OPINION
Una scuola che si chiude non protegge: si priva
La Redazione330 wordsEdition №123martedì 22 settembre 2026 — Edizione № 123
La notizia è rimbalzata sulle agenzie internazionali con una rapidità che dice molto: il governo italiano intende portare al Consiglio dei ministri una proposta per limitare il numero di studenti stranieri per classe e vietare burqa e niqab nelle scuole. La premier, riferiscono CBS News e The Local Italy, ha annunciato l'iniziativa di persona, e ora la palla passa al Parlamento. È il genere di titolo che all'estero si legge in trenta secondi e si ricorda per anni, perché conferma un copione già scritto: l'Italia come laboratorio europeo di politiche identitarie.
Vale la pena separare due questioni che il comunicato tiene insieme. Il divieto di indossare in aula un indumento che copre il volto pone problemi concreti di riconoscibilità e di rapporto didattico, e molte democrazie li hanno affrontati. Il tetto agli studenti stranieri per classe, invece, appartiene a un'altra famiglia di misure: tocca l'accesso all'istruzione, che la Costituzione italiana vuole aperto a tutti, e rischia di colpire soprattutto i figli di famiglie già residenti, nati o cresciuti in Italia, che stranieri lo sono soltanto nei registri.
C'è poi il dato che la copertura estera cita di rado e che dovrebbe stare al centro di qualunque ragionamento. La popolazione italiana è di circa cinquantanove milioni e invecchia; la natalità è tra le più basse al mondo e i giovani continuano a partire. In questo quadro, ogni banco lasciato vuoto non è un posto sottratto a qualcuno: è un pezzo di futuro che non viene formato. Le scuole che chiudono nei piccoli comuni dell'entroterra non lo fanno per eccesso di domanda.
Resta la distanza tra come la misura viene raccontata fuori e come sarà vissuta dentro. All'estero prevale la lettura politica, il gesto simbolico che parla all'elettorato. Nelle aule, nelle segreterie, nei consigli di classe, la stessa norma si presenterà come un problema organizzativo: classi da ricomporre, criteri da inventare, bambini da spiegare. È lì che si misurerà, molto prima che nelle cancellerie europee, che cosa l'Italia ha scelto di essere.
