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ABRUZZO

Limite agli studenti stranieri: la scuola abruzzese fa i conti

Il governo approva il tetto ai non italofoni e il divieto di burqa e niqab a scuola. Le aree interne dell'Abruzzo, dove le classi si svuotano, guardano al provvedimento con attenzione.

Marco Di Sante693 wordsEdition №126venerdì 25 settembre 2026 — Edizione № 126

I ministri italiani hanno approvato un pacchetto che vieta burqa e niqab nelle scuole e fissa un limite al numero di studenti stranieri in ogni classe. La premier Giorgia Meloni ha descritto le misure, secondo la BBC, come "strumenti di buon senso che non dividono ma aiutano davvero a integrarsi".

Il New York Times riferisce che l'obiettivo dichiarato è integrare meglio i bambini non italofoni, ma che i critici accusano il governo di voler placare il sentimento anti-immigrazione. The Local Italy, dal canto suo, si chiede cosa stia realmente guidando la stretta.

In Abruzzo il provvedimento tocca una geografia scolastica già fragile. Nei comuni dell'entroterra aquilano e delle valli del Gran Sasso e della Majella molte classi sono sotto la soglia minima e sopravvivono solo grazie ai bambini di famiglie immigrate, spesso impiegate nell'agricoltura e nell'allevamento.

Il tetto agli studenti non italofoni rischia così di produrre un effetto non voluto: dove le iscrizioni sono già poche, limitare una quota può significare chiudere un plesso, non riequilibrare una classe.

The Local Italy, dal canto suo, si chiede cosa stia realmente guidando la stretta: integrazione reale o risposta politica a un elettorato inquieto.

Il quadro nazionale che le testate straniere descrivono è quello di un'esecuzione guidata da un governo di destra che insiste su temi identitari. Le Monde, in un'inchiesta da Monza, parla di un'"atmosfera di razzismo sfrenato" nella città lombarda, un caso che il quotidiano francese inserisce in una serie sull'attecchire dell'estrema destra europea.

Nei comuni dell'entroterra aquilano e delle valli del Gran Sasso e della Majella molte classi sono sotto la soglia minima e sopravvivono solo grazie ai bambini di famiglie immigrate, spesso impiegate nell'agricoltura, nell'allevamento e nel turismo stagionale.

La questione, in montagna, è meno di numeri che di sopravvivenza dei servizi.

La regione è tra quelle che perdono popolazione più rapidamente. Un territorio che si svuota ha bisogno di ogni iscritto, e le scuole dei piccoli centri sono spesso l'ultimo presidio pubblico rimasto dopo la chiusura di uffici postali, sportelli bancari e ambulatori.

Le misure arrivano mentre il dibattito sull'immigrazione attraversa l'intero continente. Le Monde collega esplicitamente il clima di Monza alla retorica del governo e al partito di maggioranza, Fratelli d'Italia, che secondo il quotidiano francese insiste su temi criminali ed etnici.

Sul versante scolastico, il nodo pratico è l'italiano come seconda lingua. I critici citati dal New York Times sostengono che un tetto non risolva il problema dell'apprendimento: servono corsi di lingua e mediatori, risorse che nelle aree interne sono da anni scarse.

Le stesse testate straniere non riportano, al momento, dettagli su come il limite verrà applicato nelle regioni a bassa densità. Restano da chiarire le soglie per classe, le deroghe e il trattamento delle scuole con pochi iscritti, tutte questioni che decideranno l'impatto reale in Abruzzo.

Il divieto di burqa e niqab a scuola, dal canto suo, ha una portata pratica limitata in una regione dove la presenza di comunità con questi indumenti è marginale. Il suo effetto è soprattutto simbolico, e come tale viene letto dalla stampa estera.

La BBC sottolinea il linguaggio del governo, che parla di misure di buon senso. Il New York Times mette invece in primo piano la contestazione: l'accusa è di usare la scuola come terreno di una battaglia politica più ampia.

Per l'Abruzzo interno la domanda è concreta. Se una classe chiude, le famiglie con bambini piccoli hanno un motivo in più per andarsene verso la costa o fuori regione, alimentando quel circolo tra spopolamento e perdita di servizi che le cronache internazionali descrivono da anni.

Le associazioni che lavorano con i migranti in Italia chiedono, secondo quanto riportano le testate estere, un approccio basato sull'integrazione effettiva. Nel dibattito manca ancora una valutazione d'impatto per le aree montane e rurali.

La misura dovrà ora passare al vaglio attuativo. Sarà lì, nelle circolari e nelle soglie, che si capirà se il tetto servirà a distribuire meglio gli studenti o a svuotare le ultime classi delle valli abruzzesi.

La memoria del terremoto del 2009 ha insegnato alla regione quanto conti tenere in piedi le comunità dopo una rottura. La scuola è parte di quella tenuta, e il provvedimento la mette alla prova.

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