CAMPANIA
Terremoto ai Campi Flegrei: 26 feriti e 300 evacuati, la paura non ferma Napoli
La scossa di magnitudo 4.7, la più forte in 40 anni, ha colpito Pozzuoli e l'area flegrea: il mondo guarda alla vulnerabilità vulcanica del Sud
Rosaria Esposito720 wordsEdition №65lunedì 3 agosto 2026 — Edizione № 65

Un terremoto di magnitudo 4.7 ha scosso venerdì sera la regione vulcanica dei Campi Flegrei, a ovest di Napoli, ferendo almeno 26 persone e costringendo circa 300 residenti ad abbandonare le proprie case, secondo quanto riferito dal Guardian e da The Local Italy.
La scossa, registrata alle 19:46, è la più forte a colpire l'area in quattro decenni e ha causato interruzioni di corrente e danni alle proprietà, con una caduta massi che ha colpito la città di Pozzuoli, come documentato in un video pubblicato dal Guardian.
Lo sciame sismico che da settimane interessa i Campi Flegrei, la caldera vulcanica più estesa d'Europa, tiene gli occhi del mondo puntati su una delle aree più densamente popolate e geologicamente fragili del Mediterraneo.
La scossa di venerdì sera è stata avvertita distintamente in tutta Napoli e nella provincia, seminando il panico tra i residenti abituati da mesi a un tremore quasi quotidiano del suolo. Secondo il Guardian, almeno cinque persone sono state portate in ospedale e circa 300 sono state evacuate dalle loro abitazioni, principalmente a Pozzuoli e nei comuni della fascia costiera flegrea.
Il video pubblicato dal Guardian mostra il momento in cui una caduta massi colpisce Pozzuoli, sollevando nubi di polvere tra le strade della città. Le immagini, catturate dai residenti, documentano la violenza del fenomeno e la fragilità di un territorio costruito su una caldera vulcanica attiva.
The Local Italy riferisce che il terremoto ha causato danni alle proprietà in tutta l'area, con crepe negli edifici e cornicioni pericolanti. Le autorità locali hanno allestito aree di accoglienza per gli sfollati, mentre i tecnici della protezione civile effettuano sopralluoghi per verificare la stabilità degli edifici più esposti.
I Campi Flegrei, che si estendono per circa 180 chilometri quadrati tra Napoli, Pozzuoli e Bacoli, sono una caldera vulcanica ancora attiva, caratterizzata dal fenomeno del bradisismo: il sollevamento e l'abbassamento del suolo legati alla pressione dei fluidi magmatici. Negli ultimi mesi, il sollevamento del terreno ha accelerato, aumentando la frequenza e l'intensità degli sciami sismici.
La stampa internazionale, dal Guardian alla BBC, ha seguito con attenzione l'evoluzione della crisi sismica, sottolineando come la scossa di venerdì sia la più forte a colpire la regione in 40 anni. Il precedente evento paragonabile risale al 1984, quando una scossa di magnitudo simile causò danni estesi e spinse migliaia di residenti a lasciare temporaneamente le proprie case.
La situazione è particolarmente delicata perché l'area flegrea è una delle zone vulcaniche più sorvegliate al mondo, con una popolazione di oltre 500.000 persone che vive nella zona rossa, quella a più alto rischio in caso di eruzione. Il livello di allerta è stato elevato di recente, e le autorità hanno predisposto piani di evacuazione aggiornati.
Per Napoli e la sua area metropolitana, il terremoto arriva in un momento di grande visibilità internazionale: la città è al centro di un boom turistico che la stampa estera racconta come una rinascita, con record di presenze e attenzione globale per il suo patrimonio culturale. Ma la fragilità geologica del territorio resta un contrappunto costante a questa narrazione positiva.
Gli esperti citati dalla stampa internazionale ricordano che i Campi Flegrei non sono il Vesuvio: mentre il vulcano di Pompei è un edificio vulcanico ben identificabile, i Campi Flegrei sono una caldera, un'area depressa formatasi dopo enormi eruzioni esplosive. Il rischio è quindi diverso e più difficile da prevedere, con scenari che vanno dal bradisismo all'eruzione freatica.
Le autorità italiane, secondo quanto riportato dal Guardian, hanno attivato i protocolli di emergenza e stanno monitorando costantemente l'evoluzione dello sciame sismico. La scossa di venerdì è stata seguita da numerose repliche, mantenendo alta la tensione tra la popolazione.
Nel frattempo, la vita a Napoli continua: i mercati sono aperti, i turisti camminano per i vicoli del centro storico, i traghetti salpano per le isole del golfo. È questa la contraddizione che la stampa estera fatica a raccontare: una città che convive con il rischio sismico e vulcanico da millenni, trasformando la paura in abitudine e la resilienza in identità.
Il sindaco di Pozzuoli, citato da The Local Italy, ha invitato la popolazione a mantenere la calma e a seguire le indicazioni delle autorità, mentre i tecnici continuano a verificare la sicurezza degli edifici. Le scuole resteranno chiuse nei prossimi giorni per consentire i controlli, e le attività commerciali hanno riaperto nonostante i danni.
La comunità scientifica internazionale segue con attenzione la crisi: i Campi Flegrei sono uno dei laboratori vulcanologici più studiati al mondo, con strumentazioni di monitoraggio tra le più avanzate. La speranza è che la scienza possa offrire risposte prima che la terra decida di porre nuove domande.
Per ora, l'unica certezza è che la Campania continua a tremare, e che il mondo guarda. La sfida per Napoli e per l'Italia è trasformare questa attenzione in investimenti reali per la messa in sicurezza del territorio, senza dimenticare che il rischio geologico è una componente strutturale di questa terra, da affrontare con la stessa determinazione con cui si celebrano i suoi successi.
