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OPINION

La Sardegna raziona il mare: quando la natura diventa risorsa scarsa

La Redazione265 wordsEdition14sabato 13 giugno 2026 — Edizione № 14

La BBC e il Guardian hanno riportato questa settimana la decisione della spiaggia di Punta Molentis, nel sud-est della Sardegna, di vietare gli ombrelloni a chiunque abbia un'età compresa tra i 10 e i 65 anni. La misura entra in vigore dopo gli incendi del 2025 che hanno danneggiato le aree costiere meridionali. È il punto più eclatante di un sistema crescente di accessi a pagamento e regolamenti che caratterizza ormai le spiagge sarde.

Quello che la stampa internazionale coglie — con una certa incredulità — è il sintomo di una trasformazione più profonda. Le spiagge italiane, storicamente beni comuni, stanno diventando risorse da razionare. Non per scarsità naturale, ma per eccesso di domanda. La Sardegna, che il turismo globale ha trasformato in meta di massa, si trova costretta a inventare sistemi di controllo per preservare quello che rimane. I nonni possono stare al sicuro sotto l'ombrellone; i giovani e gli adulti no.

La copertura straniera sottolinea l'assurdità della regola, ma dietro l'assurdo c'è una crisi reale: il turismo di massa ha reso insostenibile la gestione del patrimonio naturale. Non è una questione italiana, ma l'Italia la vive in forma acuta. Venezia affonda sotto i turisti, Firenze soffoca, e ora anche le spiagge sarde razionano l'accesso. Il mondo esterno osserva queste misure come sintomi di un paese che non sa come convivere con la propria bellezza.

La domanda che rimane senza risposta è se il controllo dell'accesso sia una soluzione o solo un'ammissione di sconfitta. Quando una spiaggia deve vietare gli ombrelloni per proteggere se stessa, significa che il sistema di fruizione è già collassato.

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