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VENETO

Roma limita i golf cart turistici, e Venezia osserva il precedente

Il Guardian racconta la stretta capitolina sui mezzi elettrici a noleggio: gli operatori si dicono perseguitati, le autorità parlano di commercio fuori controllo

Tommaso Veronese836 wordsEdition №134domenica 4 ottobre 2026 — Edizione № 134

Ai margini di Piazza Navona, riferisce il Guardian, due visitatori dal Texas sono scesi da un golf cart: avevano intenzione di attraversare la piazza a piedi, dopo un giro del centro a bordo di un mezzo elettrico a noleggio. È la scena che il quotidiano britannico usa per raccontare la stretta che Roma sta preparando contro un commercio che, secondo le autorità cittadine, rischia di sfuggire di mano.

Il Guardian descrive un braccio di ferro ormai aperto: da un lato un'industria di piccoli operatori che noleggia golf cart ai turisti per visite brevi del centro storico, dall'altro un'amministrazione che vuole porre un limite numerico e regole più severe. Gli operatori, scrive il giornale, sostengono di essere presi di mira ingiustamente, mentre le autorità parlano di un fenomeno cresciuto più in fretta delle regole.

Il contesto che il Guardian richiama è quello di una città che ha già assorbito, senza particolari polemiche, la Fiat 500, la Vespa e persino i tuk-tuk nel repertorio dei mezzi con cui i visitatori si muovono tra i monumenti. Il golf cart arriva per ultimo, e arriva nel momento in cui il dibattito sulla sostenibilità dei flussi turistici nelle città d'arte italiane è più acceso.

Per il Veneto la notizia non è romana: è un precedente. Venezia è la città italiana su cui la stampa estera ha costruito, da anni, la narrazione del turismo che consuma il luogo che visita. Se la capitale mette un tetto ai mezzi a noleggio, la laguna guarda con attenzione a come la misura verrà scritta, applicata e contestata.

Il modello romano, per come lo racconta il Guardian, ha una struttura riconoscibile: un'attività nata dal basso, cresciuta grazie alla domanda turistica, poi diventata visibile abbastanza da attirare l'attenzione di chi amministra lo spazio pubblico. È esattamente la traiettoria che a Venezia hanno seguito i grandi mezzi acquei, i negozi di souvenir e, prima ancora, le gite in giornata.

La differenza è che a Venezia lo strumento di controllo esiste da anni ed è fiscale: il contributo di accesso per i visitatori in giornata, introdotto in via sperimentale e seguito con attenzione dalla stampa internazionale come primo caso al mondo nel suo genere. Roma, secondo il Guardian, sta invece ragionando su limiti numerici e requisiti per gli operatori, una leva diversa.

Il punto che il giornale britannico mette in evidenza è la sproporzione tra la scala del fenomeno e la capacità di governarlo. Pochi operatori, mezzi silenziosi ed elettrici, percorsi brevi: eppure la percezione in centro è quella di un'occupazione dello spazio pedonale che cambia il carattere della visita. È la stessa obiezione che a Venezia si muove ai flussi che non pernottano.

C'è poi la questione, che il Guardian lascia sullo sfondo, della destinazione del denaro. I tour in golf cart sono un'attività privata che usa un bene pubblico, la strada e la piazza. A Venezia questo nodo è stato affrontato legando il contributo di accesso al finanziamento dei servizi cittadini, dalla manutenzione alla pulizia: una scelta che il resto d'Italia osserva con curiosità.

Gli operatori romani, scrive il Guardian, si difendono sostenendo di offrire un servizio che riduce l'impatto rispetto ad altri mezzi e che risponde a una domanda reale, in particolare per visitatori anziani o con difficoltà motorie. È un argomento che anche a Venezia viene usato, e che la città lagunare conosce bene nel dibattito sui mezzi di trasporto acqueo.

La stampa estera che segue l'Italia tende a leggere episodi come questo come sintomo di una difficoltà più generale: città d'arte che dipendono dal turismo e che, proprio per questo, faticano a imporgli dei limiti senza danneggiare un'economia che ne vive. Il Guardian non azzarda cifre sul giro d'affari dei golf cart romani, e non le azzardiamo noi.

Per il Veneto la posta in gioco è duplice. Da un lato c'è l'industria del turismo organizzato, che a Venezia e nel resto della regione vale molto e che guarda con sospetto a ogni nuova regola. Dall'altro c'è la città storica, che chiede strumenti per restituire ai residenti spazi oggi occupati dai visitatori.

Un precedente romano ben scritto, se arriverà, darebbe argomenti a chi a Venezia chiede di estendere i limiti oltre il contributo di accesso. Un precedente scritto male, o contestato in tribunale, darebbe invece argomenti a chi sostiene che le città d'arte non possono regolare i flussi senza perdere competitività.

Il Guardian non indica una data per l'entrata in vigore delle nuove regole romane, né riferisce i termini esatti della misura allo studio. Il giornale si limita a fotografare la tensione in corso, con i visitatori che scendono dai mezzi davanti a Piazza Navona e gli operatori che si preparano a resistere. Per ora, la notizia è che il tema è arrivato sul tavolo.

Resta il dato di sfondo che la copertura internazionale ripete da anni: l'Italia possiede la più densa concentrazione al mondo di centri storici patrimonio dell'umanità, e ogni tentativo di regolare il turismo che li attraversa diventa immediatamente un caso globale. Roma e Venezia, su questo, sono osservate allo stesso modo.

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