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CULTURA

Ron Perlman racconta al Guardian lo sputo a Sean Connery ne Il nome della rosa

L'attore ricorda le riprese del film tratto dal romanzo di Umberto Eco, tra aneddoti e la difficoltà di una scena ripetuta sedici volte

Eleonora Vanzetti721 wordsEdition №138giovedì 8 ottobre 2026 — Edizione № 138

Il Guardian ha pubblicato un'intervista a Ron Perlman in cui l'attore americano ripercorre le riprese de Il nome della rosa, il film tratto dal romanzo di Umberto Eco. Il titolo dell'articolo riporta una sua dichiarazione: «Ho sputato in faccia a Sean Connery 16 volte».

Secondo quanto racconta Perlman al giornale britannico, la scena dello sputo non riusciva come previsto finché Connery non lo prese da parte e gli disse che, se non gli avesse sputato davvero in faccia, sarebbero rimasti lì tutto il giorno. L'attore racconta di averlo fatto, e di aver dovuto ripetere la scena più volte.

L'aneddoto riguarda un adattamento che la stampa culturale internazionale continua a trattare come un caso a sé nella storia del cinema europeo, e che riporta al centro dell'attenzione un romanzo italiano tradotto in tutto il mondo.

Il titolo dell'articolo riporta una sua dichiarazione diretta: «Ho sputato in faccia a Sean Connery 16 volte».

Nella sintesi fornita dal giornale, Perlman racconta che la scena dello sputo non funzionava. Connery, secondo il racconto, lo prese da parte e gli disse: «Ron, se non mi sputi davvero in faccia, staremo qui tutto il giorno». L'attore riferisce di averlo fatto, e di aver dovuto ripetere la scena molte volte.

Il Guardian colloca l'aneddoto in un articolo di cultura, non in una recensione. È una scelta coerente con la linea del giornale, che tratta il cinema di produzione europea come materiale da memoria industriale oltre che da critica.

Il nome della rosa, adattamento del romanzo di Eco, resta uno dei casi in cui un'opera narrativa italiana è diventata un progetto cinematografico internazionale con un cast non italiano. La stampa estera continua a leggerlo come esempio di come la letteratura italiana viaggi quando passa per il cinema anglosassone.

Per la redazione Cultura, l'intervista conferma una dinamica nota: i grandi giornali anglofoni tornano sui set europei degli anni Ottanta e Novanta quando cercano storie di mestiere. Non è critica cinematografica, è storia del lavoro sul set.

Perlman, secondo il giornale, ricorda la scena con precisione numerica: sedici volte. È il tipo di dettaglio che rende l'intervista citabile, e che il Guardian sceglie di mettere nel titolo invece che nel corpo del testo.

Il romanzo di Eco è stato tradotto in decine di lingue e ha avuto una circolazione internazionale che pochi libri italiani hanno conosciuto. La sua trasposizione cinematografica ha aggiunto alla fama del testo un pubblico che non lo aveva letto.

La stampa culturale straniera tende a trattare il cinema tratto da romanzi italiani come un fenomeno di traduzione in due passaggi: dal libro allo schermo, e dall'italiano all'inglese. L'aneddoto di Perlman appartiene al secondo passaggio, quello della lavorazione.

Il Guardian non offre, nella scheda disponibile, dettagli sulla data dell'intervista né sul motivo per cui è stata pubblicata in questo momento. Il taglio è retrospettivo, legato alla memoria di un film più che a un'uscita.

Per i lettori italiani, l'articolo ha un interesse indiretto: mostra come un'opera centrale della letteratura nazionale venga ricordata all'estero attraverso i suoi interpreti stranieri, non attraverso i suoi autori.

Il cinema europeo di quel periodo è oggetto di un interesse internazionale ricorrente, spesso alimentato da anniversari o da restauri. Il Guardian non annuncia, nel materiale disponibile, un restauro o una riedizione legata a questo articolo.

L'aneddoto dello sputo ha una funzione narrativa chiara: racconta la differenza tra recitare e fare. È il tipo di storia che i giornali culturali usano per parlare di metodo senza usare il vocabolario della critica.

La redazione Cultura osserva che l'Italia entra in questo pezzo non come produzione ma come origine. Eco è il punto di partenza, Connery e Perlman sono il punto di arrivo: è una traiettoria che la stampa estera racconta spesso come naturale.

Resta aperta la questione, non affrontata dal Guardian nella sintesi disponibile, di come il film sia stato ricevuto in Italia rispetto al resto d'Europa. Il giornale britannico si concentra sull'esperienza di set, non sulla ricezione.

Per La Veduta, che legge l'Italia attraverso la stampa straniera, il valore dell'articolo è nel mostrare quale parte della cultura italiana resta viva nella memoria internazionale: non i dibattiti, ma le storie di lavorazione.

Se il Guardian pubblicherà altri materiali su questo film o su altri adattamenti di romanzi italiani, la redazione Cultura li seguirà. Per ora, il contributo è un ritratto di mestiere, non un giudizio critico.

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