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CALABRIA

Scorte di sangue in crisi, l'appello del centro nazionale: il Sud più colpito

L'estate svuota le riserve di sangue. Lazio, Campania e Sicilia in difficoltà. La Calabria segue da vicino il problema.

Saverio Gallo870 wordsEdition №105sabato 5 settembre 2026 — Edizione № 105

Il centro nazionale sangue italiano ha lanciato un appello urgente ai donatori, avvertendo che le scorte di sangue sono scese a livelli criticamente bassi in tutto il paese. Lo riferisce The Local Italy, citando le autorità sanitarie.

Gli ospedali più colpiti sono quelli del Lazio, della Campania e della Sicilia. La carenza estiva è un fenomeno ricorrente: le donazioni calano durante le vacanze, mentre la domanda degli ospedali non diminuisce.

L'appello arriva nel periodo dell'anno in cui i centri trasfusionali faticano di più a garantire le riserve necessarie per interventi chirurgici, emergenze e terapie.

La donazione di sangue in Italia è un sistema basato sul volontariato. Le associazioni dei donatori, insieme al servizio sanitario nazionale, gestiscono la raccolta e la distribuzione delle scorte. Quando le riserve scendono sotto una certa soglia, gli ospedali devono rimandare gli interventi non urgenti e concentrare le risorse sulle emergenze.

Il problema estivo non è nuovo. Ogni anno, tra luglio e settembre, i centri trasfusionali italiani registrano un calo delle donazioni. Le persone sono in vacanza, le scuole chiuse, le campagne di sensibilizzazione rallentano. Ma quest'anno la situazione appare più critica del solito, almeno secondo l'appello del centro nazionale.

La Calabria non è citata tra le regioni più colpite nell'appello del centro nazionale sangue. Ma la regione conosce bene il problema. Gli ospedali calabresi hanno una lunga storia di difficoltà organizzative, e la carenza di sangue rischia di aggravare una situazione già fragile.

Il sistema sanitario calabrese è stato commissariato per anni a causa dei deficit strutturali e dei conti in rosso. La regione ha dovuto fare i conti con la mobilità sanitaria passiva: molti pazienti scelgono di curarsi fuori regione, in strutture del Nord Italia, per la mancanza di servizi adeguati sul territorio.

La donazione di sangue in Calabria è sostenuta da associazioni storiche, radicate nel territorio. I volontari organizzano raccolte nei paesi e nelle città, spesso in collaborazione con i reparti di medicina trasfusionale degli ospedali provinciali. Il loro lavoro è essenziale per garantire le scorte.

Le regioni del Sud Italia hanno una particolarità demografica che incide sulla raccolta: la popolazione è più anziana della media nazionale, e l'età media dei donatori tende ad aumentare. I giovani, che rappresentano il futuro delle donazioni, emigrano in cerca di lavoro, riducendo la base dei potenziali donatori.

La carenza estiva ha conseguenze concrete. I reparti di oncologia, che richiedono trasfusioni frequenti per i pazienti in chemioterapia, sono tra i più esposti. Anche la chirurgia d'urgenza, come i traumi stradali che aumentano in estate, dipende dalla disponibilità immediata di sangue.

Le associazioni dei donatori hanno chiesto alle istituzioni di rafforzare le campagne di sensibilizzazione, soprattutto tra i più giovani. In alcune regioni, le scuole organizzano sessioni informative sulla donazione, ma la copertura è disomogenea.

Il centro nazionale sangue ha invitato i donatori abituali a presentarsi nei centri trasfusionali nelle prossime settimane. Ha anche ricordato che la donazione è un gesto sicuro e che i requisiti per donare sono meno restrittivi di quanto molti credano.

La questione del sangue è anche una questione di uguaglianza territoriale. In un paese dove la sanità è organizzata a livello regionale, la capacità di garantire le scorte dipende dalla forza delle strutture locali. Le regioni più deboli, come quelle del Sud, sono anche quelle che faticano di più a mantenere standard adeguati.

La Calabria ha cercato di rispondere con iniziative locali. Alcuni ospedali hanno organizzato raccolte straordinarie nei fine settimana, aprendo i centri trasfusionali anche in orari non abituali. I risultati sono stati positivi, ma insufficienti a coprire il fabbisogno.

Il problema non è solo estivo. Durante l'anno, la domanda di sangue è in aumento a causa dell'invecchiamento della popolazione e dell'aumento delle terapie che richiedono trasfusioni. Il sistema deve quindi crescere, non solo mantenere le scorte al livello attuale.

I donatori calabresi hanno risposto in passato con generosità alle emergenze. Dopo i grandi disastri che hanno colpito la regione, come i terremoti o le alluvioni, le code ai centri trasfusionali sono state lunghe. Ma l'emergenza quotidiana, quella silenziosa, è più difficile da raccontare e da sostenere.

L'appello del centro nazionale sangue è un promemoria: la donazione non è un gesto una tantum, ma una pratica continua. Le scorte che oggi mancano sono quelle che servono domani, in un ospedale qualsiasi, per un paziente qualsiasi.

Per la Calabria, la risposta alla carenza di sangue è anche una prova di comunità. In una regione che lotta contro lo spopolamento e l'emigrazione dei giovani, la capacità di mobilitarsi per un bisogno collettivo è un segnale importante. I centri trasfusionali restano aperti, i volontari lavorano, ma senza donatori il sistema si ferma.

Le prossime settimane diranno se l'appello sarà ascoltato. Le autorità sanitarie monitorano le scorte quotidianamente. Se la situazione non migliora, gli ospedali del Sud potrebbero dover ridurre ulteriormente le attività programmate, con conseguenze per i pazienti in lista d'attesa.

La donazione di sangue è uno dei pochi gesti in cui il valore individuale si traduce immediatamente in beneficio collettivo. In un paese che discute di sanità, di liste d'attesa e di diritti, la carenza di sangue è un promemoria concreto: senza donatori, non c'è cura. L'appello del centro nazionale vale anche per la Calabria, dove la solidarietà è spesso l'ultima rete di protezione.

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