ABRUZZO
Tetto agli stranieri in classe: l'Abruzzo montano e le scuole che si svuotano
Il decreto del governo su burqa e limiti agli alunni non italofoni, letto dalla regione che perde abitanti e banchi
Marco Di Sante666 wordsEdition №127sabato 26 settembre 2026 — Edizione № 127
Il Guardian riferisce che il governo italiano ha approvato un decreto che vieta burqa e niqab nelle scuole e limita il numero di alunni che non parlano fluentemente italiano, una misura che i critici descrivono come un tentativo di corteggiare l'elettorato di estrema destra in vista delle elezioni generali del prossimo anno. La BBC riporta che la premier Giorgia Meloni ha definito le norme 'strumenti di buon senso che non dividono ma aiutano davvero a integrarsi'.
Deutsche Welle e il New York Times hanno dato conto della stessa decisione, sottolineando che le nuove regole riguardano il numero di studenti non italofoni per classe e il divieto dei veli facciali. Il New York Times aggiunge che l'obiettivo dichiarato è una migliore integrazione, mentre i critici parlano di un segnale inviato al sentimento anti-immigrazione.
Per l'Abruzzo la questione si legge da un punto diverso da quello della polemica nazionale. Nelle aree interne della regione, dai borghi dell'Aquilano alle valli del Gran Sasso e della Majella, il problema ricorrente delle scuole non è l'eccesso di iscrizioni ma la chiusura dei plessi per calo demografico, con classi che sopravvivono solo grazie ai bambini di famiglie straniere.
Il decreto, come lo descrivono le testate straniere, non contiene riferimenti specifici all'Abruzzo né alle aree montane. La sua ricaduta locale dipenderà da come le singole scuole applicheranno i limiti e da quanti alunni non italofoni siano effettivamente presenti nei territori interni, un dato che le fonti internazionali non forniscono.
Il Guardian ha raccolto la lettura più dura: secondo i critici citati dal quotidiano britannico, il decreto mostra una premier 'che scappa spaventata', preoccupata di perdere voti a destra. È una interpretazione politica che le fonti estere attribuiscono agli oppositori, non un fatto accertato.
La regione conta poco più di 1,2 milioni di residenti e un interno in progressivo spopolamento. Le testate internazionali che seguono l'Italia descrivono da anni questo fenomeno come parte di un declino demografico nazionale, ma non collegano il decreto scolastico alle dinamiche dei territori montani abruzzesi.
Il testo, secondo quanto riportano BBC e Deutsche Welle, interviene su due piani distinti: il divieto dei veli facciali e la programmazione delle classi con presenza di alunni non italofoni. Le due misure vengono presentate insieme, ma hanno effetti diversi sui territori.
Nelle città abruzzesi di pianura e sulla costa, dove la presenza di famiglie straniere è più consolidata, il limite potrebbe tradursi in una redistribuzione degli alunni tra plessi. Nei piccoli comuni di montagna, dove una classe è spesso l'unica rimasta, l'effetto è meno prevedibile.
Le fonti internazionali non riportano reazioni ufficiali dalla regione Abruzzo né dichiarazioni di amministratori locali. La Veduta non può attribuire posizioni che il telegrafo non contiene.
Politico Europe, in un pezzo sulla visita del papa in Francia, nota come le forze populiste europee stiano spingendo su temi identitari. Il decreto italiano si inserisce in questo quadro continentale, secondo la lettura delle testate estere.
Il New York Times osserva che il governo presenta le misure come strumenti di integrazione. Resta da vedere, scrivono le testate, come le scuole italiane tradurranno in pratica un limite numerico in territori dove il numero di bambini è già in calo.
Per l'Abruzzo interno la domanda non è se le classi siano troppo piene, ma se resteranno aperte. È una prospettiva che le fonti straniere non sviluppano, perché guardano al dibattito nazionale e non alla geografia delle aree interne.
Il decreto entra in un anno scolastico già avviato. Le testate non precisano tempi di applicazione né eventuali deroghe per i piccoli plessi, elementi che peseranno soprattutto nei comuni montani.
La regione osserva la vicenda con la memoria di un territorio che ha conosciuto la ricostruzione dopo il terremoto del 2009 e che da allora misura ogni scelta pubblica anche in termini di tenuta delle comunità. La scuola è, in molte frazioni, l'ultimo servizio rimasto.
Le fonti internazionali continueranno a seguire il confronto politico nazionale. Per la montagna abruzzese la verifica sarà nei prossimi mesi, sui registri delle classi e sulle decisioni dei dirigenti scolastici.
