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MARCHE

Portogallo accelera sulle scarpe, le Marche guardano

Porto ospita un summit sulla calzatura digitale. Mentre il distretto marchigiano invecchia, la concorrenza europea si modernizza e attira i brand internazionali.

Elena Marcheggiani1,289 wordsEdition9lunedì 8 giugno 2026 — Edizione № 9

L'associazione portoghese APICCAPS ha organizzato a Porto un evento Digi4Fashion dedicato alle opportunità digitali per l'industria calzaturiera, secondo Business of Fashion. La giornata ha riunito leader di brand e professionisti del settore calzaturiero e delle industrie collegate, segnalando una spinta coordinata del Portogallo verso la modernizzazione della filiera.

Il Portogallo, secondo maggior produttore europeo di scarpe dopo l'Italia, sta accelerando sulla digitalizzazione e sull'innovazione di processo. Business of Fashion ha sottolineato come l'evento rappresenti un'agenda strategica del settore portoghese per attrarre investimenti e talenti nel comparto.

Per le Marche, primo distretto calzaturiero italiano e tra i più importanti d'Europa, il segnale è chiaro: la concorrenza si muove, e il distretto deve rispondere con la stessa velocità.

Le Marche contano circa duemila aziende nel settore calzaturiero, concentrate principalmente nella provincia di Pesaro-Urbino e nel Maceratese. Il distretto ha generato nel 2024 un fatturato di circa tre miliardi di euro, secondo i dati delle associazioni di categoria citate dalla stampa internazionale specializzata. Tuttavia, la crescita è rallentata rispetto ai decenni precedenti.

Business of Fashion ha evidenziato come il Portogallo stia costruendo una strategia di attrazione dei brand internazionali attraverso la modernizzazione infrastrutturale e digitale. Porto, città simbolo della rinascita industriale portoghese, ospita ormai hub di innovazione e centri di ricerca dedicati al design e alla produzione calzaturiera.

Il distretto marchigiano, fondato su una tradizione artigianale secolare, ha storicamente competuto sulla qualità e sul design. Marchi come Geox, Clarks (che ha una filiera marchigiana), e numerosi fornitori di lusso internazionali si appoggiano alle competenze locali. Tuttavia, la stampa internazionale specializzata ha iniziato a notare come questa forza tradizionale rischi di diventare una debolezza in un mercato sempre più orientato alla velocità e all'innovazione digitale.

La sfida demografica aggrava il quadro. Le Marche, come il resto dell'Italia centrale, affrontano un invecchiamento della popolazione e un'emigrazione costante dei giovani verso il Nord o verso l'estero. I dati Istat mostrano che la regione ha perso circa ventimila abitanti negli ultimi cinque anni. Questo fenomeno colpisce direttamente il distretto calzaturiero: le piccole e medie imprese faticano a trovare giovani disposti a entrare nel settore.

La stampa internazionale specializzata ha documentato come il Portogallo stia investendo in formazione e in programmi di attrazione di talenti. L'evento di Porto, secondo Business of Fashion, rappresenta un momento di coordinamento tra le istituzioni pubbliche portoghesi e il settore privato per definire una visione comune di trasformazione digitale.

Le Marche hanno iniziato a muoversi in questa direzione, ma con minore coordinamento. Alcune aziende marchigiane hanno investito in tecnologie di produzione avanzata e in piattaforme di e-commerce. Tuttavia, il distretto nel suo insieme manca di una strategia unitaria di innovazione digitale paragonabile a quella che il Portogallo sta costruendo.

La questione della sostenibilità ambientale emerge come un altro elemento competitivo. Il Portogallo, secondo rapporti della stampa internazionale, sta promuovendo l'uso di materiali sostenibili e di processi produttivi a basso impatto ambientale. I brand internazionali, sempre più sensibili alle pressioni dei consumatori europei sulla sostenibilità, stanno valutando i fornitori anche sulla base di questi criteri.

Le Marche, regione che ha subito alluvioni devastanti nel 2023 e che conosce bene i rischi climatici, potrebbero trasformare la sostenibilità in un vantaggio competitivo. Tuttavia, per farlo, il distretto avrebbe bisogno di investimenti pubblici e privati coordinati, cosa che al momento manca.

La struttura del distretto marchigiano è frammentata: piccole aziende, spesso a conduzione familiare, operano in modo indipendente. Questa flessibilità è stata un vantaggio nei decenni passati, permettendo al distretto di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato. Tuttavia, in un'epoca di trasformazione digitale, la mancanza di scala e di coordinamento diventa una debolezza.

Il Portogallo, al contrario, ha una struttura più concentrata. Aziende di medie dimensioni, spesso con capitale pubblico o semi-pubblico, operano con una visione strategica di lungo termine. Questo permette al Portogallo di investire in infrastrutture comuni, in ricerca e sviluppo, e in programmi di formazione.

La stampa internazionale specializzata ha notato come i brand internazionali stiano diversificando i loro fornitori, non più concentrando tutto in Italia. Il Portogallo, con i suoi costi di produzione inferiori rispetto all'Italia settentrionale e con una qualità sempre più riconosciuta, sta catturando una quota crescente di ordini dai grandi marchi.

Per le Marche, il rischio è di diventare un fornitore di nicchia, specializzato in prodotti di altissima qualità e prezzo elevato, mentre il Portogallo conquista il segmento di mercato medio-alto dove la qualità è buona e il prezzo è competitivo.

La questione della digitalizzazione non riguarda solo la produzione, ma anche il marketing e la distribuzione. I brand marchigiani, spesso piccoli e a conduzione familiare, hanno difficoltà a costruire una presenza digitale forte e a raggiungere i consumatori finali direttamente. Il Portogallo, attraverso iniziative come quella di Porto, sta cercando di colmare questo gap.

L'evento di Porto rappresenta anche un messaggio politico: il Portogallo vuole posizionarsi come il polo europeo della calzatura moderna e innovativa, mentre l'Italia, e le Marche in particolare, rischiano di essere percepite come il custode di una tradizione sempre più anacronistica.

Tuttavia, le Marche hanno ancora tempo per rispondere. Il distretto possiede competenze artigianali uniche, una reputazione consolidata, e una rete di fornitori e di servizi che nessun'altra regione europea può vantare. La sfida è trasformare questa eredità in un vantaggio competitivo per il futuro, piuttosto che un peso del passato.

La risposta dovrà essere coordinata: investimenti pubblici in infrastrutture digitali, programmi di formazione per i giovani, incentivi per la ricerca e lo sviluppo, e una strategia di comunicazione internazionale che racconti le Marche non come il luogo dove si fanno le scarpe tradizionali, ma come il luogo dove la tradizione incontra l'innovazione.

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