TRENTINO-ALTO ADIGE
Lo scarabeo giapponese avanza sui vigneti alpini
L'insetto invadente minaccia la produzione di mele e vino nel Nord Italia, con la Valle d'Aosta in prima linea
Klara Hofer1,247 wordsEdition №57domenica 26 luglio 2026 — Edizione № 57
La Popillia japonica, lo scarabeo giapponese, ha esteso il suo dominio fino ai vigneti e ai frutteti dell'Italia settentrionale, secondo quanto riportato dall'Agenzia stampa americana AP. Fotografie scattate a luglio nella Valle d'Aosta mostrano l'insetto su foglie di vite a Pont-Saint-Martin, confermando l'avanzata dell'infestazione verso l'alto della penisola.
L'arrivo della Popillia rappresenta una minaccia crescente per due colture fondamentali dell'economia alpina: le mele del Trentino-Alto Adige e il vino della Valle d'Aosta. Gli scarabei si nutrono delle foglie durante il giorno e del suolo durante la notte, interrompendo sia la fotosintesi che la struttura radicale delle piante.
Vittorio Costabloz, vice-presidente dell'ente agricolo della Valle d'Aosta citato da AP, non ha nascosto la frustrazione degli agricoltori locali. L'insetto arriva in un momento in cui le colture affrontano già lo stress del caldo record dell'estate 2026, che ha costretto evacuazioni e alimentato incendi in tutta l'Europa meridionale.
Lo scarabeo giapponese rappresenta un'invasione biologica senza precedenti per i vigneti e i frutteti della regione alpina. Originario dell'Asia orientale, la Popillia japonica è stata accidentalmente introdotta in Europa e ha trovato nelle condizioni climatiche del Nord Italia un habitat ideale per proliferare. L'insetto adulto, lungo circa 8-11 millimetri, è metallico verde e rame, facilmente riconoscibile ma difficile da controllare una volta insediato.
Secondo l'AP, gli agricoltori della Valle d'Aosta hanno iniziato a segnalare infestazioni significative nel luglio 2026, dopo che l'insetto aveva già devastato le coltivazioni in altre regioni settentrionali. La larva della Popillia si sviluppa nel terreno e si nutre delle radici di centinaia di specie vegetali, mentre l'adulto consuma foglie, fiori e frutti.
Il Trentino-Alto Adige, con la sua produzione di 300.000 tonnellate di mele all'anno, rappresenta il cuore della frutticoltura italiana. La regione ha sviluppato negli ultimi decenni sistemi di controllo integrato molto sofisticati per proteggere i frutteti dalle minacce fitosanitarie, ma la Popillia presenta una sfida nuova: non ha nemici naturali significativi in Europa.
La Valle d'Aosta, pur producendo meno volume assoluto di mele rispetto al Trentino, dipende fortemente dal vino di qualità. I vigneti della valle, coltivati su terreni montani difficili e costosi da mantenere, sono particolarmente vulnerabili a un'infestazione estesa. Le foglie danneggiate riducono la capacità della pianta di fotosintesi, compromettendo sia la quantità che la qualità dell'uva.
L'Unione Europea ha classificato la Popillia japonica come organismo nocivo da quarantena nel 2019, ma il controllo biologico si è rivelato difficile. I metodi di lotta chimica, basati su insetticidi, richiedono tempismo preciso e possono danneggiare anche gli insetti utili e gli ecosistemi circostanti. Alcune regioni europee hanno sperimentato l'uso di feromoni sessuali per intrappolare gli insetti, con risultati parziali.
Il tempismo dell'arrivo della Popillia non potrebbe essere peggiore. L'estate 2026 ha registrato temperature record in tutta l'Europa meridionale. La Francia ha segnalato oltre 5.700 morti in eccesso durante la sola ondata di caldo di giugno, secondo quanto riportato dal Guardian. Incendi hanno costretto decine di migliaia di persone a evacuare Francia, Spagna e Italia. In questo contesto, le piante già stressate dal caldo sono ancora meno capaci di resistere ai danni causati dall'insetto.
Secondo l'AP, Costabloz ha espresso preoccupazione per l'interazione tra il caldo estremo e l'infestazione. Le piante indebolite dal deficit idrico e dalle temperature elevate hanno minore capacità di compensare la perdita di fogliame. La combinazione potrebbe ridurre i raccolti di mele e uva in modo significativo, con conseguenze economiche dirette per migliaia di aziende agricole familiari.
Il Trentino-Alto Adige ha una lunga tradizione di collaborazione transfrontaliera con l'Austria e la Baviera su questioni fitosanitarie. Le autorità regionali hanno già iniziato a coordinarsi con le province austriache del Tirolo per tracciare l'avanzata dell'insetto e sviluppare strategie comuni di contenimento. La sfida biologica non conosce confini amministrativi, e l'autonomia regionale consente al Trentino-Alto Adige di negoziare direttamente con i partner austriaci.
Il controllo biologico mediante l'introduzione di parassitoidi naturali dell'Asia orientale è stato proposto in alcuni contesti europei, ma richiede anni di ricerca e approvazioni normative rigorose. Nel frattempo, gli agricoltori della regione si affidano a monitoraggio costante, raccolta manuale degli insetti in casi di infestazione lieve, e applicazione selettiva di insetticidi.
L'arrivo della Popillia japonica evidenzia la vulnerabilità dell'agricoltura alpina ai cambiamenti globali. Il riscaldamento climatico ha reso le regioni montuose più ospitali per gli insetti invasivi provenienti da climi temperati. Allo stesso tempo, l'intensificazione degli scambi commerciali globali aumenta il rischio di introduzione accidentale di nuovi parassiti.
La risposta istituzionale della regione è stata rapida. Le autorità agricole del Trentino-Alto Adige hanno emesso linee guida per il riconoscimento e la segnalazione della Popillia, e hanno coordinato con i viticoltori e i pomicoltori per implementare pratiche di prevenzione. Tuttavia, data la velocità di diffusione dell'insetto, molti agricoltori temono che le misure di contenimento potrebbero arrivare troppo tardi per proteggere i raccolti della stagione in corso.
La situazione riflette una tensione più ampia nel Trentino-Alto Adige: la regione gode di un'autonomia amministrativa che le consente di agire rapidamente su questioni locali, ma rimane inserita in un sistema economico globale che espone le sue colture a rischi biologici provenienti da ogni angolo del pianeta. L'autonomia permette di negoziare con i partner austriaci e di sviluppare strategie adatte alle condizioni locali, ma non può isolare completamente la regione da minacce fitosanitarie globali.
