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TOSCANA

L'UE limita i 'forever chemicals' negli imballaggi alimentari, la Toscana del food osserva

Nuove restrizioni europee sulle sostanze tossiche negli imballaggi entrano in vigore mentre il settore agroalimentare toscano si adegua

Costanza Bardi807 wordsEdition82giovedì 13 agosto 2026 — Edizione № 82

Le nuove restrizioni dell'Unione europea sulle sostanze tossiche note come 'forever chemicals' negli imballaggi alimentari sono entrate in vigore mercoledì, insieme a regole più ampie sulla riduzione dei rifiuti di imballaggio nel blocco, secondo quanto riporta The Local Italy. La misura riguarda da vicino l'Italia, e in particolare regioni come la Toscana dove l'export agroalimentare di qualità è un pilastro dell'economia.

Per la Toscana del vino e dell'olio, la notizia arriva in un momento delicato: il settore sta già affrontando le conseguenze di un'estate di caldo record e siccità, e ora deve adeguarsi a standard ambientali più severi che riguardano i materiali a contatto con i prodotti.

The Local Italy ha riportato che le nuove restrizioni dell'UE sulle sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche — i cosiddetti 'forever chemicals' — negli imballaggi alimentari sono entrate in vigore mercoledì 12 agosto. Il termine inglese, che i media internazionali usano ormai correntemente, si riferisce a una famiglia di sostanze chimiche note per la loro persistenza nell'ambiente e nel corpo umano, utilizzate storicamente per rendere i materiali resistenti a grasso e acqua.

La misura si inserisce in un pacchetto più ampio di regole sulla riduzione dei rifiuti di imballaggio nel blocco, come ha precisato The Local Italy. Per l'Italia, paese con una forte industria alimentare e un export di prodotti tipici che vale decine di miliardi di euro, la transizione verso imballaggi senza 'forever chemicals' rappresenta una sfida logistica e industriale non banale.

La Toscana, con il suo sistema di piccole e medie imprese che producono vino, olio extravergine di oliva, formaggi e salumi, è tra le regioni più esposte al cambiamento. Il Chianti, il Brunello di Montalcino, il Nobile di Montepulciano: tutti questi vini a denominazione di origine controllata viaggiano in imballaggi che devono garantire la conservazione del prodotto e, allo stesso tempo, rispettare le nuove regole europee.

I corrispondenti esteri che seguono il mondo del food italiano hanno sottolineato come la misura arrivi in un momento di transizione per il settore. Le aziende toscane, spesso a conduzione familiare, devono ora investire in nuovi materiali e nuove filiere di approvvigionamento, in un contesto già segnato dall'aumento dei costi energetici e dalle difficoltà legate al clima.

Il tema degli imballaggi alimentari è da tempo al centro dell'attenzione dei media internazionali, che hanno raccontato come l'Italia — patria della cucina di qualità — sia anche uno dei paesi europei con il maggior consumo di acqua in bottiglia e di prodotti confezionati. La nuova direttiva europea punta a ridurre i rifiuti e a eliminare le sostanze tossiche, ma per le imprese significa anche ripensare processi consolidati.

Per la Toscana, c'è anche un aspetto di immagine. Il made in Italy alimentare si vende nel mondo anche grazie alla sua narrativa di purezza e tradizione: un'imprenditrice del Chianti che esporta in Giappone o negli Stati Uniti deve poter garantire che il suo vino viaggia in materiali sicuri e sostenibili. Le nuove regole europee, se da un lato impongono costi, dall'altro possono diventare un argomento di marketing per chi sa comunicare la propria attenzione all'ambiente.

La stampa estera ha anche osservato che l'Italia, come altri paesi del Sud Europa, parte da una posizione particolare: la sua industria alimentare è frammentata in migliaia di piccoli produttori, molti dei quali non hanno la stessa capacità di adeguamento dei grandi gruppi. Per questo, le associazioni di categoria — che i media italiani hanno ampiamente citato nelle scorse settimane — hanno chiesto periodi di transizione adeguati.

Il tema si intreccia con quello, più ampio, della sostenibilità del sistema agroalimentare italiano. The Local Italy ha dedicato ampio spazio nelle scorse settimane alle difficoltà del settore: dalla siccità del Po che minaccia le colture del Nord alle ondate di caldo che stressano le vigne toscane. Le nuove regole sugli imballaggi si aggiungono a un quadro già complesso.

Per le cantine della Toscana, la questione degli imballaggi è particolarmente delicata. Il vetro, materiale tradizionale per il vino, è pesante e costoso da trasportare, ma è anche riciclabile e privo di 'forever chemicals'. Il problema riguarda soprattutto tappi, guarnizioni, etichette e pellicole utilizzate per proteggere le bottiglie: sono questi i componenti dove le sostanze chimiche potevano trovare impiego.

Gli osservatori internazionali hanno notato che la misura europea potrebbe accelerare una tendenza già in atto: l'uso di materiali alternativi, come il vetro leggero, le bioplastiche o i polimeri riciclati. Per le aziende toscane, l'innovazione negli imballaggi può diventare un elemento di differenziazione in un mercato globale sempre più attento alla sostenibilità.

Il quadro complessivo è quello di un settore che deve affrontare tre transizioni contemporaneamente: climatica, digitale e ambientale. La Toscana, con il suo patrimonio di conoscenze artigianali e la sua capacità di innovare, parte con buone carte, ma la pressione è forte. Le nuove regole sui 'forever chemicals' sono un altro tassello di un cambiamento che il mondo del food italiano non può più rimandare.

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