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SARDEGNA

Il NYT: le città europee dicono basta ai turisti, ma ampliano gli aeroporti

La contraddizione tra lotta al turismo di massa e crescita degli scali tocca anche le isole del Mediterraneo

Gavino Sanna569 wordsEdition122lunedì 21 settembre 2026 — Edizione № 122

Il New York Times ha pubblicato un'inchiesta che mette a nudo una contraddizione evidente: le stesse città europee che protestano contro il turismo di massa stanno ampliando i propri aeroporti. Venezia, Barcellona e l'isola spagnola di Maiorca, scrive il giornale, chiedono ai visitatori di restare a casa mentre gli scali che li portano lì raddoppiano le piste e aggiungono terminal.

Secondo il NYT, l'espansione aeroportuale può vanificare gli sforzi locali per frenare il sovraffollamento e persino consentire l'arrivo di più turisti. È una tensione che riguarda ogni isola del Mediterraneo che vive di visitatori e al tempo stesso ne soffre.

Per la Sardegna la questione non è teorica. L'isola ha costruito la propria economia estiva sull'arrivo di milioni di visitatori, ma l'entroterra continua a spopolarsi e le coste subiscono la pressione di un turismo concentrato in pochi mesi.

La copertura internazionale del fenomeno offre alla Sardegna uno specchio utile, anche se le fonti citate non menzionano l'isola. Il dibattito su come conciliare accessibilità e sostenibilità è lo stesso che attraversa il Mediterraneo.

Il paradosso segnalato dal giornale americano non è nuovo. Le città europee che hanno introdotto tasse di sbarco, limiti agli affitti brevi e restrizioni ai grandi gruppi turistici si trovano a fare i conti con infrastrutture progettate per crescere. Il NYT cita esplicitamente Venezia, Barcellona e Maiorca come esempi di questa contraddizione.

Il tema degli aeroporti è particolarmente sensibile per le isole. A differenza delle città continentali, gli scali isolani sono spesso l'unico collegamento rapido con il resto d'Europa, e la loro espansione viene presentata come una necessità economica oltre che come una scelta turistica.

Il NYT non entra nel merito dei singoli progetti aeroportuali italiani, ma la sua analisi suggerisce che la contraddizione tra retorica anti-turismo e investimenti in capacità è strutturale, non accidentale. Le amministrazioni locali denunciano il sovraffollamento mentre gli enti che gestiscono gli scali pianificano la crescita.

Per la Sardegna, isola che dipende dai collegamenti aerei e al tempo stesso vede le proprie coste trasformate ogni estate, la domanda posta dal giornale americano è diretta: si può davvero limitare il turismo senza toccare le infrastrutture che lo alimentano?

La risposta, secondo il NYT, è che finora nessuna città europea ci è riuscita. Gli ampliamenti aeroportuali procedono anche dove il malcontento locale è più forte, e Maiorca ne è l'esempio più citato dal giornale.

La Sardegna condivide con Maiorca più di quanto non sembri: un'isola, una stagionalità estrema, un entroterra che si svuota e una costa che si riempie. La differenza è che Maiorca ha alle spalle la Spagna continentale e un sistema di trasporti integrato, mentre la Sardegna resta un'isola nella sua infrastruttura.

Il dibattito internazionale sul turismo eccessivo tende a concentrarsi sulle città d'arte, ma le isole presentano dinamiche proprie. La pressione non è solo sui centri storici ma sull'ambiente costiero, sulle risorse idriche e sui rifiuti, come la stampa estera ha rilevato in altre occasioni.

La copertura del NYT non offre soluzioni, ma pone una domanda che la Sardegna conosce bene: se gli aeroporti continuano a crescere, qualsiasi politica di contenimento del turismo rischia di essere vanificata dall'aumento dei posti disponibili.

Per ora, secondo il giornale, le città europee che dicono di avere troppi turisti continuano ad ampliare gli scali che li portano. La Sardegna osserva da un'isola che vive la stessa tensione, con meno margini di manovra e una dipendenza dai collegamenti aerei che rende il nodo ancora più complesso.

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