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LIGURIA

Russia blocca lo Stretto di Kerch: il grano ucraino non passa più

Gli attacchi con droni spingono Mosca a chiudere i corridoi marittimi. A Genova i terminal container vedono già i primi effetti sui carichi da Odessa

Marina Doria1,247 wordsEdition №45martedì 14 luglio 2026 — Edizione № 45

La Russia ha temporaneamente interrotto i trasporti attraverso il canale Don-Azov e ha chiuso lo Stretto di Kerch in risposta agli attacchi dei droni ucraini, secondo quanto riportato da Reuters il 10 luglio. Le guardie di frontiera russe, rispondenti all'FSB, non hanno comunicato alle compagnie di navigazione una data per la riapertura dello stretto. Una petroliera russa brucia al largo della costa del Mare di Azov dopo un attacco con drone ucraino.

La mossa interrompe una delle rotte di esportazione di cereali più critiche per l'Europa orientale e il Mediterraneo. Tre fonti dell'industria dell'esportazione di cereali hanno confermato a Reuters l'interruzione del canale Don-Azov, una via navigabile che collega il fiume Don con il Mare di Azov e rappresenta un collegamento essenziale verso i mercati globali.

Per il porto di Genova, lo snodo logistico più importante dell'Italia settentrionale, il blocco russo innesca una reazione a catena sulle rotte del grano e dei cereali provenienti dall'Ucraina. I terminal container del capoluogo ligure, già sotto pressione per gestire il traffico alternativo dalle rotte del Mar Nero, si preparano a ricevere carichi deviati attraverso corridoi più lunghi e costosi.

La chiusura dello Stretto di Kerch rappresenta l'escalation più recente nella guerra commerciale che accompagna il conflitto ucraino. Reuters ha riferito che le guardie di frontiera russe, rispondenti all'FSB, hanno interrotto i servizi di pilotaggio e non hanno fornito una data di riapertura. Una petroliera russa brucia ancora al largo della costa del Mare di Azov dopo l'attacco con drone ucraino, segnale della vulnerabilità delle navi in quelle acque.

Il blocco colpisce direttamente le esportazioni di grano e cereali dall'Ucraina, che prima della guerra rappresentavano il 12% del flusso globale di grano. Anche se i corridoi alternativi sono stati aperti attraverso il Danubio e il Mar Nero settentrionale, la chiusura dello Stretto di Kerch riduce la capacità di carico e aumenta i tempi di transito.

Genova, che già riceve circa il 40% del grano importato dall'Italia attraverso il Mediterraneo, dovrà gestire un'ulteriore pressione sugli spazi di stoccaggio e sulle banchine. I terminal container del porto ligure, in particolare quelli specializzati in bulk e cereali, hanno visto negli ultimi mesi un aumento del traffico da Odessa e dai porti ucraini rimasti aperti.

La logistica del porto genovese si basa sulla prevedibilità dei flussi. Quando le rotte cambiano all'improvviso, i costi di movimentazione aumentano e i tempi di ormeggio si allungano. I caricatori che normalmente portano grano ucraino a Genova dovranno ora navigare rotte più lunghe, con costi di carburante e assicurazione più alti.

Reuters ha riferito che l'industria dell'esportazione di cereali aveva già iniziato a dirottare i carichi verso porti alternativi nelle settimane precedenti alla chiusura formale. Tuttavia, la mancanza di comunicazione ufficiale dalla Russia sulla riapertura dello stretto crea incertezza sui tempi e sulle quantità che potranno transitare nei prossimi mesi.

La Riviera ligure, dipendente dal turismo e dalla logistica costiera, potrebbe sentire gli effetti indiretti di un aumento dei costi di importazione di materie prime e alimenti. Se i prezzi dei cereali salgono a causa della ridotta offerta, anche i costi di produzione per le filiere agroalimentari liguri subiranno pressioni.

Il porto di Genova ha già affrontato disruption importanti negli ultimi anni, dal crollo del Ponte Morandi nel 2018 agli effetti della pandemia. La capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti delle rotte commerciali è diventata una competenza critica per i gestori portuali.

Secondo il Financial Times e altre fonti di settore, i prezzi dei cereali hanno già iniziato a salire nei mercati futures in risposta alle notizie della chiusura russa. Questo aumento filtra rapidamente nei costi di produzione e nei prezzi al dettaglio.

La situazione nel Mar Nero rimane volatile. Mentre l'Ucraina continua a lanciare attacchi contro le navi e le infrastrutture russe, Mosca risponde con chiusure e divieti che amplificano l'impatto sulla logistica globale.

Per Genova, l'incertezza è il nemico peggiore. I gestori portuali e i caricatori hanno bisogno di visibilità sui flussi futuri per pianificare gli investimenti in infrastrutture e personale. Una chiusura prolungata dello Stretto di Kerch potrebbe spingere gli importatori europei a cercare fornitori alternativi di grano, con conseguenze durature sulle rotte del Mediterraneo.

Le autorità portuali genovesi stanno monitorando la situazione e si stanno coordinando con i gestori di terminal per garantire che il porto possa assorbire eventuali picchi di traffico derivato. Tuttavia, lo spazio di stoccaggio rimane limitato, e una prolungata deviazione del traffico potrebbe costringere a investimenti infrastrutturali significativi.

La guerra commerciale nel Mar Nero è ormai un elemento strutturale del sistema logistico europeo. Genova, come porta d'accesso al sistema fluviale padano e ai mercati dell'Europa centrale, continuerà a sentire gli effetti di ogni interruzione delle rotte orientali per i prossimi mesi.

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