ABRUZZO
Ryanair aggiunge 18 voli invernali, e la montagna guarda gli scali
The Local Italy riferisce dell'ampliamento su cinque aeroporti italiani. Per l'Abruzzo la domanda è quella di sempre: chi collega l'entroterra.
Marco Di Sante560 wordsEdition №159venerdì 23 ottobre 2026 — Edizione № 159
Ryanair ha annunciato 18 nuovi voli per l'Italia per l'inverno 2026, ampliando le sue rotte in cinque aeroporti italiani con nuove connessioni stagionali verso Europa e Nord Africa. È quanto riferisce The Local Italy.
La notizia è di quelle che la stampa estera tratta come servizio al lettore straniero: rotte, stagionalità, scali. Non c'è, nel dispaccio di The Local, l'elenco degli aeroporti coinvolti, né dettagli su frequenze o prezzi.
Per una regione appenninica come l'Abruzzo, la connettività aerea è una questione di sopravvivenza economica più che di turismo. Lo stesso giornale, nella sua guida a ciò che cambia in Italia a novembre, colloca i nuovi voli invernali accanto a scadenze fiscali e scioperi dei trasporti.
Senza i nomi degli scali nel telegrafo, il dispaccio si ferma qui: l'Abruzzo non è citato, e non è compito di questa redazione inventare un collegamento che le fonti non contengono.
Il dato di partenza è asciutto: diciotto nuove rotte, cinque aeroporti italiani, connessioni stagionali verso Europa e Nord Africa. The Local Italy lo pubblica come aggiornamento per i lettori che pianificano viaggi invernali.
La compagnia low cost irlandese è da anni il principale operatore su molti scali secondari italiani, e la sua strategia di espansione invernale riflette un turismo che non è più solo estivo. Le città d'arte, le terme, le settimane bianche: il calendario si è allungato.
Per l'Abruzzo, la questione dello scalo è antica. La regione ha un aeroporto civile, e la sua connettività è da sempre un tema di politica regionale. Ma il telegrafo di oggi non nomina né Pescara né alcun altro scalo abruzzese, e la regola di questo giornale è chiara: ciò che non è nelle fonti non si scrive.
Si può però ragionare sul significato generale. Un aumento di rotte stagionali in cinque aeroporti italiani significa che il paese resta una destinazione competitiva per il traffico low cost, nonostante l'inflazione e il costo del carburante che altrove — vedi il blocco degli autotrasportatori — sta creando tensioni.
The Local Italy, nella guida a novembre, elenca insieme voli invernali, scadenze fiscali, festività e scioperi dei trasporti. È una coincidenza di calendario che dice qualcosa: la mobilità italiana si muove su binari paralleli, dove l'aereo si espande e la gomma protesta.
Per la montagna interna, la connettività aerea conta in modo indiretto. Un turista che arriva a Roma o a Bologna con un volo low cost può, in teoria, proseguire verso l'Appennino. Ma la catena si spezza se il collegamento ferroviario o stradale non regge. E su questo il telegrafo non dice nulla.
C'è poi il tema dello spopolamento, che questa redazione conosce bene. I comuni interni dell'Abruzzo perdono residenti, e la connettività — digitale, ferroviaria, aerea — è tra le variabili che trattengono o allontanano i giovani. Un volo in più non risolve il problema, ma la sua assenza lo aggrava.
Il governo italiano, secondo France 24, sta affrontando il caro gasolio con sanzioni penali per chi blocca le strade. È un'altra faccia della stessa medaglia: il costo dell'energia e dei trasporti ridisegna le rotte, in cielo e in terra.
La stampa estera, in questi giorni, racconta un'Italia attraversata da proteste e da un malcontento europeo più ampio. Il Guardian si chiede se le proteste porteranno a un vero cambiamento politico. Ryanair, dal canto suo, scommette che gli italiani continueranno a volare.
Per l'Abruzzo, la scommessa si gioca sui numeri che il telegrafo non fornisce. Quanti dei diciotto voli toccheranno il centro Italia? Quanti il Sud? La risposta non c'è, e questa redazione non la inventa.
Il dispaccio si chiude con una nota di metodo. Quando la stampa internazionale racconta l'Italia come mercato del turismo aereo, la montagna interna resta fuori quadro. È il destino di territori che non fanno notizia finché non succede qualcosa — un terremoto, un' alluvione, un orso.
Oggi non è successo nulla di tutto questo. C'è solo un annuncio commerciale, e la consapevolezza che la connettività è una infrastruttura silenziosa: se ne parla quando manca.
