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SARDEGNA

La piazza che si prepara allo sciopero generale, e la Sardegna che conta i suoi giovani lontani

Le proteste italiane non si fermano: dopo il finesettimana sotto droni ed elicotteri, il movimento guarda allo sciopero generale. Dall'isola, un'eco che arriva attutita

Gavino Sanna690 wordsEdition №162lunedì 26 ottobre 2026 — Edizione № 162

Le proteste contro il carovita e i tagli al bilancio non si sono fermate con il finesettimana. Secondo France 24, sabato le manifestazioni hanno toccato otto città italiane, tra cui Roma e Milano, sotto un dispositivo di sicurezza rafforzato con droni ed elicotteri. The Local Italy ha riferito che le forze dell'ordine sono state schierate in massa e che la polizia ha effettuato una vasta operazione dopo gli scontri violenti della settimana precedente.

Euronews ha raccontato che a Roma giovani manifestanti si sono scontrati con la polizia, mentre le richieste riguardavano salari, costo della vita e servizi pubblici. Il New York Times ha inquadrato la giornata come il ritorno in piazza di giovani stanchi dell'establishment politico e del carovita, dopo che la violenza aveva offuscato le marce precedenti.

The Local Italy ha anticipato che in agenda, questa settimana, c'è un grande sciopero generale nazionale. È lì che il movimento sposta ora la sua energia: dalla marcia alla sospensione del lavoro.

Per la Sardegna la domanda è scomoda. L'isola ha conosciuto per decenni una forma di protesta silenziosa: la partenza. I giovani che il mondo descrive in piazza sono, per l'isola, anche quelli che non ci sono più.

Il quadro che emerge dal telegrafo estero è quello di un paese che ha ritrovato la piazza. France 24 ha parlato di proteste in otto città, con misure di sicurezza rafforzate annunciate dalle autorità dopo i disordini del finesettimana precedente. The Local Italy ha aggiunto che il dispiegamento è stato massiccio e che la repressione è stata ampia.

Il Guardian, in un editoriale del 23 ottobre, ha letto l'onda europea come la rottura di un contratto sociale: la Francia ha starnutito, e l'Europa ha preso il raffreddore. Secondo il giornale britannico, un superciclo elettorale nel corso del prossimo anno potrebbe ridefinire il futuro del continente, ma anche ciò che accade nelle strade lo sta plasmando.

France 24, in una trasmissione del 22 ottobre, ha inquadrato le proteste guidate dai giovani in Belgio, Italia, Spagna, Portogallo, Albania, Serbia e Grecia. La scintilla francese, secondo l'emittente, sono state le condizioni delle scuole superiori e delle università, mentre i salari non tengono il passo dell'inflazione.

Sulla stessa linea, France 24 ha ospitato la sociologa Gökçe Tuncel, secondo cui l'ondata rivela più di una serie di rivendicazioni locali: segnala l'emergere di una politica materialista, di una domanda di giustizia che attraversa paesi diversi.

Il Guardian ha anche pubblicato un'analisi sulla frattura interna al movimento italiano. Nel pezzo del 23 ottobre si legge che le proteste mettono in luce una netta divisione tra i giovani emarginati e immigrati e quelli con maggiori prospettive. È una lettura che riguarda da vicino anche le isole.

The Local Italy ha riferito che gli autotrasportatori hanno posto fine alle proteste venerdì, dopo gli aiuti sul carburante, e che gli ultimi picchetti in Campania sono stati smantellati, consentendo la ripresa delle consegne ai supermercati. La partita, però, non si è chiusa: si è spostata.

Il Parlamento europeo, intanto, ha approvato maggiori tutele per i viaggiatori in Europa, secondo The Local Italy. È un tema che tocca direttamente la Sardegna, isola che dipende dai collegamenti aerei e marittimi, e che ha nelle partenze una questione strutturale, non solo un'emergenza.

Qui l'angolo dell'isola non è la piazza. È l'assenza. La Sardegna ha una popolazione di circa 1,58 milioni di abitanti e un interno che si spopola. I giovani che il New York Times descrive in marcia a Roma e Milano sono, per l'isola, anche quelli che il censimento non trova più nei paesi dell'Ogliastra o del Nuorese.

Il Guardian ha parlato di una generazione perduta italiana. Per la Sardegna l'espressione ha una traduzione concreta: la partenza per studio o lavoro verso il continente, e il ritorno che non arriva. La protesta contro il carovita, letta da qui, è anche una protesta contro la distanza.

La frattura che il Guardian descrive tra giovani con prospettive e giovani senza è, in Sardegna, anche una frattura geografica. La costa turistica e l'interno pastorale non vivono lo stesso costo della vita, non hanno gli stessi servizi, non offrono le stesse possibilità.

Lo sciopero generale annunciato per questa settimana, riferito da The Local Italy, sarà il banco di prova. Se il movimento saprà tenere insieme le città e le periferie, o se resterà un fenomeno metropolitano, è la domanda che la stampa estera lascia aperta.

Per ora, dall'isola, la lettura è prudente. Le fonti internazionali non nominano la Sardegna tra le piazze del finesettimana. Non c'è un dato locale da rivendicare, né una cifra da contrabbandare. C'è solo la consapevolezza che la frattura raccontata dal Guardian arriva anche qui, con un accento diverso.

Il corrispondente da Roma del Guardian ha descritto una generazione che chiede soluzioni. La Sardegna, che di generazioni partite ne ha contate molte, sa che le soluzioni non arrivano con un decreto. Arrivano, semmai, con i collegamenti, il lavoro e i servizi che tengono un giovane sull'isola.

La piazza italiana, insomma, si prepara allo sciopero. L'isola guarda. E conta, come sempre, i suoi giovani lontani.

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