stretta sul turismo nelle città d'arte italiane: il centro storico si svuota, gli affitti turistici crescono, i servizi di prossimità chiudono. I golf cart sono un sintomo visibile di una trasformazione più profonda, non la sua causa.

Roma ha annunciato l'intenzione di limitare; non sappiamo ancora con quale strumento — ordinanza, delibera, licenze contingentate — né con quali tempi. Il Guardian parla di una stretta in preparazione, non di una misura già in vigore. Fino a quando il testo non sarà pubblico, ogni valutazione sulle conseguenze resta provvisoria.

Firenze, dal canto suo, non ha commentato. La redazione non ha trovato, nel telegrafo di oggi, dichiarazioni di Palazzo Vecchio sul tema. Chi scrive non può quindi attribuire alla città una posizione che non ha espresso. Ci si limita a registrare che il problema esiste anche qui, e che la soluzione romana sarà osservata con interesse.

La posta in gioco, per la Toscana, è duplice. Da un lato c'è la tutela del centro storico, che è patrimonio e insieme risorsa economica. Dall'altro c'è la libertà di un settore — quello dei piccoli operatori turistici — che vive di margini stretti e di regole incerte. Una stretta mal calibrata rischia di colpire i più piccoli e di lasciare intatte le grandi piattaforme di noleggio.

Il precedente romano, se arriverà a compimento, diventerà un caso di studio. Le città d'arte italiane hanno bisogno di strumenti nuovi per governare flussi che i vecchi regolamenti non prevedevano. Firenze ha affrontato il problema dei bus turistici, Venezia quello dei visitatori giornalieri; i mezzi leggeri con conducente sono il capitolo successivo, ancora in gran parte da scrivere.

Per ora resta la scena raccontata dal Guardian: due turisti texani che scendono da un golf cart davanti a Piazza Navona. È un'immagine che dice molto su come il mondo consuma l'Italia, e su quanto poco l'Italia abbia deciso su come farsi consumare.

Share