CALABRIA
Il decreto sulle classi arriva anche in Calabria, dove l'italiano si impara in ritardo
Il governo limita gli alunni stranieri e vieta i copricapi a scuola. A Catanzaro e nei paesi dell'entroterra la questione è quotidiana da anni
Saverio Gallo740 wordsEdition №131mercoledì 30 settembre 2026 — Edizione № 131
Il governo italiano ha approvato nuove regole scolastiche che limitano il numero di studenti che non parlano fluentemente italiano e vietano i copricapi nelle scuole. Lo riferisce la Deutsche Welle, secondo cui la misura porta la firma dell'esecutivo guidato dalla premier Giorgia Meloni.
La notizia è arrivata in un pacchetto di provvedimenti sull'istruzione che la stampa estera ha letto soprattutto come segnale politico. Per la Calabria, però, la questione delle classi con più lingue dentro è un fatto ordinario, non una novità dell'ultimo decreto.
Nei paesi dell'entroterra calabrese, da anni le aule ospitano figli di famiglie straniere arrivate per lavoro agricolo o per ricongiungimento. La scuola è spesso il primo luogo dove si impara l'italiano, e l'unico per molte ore della giornata.
Il punto, come lo racconta la stampa internazionale, è dove si fissa la soglia e come si misura. La Deutsche Welle non indica i numeri esatti del limite né le sanzioni per chi non lo rispetta: su questi dettagli conviene attendere i testi definitivi.
La notizia è della Deutsche Welle, che la colloca tra i provvedimenti voluti dall'esecutivo della premier Giorgia Meloni.
Secondo la stessa emittente tedesca, le nuove norme intervengono su due fronti: la composizione delle classi, con un tetto agli alunni non italofoni, e l'abbigliamento, con il divieto di copricapi. La Deutsche Welle parla esplicitamente di burqa nelle scuole nel titolo del suo servizio.
Per la Calabria la questione non è astratta. Nei comuni dell'entroterra e nelle periferie delle città, le classi multilingue esistono da anni, alimentate dalle famiglie straniere impiegate nella raccolta degli agrumi e in altri lavori stagionali. La scuola è spesso l'unica istituzione che queste famiglie incontrano ogni giorno.
Il tema di fondo, come lo pone la copertura internazionale, è se un tetto numerico aiuti o ostacoli l'apprendimento della lingua. La Deutsche Welle non entra nel merito delle ricerche pedagogiche e non cita dati sulle competenze linguistiche: si limita a descrivere il contenuto del provvedimento.
Va detto con chiarezza cosa le fonti non dicono. La Deutsche Welle non indica la soglia esatta di alunni stranieri per classe, non specifica come si misuri la fluency in italiano e non elenca le conseguenze per le scuole che sforano il limite. Chi scrive deve fermarsi qui.
Resta il fatto politico: l'Italia, come altri paesi europei, sta ridefinendo per legge il rapporto tra scuola e immigrazione. La stampa estera lo legge come parte di una tendenza continentale, non come un caso isolato italiano.
Per la Calabria la domanda pratica è un'altra. Se il tetto riduce il numero di studenti non italofoni in una classe, dove finiscono gli altri? La Deutsche Welle non lo dice, e senza quel dato ogni previsione sul territorio sarebbe inventata.
La regione ha una lunga esperienza di minoranze linguistiche storiche, dalle comunità albanesi e grecaniche dell'entroterra. Quelle scuole hanno insegnato per generazioni in più lingue senza che questo fosse trattato come un problema di ordine pubblico.
Il parallelo non è perfetto: le minoranze storiche sono radicate da secoli, le famiglie straniere di oggi sono spesso di passaggio. Ma il modello di una scuola che gestisce il plurilinguismo esiste già in Calabria, ed è precedente a questo decreto.
La stampa internazionale non ha ancora pubblicato reazioni delle scuole calabresi, né dati regionali sull'impatto. Senza queste informazioni, l'unica cosa onesta da scrivere è che l'effetto concreto si vedrà quando i testi saranno applicati.
Il provvedimento si inserisce in una settimana densa per l'Italia sui temi dell'immigrazione e della sicurezza. La stessa tornata di notizie include il verdetto sul caso Regeni e le polemiche sui prezzi dei carburanti.
Per una regione di frontiera mediterranea come la Calabria, ogni norma che tocca la presenza straniera ha un peso diverso che altrove. Non perché i numeri siano più alti, ma perché le istituzioni locali hanno meno risorse per gestire i cambiamenti.
La Deutsche Welle non menziona la Calabria né il Sud nel suo servizio. Questo va detto apertamente: l'angolo regionale è un'interpretazione, non un fatto riportato dalla fonte. Il dispaccio lo tiene distinto dalla notizia.
Quello che si può affermare con sicurezza è che il governo ha cambiato le regole, che la stampa estera lo ha registrato e che le scuole italiane, comprese quelle calabresi, dovranno applicarle. Il resto è da verificare.
Nei prossimi giorni si capirà se le circolari attuative arriveranno prima o dopo l'anno scolastico in corso. La Deutsche Welle non lo specifica. Su questo, come sul resto, la fonte estera resta il limite del racconto.
