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SARDEGNA

Ryanair aggiunge 18 rotte invernali dall'Italia, e la Sardegna si chiede quali toccheranno l'isola

The Local Italy riferisce dell'ampliamento su cinque aeroporti italiani verso Europa e Nord Africa. Per un'isola che vive di stagionalità, la domanda è se l'inverno diventi finalmente una stagione.

Gavino Sanna695 wordsEdition №159venerdì 23 ottobre 2026 — Edizione № 159

Ryanair ha annunciato 18 nuove rotte invernali dall'Italia, con connessioni stagionali verso l'Europa e il Nord Africa da cinque aeroporti italiani. Lo riferisce The Local Italy, che parla di un ampliamento delle rotte nei prossimi mesi.

È un annuncio commerciale, non una decisione pubblica, e va letto come tale: la compagnia irlandese decide dove volare in base alla domanda che prevede, non in base ai piani di sviluppo di un territorio. The Local Italy non specifica quali dei cinque scali siano coinvolti.

Per la Sardegna il tema dei collegamenti aerei è strutturale. Un'isola che vuole trattenere abitanti e attività nell'interno ha bisogno di voli che funzionino anche fuori dai mesi di punta, non solo a luglio e agosto.

L'annuncio si colloca nello stesso giorno in cui The Local Italy pubblica il calendario di novembre, tra scioperi dei trasporti e nuove rotte invernali. La stagione che si apre sarà quindi segnata da un'offerta in movimento e da interruzioni annunciate.

The Local Italy riporta che Ryanair amplierà le proprie rotte in cinque aeroporti italiani con nuove connessioni stagionali verso l'Europa e il Nord Africa. Sono diciotto le rotte annunciate. La testata non elenca gli scali coinvolti né le destinazioni una per una, e questo limite va rispettato: la redazione non colma il vuoto con ipotesi.

Il modello della compagnia è noto e non richiede interpretazioni: Ryanair apre rotte dove calcola che ci sia traffico sufficiente a riempire gli aerei, e le chiude quando quel calcolo cambia. È un meccanismo che ha reso il volo low cost accessibile a milioni di persone in Europa, e che ha anche reso le periferie dipendenti da decisioni prese altrove.

La Sardegna conosce questa dipendenza meglio di molte regioni. I suoi aeroporti sono la porta principale per chi arriva e per chi parte, e la continuità territoriale è da anni un tema politico sull'isola. Un aumento di rotte invernali, se toccasse gli scali sardi, avrebbe un effetto concreto: meno stagionalità, più possibilità di lavorare e vivere sull'isola tutto l'anno.

Ma la condizione è tutta nel "se". Le fonti internazionali di oggi non nominano la Sardegna, e non c'è modo di sapere dall'annuncio se Cagliari, Olbia o Alghero rientrino nel piano. Chi scrive non lo presume.

C'è poi la questione ambientale, che la stampa estera solleva regolarmente quando parla di trasporto aereo. L'aereo resta il mezzo più emissivo per passeggero-chilometro, e un'isola che punta su un turismo meno concentrato nei mesi estivi ha interesse a chiedersi quale mix di trasporti voglia. Non è una posizione contro i voli: è una domanda su come si distribuisce il carico.

Sul piano del turismo, l'annuncio si collega a una cornice che il mondo racconta da anni: l'Italia come destinazione di massa, con città d'arte sotto pressione e isole che alternano mesi di pienone a mesi di silenzio. La Sardegna ha un problema inverso rispetto a Venezia o Firenze: non l'eccesso diffuso, ma la concentrazione estrema sulla costa in poche settimane.

Una rotazione invernale, se ben distribuita, lavorerebbe proprio su questo: spostare una parte della domanda fuori dal picco. Ma richiede che il territorio offra qualcosa in quei mesi — sentieri, patrimonio nuragico, cucina, artigianato — e che i prezzi non siano quelli di agosto. Sono condizioni che nessuna compagnia aerea garantisce.

The Local Italy, nello stesso giorno, ricorda che novembre porterà scioperi dei trasporti e un altro sciopero generale nazionale. Chi programma un viaggio in Italia nei prossimi mesi dovrà tenere conto sia delle nuove rotte sia delle interruzioni annunciate. È una combinazione che dice molto su quanto sia fragile la mobilità di questo Paese.

Per l'interno sardo, il nodo resta un altro: i voli non bastano se poi mancano le strade, i treni e i servizi. Un collegamento aereo in più non ferma lo spopolamento di un paese che ha perso la scuola e l'ambulatorio. È una verità che vale per tutte le isole europee, e che le politiche di coesione dell'Unione continuano a discutere senza risolverla.

Cosa attendere: l'elenco definitivo degli aeroporti e delle destinazioni, che la compagnia dovrebbe pubblicare nelle prossime settimane, e le eventuali conferme o smentite rispetto agli scali sardi. Fino ad allora, l'annuncio resta un'apertura di credito, non una garanzia.

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