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SARDEGNA

Meloni vieta burqa e niqab a scuola e mette un tetto agli studenti stranieri

Il Guardian e il New York Times leggono la stretta come risposta al sentimento anti-immigrazione. In Sardegna le classi con più alunni non italofoni stanno nei comuni interni, non nelle città.

Gavino Sanna681 wordsEdition №126venerdì 25 settembre 2026 — Edizione № 126

Il governo italiano ha approvato in Consiglio dei ministri un pacchetto di misure che vieta burqa e niqab nelle scuole e fissa un limite al numero di studenti stranieri in ogni classe. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito i provvedimenti, secondo la BBC, «strumenti di buon senso che non dividono ma aiutano davvero a integrarsi».

Il New York Times riferisce che l'obiettivo dichiarato è integrare meglio i bambini non italofoni, ma aggiunge che i critici accusano l'esecutivo di voler placare il sentimento anti-immigrazione. The Local Italy, che segue il dibattito dall'interno, si chiede apertamente cosa stia realmente guidando la stretta.

Per la Sardegna la questione si presenta con una geometria propria. Le classi con la quota più alta di alunni non italofoni non sono a Cagliari o a Sassari, ma nei piccoli comuni dell'interno, dove la chiusura delle scuole elementari è già un fatto stagionale e dove ogni bambino iscritto tiene in piedi un plesso.

The Local Italy, che segue il dibattito dall'interno, si chiede apertamente cosa stia realmente guidando la stretta, distinguendo tra la cornice di sicurezza e la sostanza amministrativa.

Il Guardian, nel suo resoconto da Roma, colloca la decisione nella scia di una retorica identitaria che il governo ha intensificato negli ultimi mesi. Le Monde, in un'inchiesta da Monza, descrive una città «preda di un'atmosfera di razzismo sfrenato» e collega il clima nazionale alla crescita dei temi etnici nel discorso pubblico.

In quei paesi il tetto per classe rischia di funzionare al contrario rispetto all'intenzione dichiarata. Se il numero massimo di studenti stranieri per aula viene raggiunto in una scuola di cinquanta iscritti, l'effetto pratico non è riequilibrare la composizione, ma respingere iscrizioni verso il comune vicino, che spesso è a trenta chilometri di strada provinciale.

La geografia sarda rende il problema più acuto che altrove. La densità abitativa dell'isola è tra le più basse d'Italia e il trasporto pubblico nelle aree interne è rarefatto: una famiglia che deve cambiare plesso per effetto di una quota non ha alternative semplici, perché la scuola successiva può essere fuori dalla linea degli autobus scolastici.

Sul divieto dei veli integrali, invece, la Sardegna non porta un'esperienza specifica. La presenza di comunità con pratiche di copertura religiosa è marginale nell'isola, e le cronache locali non registrano episodi che giustifichino l'urgenza della misura. Il provvedimento arriva qui come norma nazionale, non come risposta a un fatto sardo.

Le reazioni internazionali si concentrano sul messaggio politico. La BBC sottolinea che le due misure sono state annunciate insieme, presentandole come un pacchetto coerente di politica scolastica e migratoria. Il New York Times riporta la lettura dei critici secondo cui l'accostamento serve a rendere visibile una linea di fermezza.

Resta aperta la questione attuativa, che la stampa estera non scioglie: con quale criterio si contano gli studenti non italofoni, se per cittadinanza o per lingua madre, e chi verifica il rispetto della quota. The Local Italy rileva che il testo lascia margini interpretativi che ricadranno sui dirigenti scolastici.

Per i sindaci dei comuni interni sardi la posta in gioco è demografica prima che culturale. Dove la natalità è bassa da decenni, l'arrivo di famiglie straniere è spesso l'unico fattore che impedisce la chiusura di una classe. Un tetto pensato per le periferie metropolitane può diventare, in Ogliastra o nel Marghine, un acceleratore di spopolamento scolastico.

Il contesto europeo non aiuta a leggere la misura come isolata. Le Monde la inserisce in una serie dedicata alle radici dell'estrema destra nel continente, e cita l'Italia come caso di retorica identitaria inasprita dal partito di governo. La cornice, insomma, è continentale, non solo italiana.

Il dibattito parlamentare e l'emanazione dei decreti attuativi diranno se il tetto sarà una soglia indicativa o un vincolo rigido. Per ora, la sola cosa che le fonti internazionali registrano con certezza è l'approvazione delle due misure e la loro presentazione congiunta.

Nelle scuole dell'interno sardo la domanda pratica è più semplice e più urgente: chi entra in prima elementare a settembre, e se il plesso resterà aperto. È una domanda che il tetto per classe, così com'è annunciato, non contribuisce a risolvere.

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