ECONOMIA
Rotterdam accelera la navigazione autonoma. Genova resta indietro
Una nave fluviale ha navigato senza equipaggio nel porto olandese. L'Italia guarda da lontano mentre l'Europa ridefinisce gli standard marittimi
Marina Doria882 wordsEdition №21sabato 20 giugno 2026 — Edizione № 21
Una nave portacontainer fluviale ha navigato con successo attraverso il Porto di Rotterdam senza equipaggio, segnando un nuovo milestone nella navigazione autonoma europea. L'operazione, riferisce The Maritime Executive, faceva parte di un progetto di innovazione volto ad accelerare la transizione verso porti a emissioni zero. La nave, battente bandiera dei Paesi Bassi e gestita dal Gruppo HTS, ha dimostrato che la tecnologia autonoma è già operativa nei porti europei più avanzati.
Il progetto di Rotterdam rappresenta un salto qualitativo nella modernizzazione delle infrastrutture portuali. Mentre l'Europa occidentale accelera verso l'automazione e la decarbonizzazione, i porti italiani affrontano una sfida crescente: stare al passo con i competitor continentali. Genova, che movimenta oltre 2,7 milioni di container all'anno, non ha ancora annunciato investimenti significativi in navigazione autonoma o sistemi avanzati di automazione portuale.
La dimostrazione di Rotterdam avviene mentre i porti europei competono per attrarre traffico container e diventare hub regionali. La tecnologia autonoma riduce i costi operativi, migliora la sicurezza e abbassa le emissioni di CO2. Per Genova, il ritardo non è una questione di scelta tecnologica, ma di investimento capitale e programmazione infrastrutturale in un momento in cui il porto ligure affronta già pressioni legate all'invecchiamento dei moli e alla congestione viaria.
L'automazione portuale comporta anche trasformazioni del mercato del lavoro. Rotterdam ha già avviato una transizione graduale verso operatori specializzati in sistemi autonomi, mentre a Genova la forza lavoro portuale rimane largamente dipendente da operazioni tradizionali. Secondo il rapporto di The Maritime Executive, la nave autonoma di Rotterdam potrebbe navigare con un equipaggio minimo o assente, una realtà che i sindacati portuali italiani seguono con attenzione.
Il progetto europeo di cui fa parte la dimostrazione di Rotterdam mira a standardizzare i protocolli di navigazione autonoma nei porti dell'UE entro il 2030. Genova, pur essendo il gateway principale dell'Italia per il commercio container, non figura tra i porti pilota del programma. Questa assenza riflette sia una scelta di investimento nazionale, sia un divario crescente tra le infrastrutture del Nord Europa e quelle mediterranee.
L'efficienza portuale è direttamente legata alla competitività della filiera logistica regionale. La Liguria dipende dal porto di Genova per il transito di merci destinate a tutto il Nord Italia e al resto d'Europa. Un porto più automatizzato e veloce attirerebbe più navi e ridurrebbe i tempi di permanenza in banchina, ma anche una nave autonoma ha bisogno di infrastrutture complementari: terminal intelligenti, sistemi di gestione del traffico marittimo coordinati, e connettività digitale end-to-end.
The Maritime Executive sottolinea che la navigazione autonoma non è una soluzione isolata, ma parte di una strategia più ampia di decarbonizzazione portuale. Rotterdam ha combinato l'automazione con l'adozione di sistemi di batterie avanzate e fonti energetiche rinnovabili. Genova, per competere, dovrebbe affrontare contemporaneamente l'ammodernamento dei moli, l'elettrificazione dei sistemi di carico, e l'integrazione di tecnologie autonome.
Il divario tra Rotterdam e Genova riflette anche una differenza nel ciclo di investimento infrastrutturale europeo. I Paesi Bassi hanno beneficiato di finanziamenti strutturali dell'UE per la transizione verde e digitale del settore marittimo. L'Italia, pur essendo membro dell'UE, ha allocato una quota minore di questi fondi alle modernizzazioni portuali, preferendo investimenti in altre aree.
La competizione tra porti non è solo una questione di tecnologia, ma di velocità di adozione. Se Genova rimane indietro nella navigazione autonoma, rischia di perdere quota di mercato verso porti concorrenti come Amburgo, Anversa e lo stesso Rotterdam, che già oggi processano container con tempi di banchina inferiori e costi operativi più bassi.
Per la Liguria, il messaggio da Rotterdam è chiaro: l'automazione portuale non è un'opzione futura, ma una realtà presente in Europa. Genova dovrà decidere se investire in una modernizzazione radicale o accettare un ruolo minore nella gerarchia portuale europea. Le scelte fatte nei prossimi due anni determineranno se il primo porto italiano continuerà a essere un hub competitivo o diventerà un punto di transito secondario.
La dimostrazione di Rotterdam non è un evento isolato. The Maritime Executive segnala che altri porti europei stanno sviluppando progetti analoghi. Anversa, Brema e Stoccolma hanno tutti programmi di automazione avanzati in corso. Genova, per non diventare obsoleta, dovrebbe accelerare la pianificazione e il finanziamento di un progetto pilota di navigazione autonoma nei prossimi 18-24 mesi.
L'infrastruttura portuale di Genova è stata costruita in gran parte nel corso del XX secolo. Mentre le sue banchine e i suoi moli rimangono funzionali, la loro integrazione con sistemi di automazione moderna è ancora in fase iniziale. Un progetto di navigazione autonoma richiederebbe investimenti in sensori, software di gestione del traffico, e sistemi di comunicazione digitale sicuri e affidabili.
La sfida per Genova non è solo tecnologica, ma anche organizzativa. Rotterdam ha potuto sviluppare il suo progetto grazie a una governance portuale centralizzata e a finanziamenti pubblici e privati coordinati. Genova, con la sua Autorità di Sistema Portuale e i suoi operatori privati frammentati, dovrà trovare un modello di governance che consenta una transizione ordinata verso l'automazione senza causare conflitti sociali.
The Maritime Executive conclude che la navigazione autonoma rappresenta il futuro della logistica portuale europea. Genova ha ancora tempo per recuperare, ma ogni anno di ritardo aumenta il costo relativo della modernizzazione e riduce il vantaggio competitivo del porto ligure rispetto ai concorrenti del Nord Europa. La finestra di opportunità per investire in automazione, finanziata dai fondi europei per la transizione verde, rimane aperta, ma non indefinitamente.
