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SARDEGNA

L'appello per il sangue: l'estate svuota le scorte, la Sardegna resiste

Il centro nazionale chiede donatori mentre Lazio, Campania e Sicilia soffrono. L'isola regge, ma la rete è fragile

Gavino Sanna711 wordsEdition №105sabato 5 settembre 2026 — Edizione № 105

Il centro nazionale del sangue italiano ha lanciato un appello urgente ai donatori dopo aver avvertito che le scorte erano basse a livello nazionale, con gli ospedali nel Lazio, in Campania e in Sicilia i più colpiti, ha riferito The Local Italy venerdì.

L'appello arriva alla fine di un'estate che ha messo a dura prova il sistema sanitario dell'isola, tra ondate di calore, incendi e un turismo che moltiplica la popolazione delle zone costiere.

La Sardegna, che pure non figura tra le regioni citate come più in difficoltà, vive ogni anno lo stesso ciclo: i donatori abituali partono per le ferie, gli ospedali delle città si svuotano, ma la domanda di sangue non cala mai.

The Local Italy ha riferito che il centro nazionale del sangue ha chiesto donazioni urgenti in tutto il paese, sottolineando che le scorte sono scese a livelli critici durante i mesi estivi. Le regioni più colpite, secondo il rapporto, sono Lazio, Campania e Sicilia, dove gli ospedali faticano a garantire le scorte per interventi chirurgici e emergenze.

La notizia arriva in un momento in cui il sistema sanitario italiano affronta pressioni crescenti. La carenza estiva di sangue è un fenomeno ricorrente, ma quest'anno si combina con un'estate di caldo record che ha aumentato i ricoveri per colpi di calore e disidratazione, soprattutto tra gli anziani.

Per la Sardegna, la questione ha un rilievo particolare. L'isola ha una rete di centri trasfusionali distribuita tra Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano, che serve una popolazione di circa 1,6 milioni di persone, ma anche un flusso turistico che nei mesi estivi può raddoppiare la presenza sulle coste.

I centri trasfusionali sardi hanno storicamente una buona capacità di reclutamento, grazie a una cultura della donazione radicata nei paesi dell'interno, dove le associazioni di volontariato organizzano raccolte regolari. Ma la demografia gioca contro: l'isola è tra le regioni italiane con l'età media più alta, e i donatori abituali invecchiano.

Il richiamo del centro nazionale non menziona la Sardegna tra le regioni in emergenza, ma la fragilità del sistema è nota. Gli ospedali dell'isola, come quelli del resto del Mezzogiorno, soffrono di carenza di personale e di liste d'attesa lunghe, e una carenza di sangue prolungata potrebbe aggravare una situazione già tesa.

L'appello estivo ai donatori è un classico di fine stagione, ma quest'anno arriva con un'aggravante: la ripresa delle attività ospedaliere dopo la pausa estiva, che tradizionalmente porta a un aumento degli interventi programmati. Se le scorte non si ricostituiscono rapidamente, i reparti potrebbero dover rinviare operazioni non urgenti.

La Sardegna ha una tradizione di donazione che affonda le radici nelle comunità pastorali dell'interno, dove la solidarietà è un valore culturale prima che sanitario. Le associazioni come l'Avis e la Fratres hanno sezioni in quasi tutti i comuni, e organizzano raccolte mobili che raggiungono anche i paesi più isolati.

Ma il turismo costiero crea uno squilibrio: d'estate la popolazione delle zone costiere aumenta vertiginosamente, mentre i donatori dei paesi dell'interno sono in vacanza o al lavoro nei campi. Il risultato è che le scorte si assottigliano proprio quando la domanda, per via degli incidenti stradali e dei turisti anziani, tende a salire.

Il centro nazionale ha invitato i donatori a presentarsi nei centri trasfusionali nelle prossime settimane, sottolineando che la donazione è sicura e richiede poco tempo. L'appello è rivolto in particolare ai donatori abituali che hanno rimandato la donazione durante l'estate.

La risposta della Sardegna, secondo le associazioni di volontariato, è stata finora positiva, con una ripresa delle donazioni nelle prime settimane di settembre. Ma il sistema resta vulnerabile: la chiusura di alcuni piccoli punti di raccolta nei paesi dell'interno, decisa negli ultimi anni per ragioni di bilancio, ha reso più difficile per i donatori più anziani raggiungere i centri principali.

La questione del sangue è anche una questione di autosufficienza regionale. La Sardegna, come altre regioni, punta a essere autosufficiente per la produzione di emocomponenti, ma dipende dalla continenza nazionale per i derivati del plasma. Una carenza prolungata altrove potrebbe avere ripercussioni anche sull'isola.

Le autorità sanitarie sarde hanno già programmato raccolte straordinarie nelle prossime settimane, in vista dell'autunno, quando la ripresa delle attività ospedaliere aumenterà la domanda. Ma i volontari ricordano che la donazione non si improvvisa: serve una programmazione costante, non solo un appello d'emergenza a fine estate.

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