The newspaper of Italy, seen from abroad
La Veduta — giornale di idee, cultura e affari
Inaugural Edition № 1
World wire
…
← Back to the edition

TOSCANA

Meloni limita gli studenti stranieri in classe: la Toscana fa i conti

Il governo approva il tetto agli alunni non italofoni e il divieto di burqa e niqab a scuola. Le città toscane, dove un alunno su cinque non è italiano, guardano al dettaglio che manca

Costanza Bardi978 wordsEdition №126venerdì 25 settembre 2026 — Edizione № 126

Il governo italiano ha concordato di limitare il numero di studenti stranieri in ogni classe e di vietare burqa e niqab nelle scuole, secondo quanto riportato dalla BBC e dal New York Times. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha descritto le misure come «strumenti di buon senso che non dividono ma aiutano davvero a integrarsi», come ha riferito la BBC.

Il New York Times ha scritto che l'obiettivo dichiarato è integrare meglio i bambini non italofoni, ma che i critici accusano l'esecutivo di voler placare il sentimento anti-immigrazione. The Local Italy, nella sua analisi, si è chiesto cosa stia realmente guidando la stretta.

La misura tocca un punto sensibile in Toscana, dove la presenza di alunni con cittadinanza non italiana è tra le più alte del Paese, concentrata nelle scuole di Firenze, Prato e della piana. Prato, in particolare, è da anni uno dei casi più studiati d'Europa per la quota di residenti di origine cinese e per il modo in cui le scuole hanno assorbito le seconde generazioni.

Né la BBC né il New York Times hanno pubblicato il testo del provvedimento né le soglie numeriche per classe. Restano quindi aperte le domande che le redazioni toscane si pongono: come si conteranno gli alunni non italofoni, se si terrà conto della lingua effettivamente parlata e non del passaporto, e cosa accadrà nelle classi che oggi superano qualunque tetto ipotizzabile.

Il pacchetto annunciato dal governo italiano riguarda due materie distinte ma presentate insieme: un limite al numero di studenti stranieri per classe e il divieto di indossare burqa e niqab a scuola. La BBC ha riferito le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha parlato di «strumenti di buon senso che non dividono ma aiutano davvero a integrarsi».

Il New York Times ha inquadrato la decisione in modo più critico, scrivendo che l'obiettivo dichiarato è una migliore integrazione dei bambini non italofoni, ma che i critici vedono nella stretta un tentativo di assecondare il sentimento anti-immigrazione. The Local Italy ha dedicato un'analisi alla domanda su cosa stia realmente dietro il piano.

Va detto con precisione cosa le fonti internazionali non dicono. Non è stata resa nota la soglia per classe, non è stato pubblicato il testo e non è chiaro se il criterio sarà la cittadinanza, la lingua madre o il livello di italiano certificato. Su questi dettagli, decisivi per le scuole, il telegrafo tace.

Per la Toscana la questione non è teorica. Le scuole della piana fiorentina e pratese sono da decenni il laboratorio italiano dell'integrazione scolastica: classi con quote elevate di alunni di origine straniera, mediatrici linguistiche, corsi di italiano L2 finanziati con fondi comunali e regionali. Un tetto numerico cambierebbe la geografia delle iscrizioni prima ancora delle aule.

Il caso di Prato è quello che la stampa estera ha seguito più spesso. La città ha una delle più antiche e numerose comunità cinesi d'Europa e una popolazione scolastica in cui le seconde e terze generazioni sono ormai maggioranza dentro il segmento «straniero». Molti di questi ragazzi sono nati in Toscana e parlano italiano come prima lingua: un tetto basato sulla cittadinanza li conterebbe comunque come stranieri.

Questo è il nodo tecnico che le amministrazioni dovranno sciogliere. Se il criterio sarà anagrafico, l'effetto sarà di ridistribuire iscrizioni e classi; se sarà linguistico, richiederà test e personale che oggi non tutte le scuole hanno. In entrambi i casi, il provvedimento sposta lavoro sui dirigenti scolastici e sui Comuni, che in Toscana gestiscono gran parte dei servizi di supporto.

Il secondo pilastro, il divieto di burqa e niqab a scuola, ha una portata pratica diversa. Le fonti internazionali non riportano dati su quante studentesse in Italia indossino veli integrali a scuola; la misura sembra avere soprattutto un valore simbolico, coerente con la retorica identitaria che Le Monde ha descritto nella sua inchiesta su Monza.

Proprio quell'inchiesta, pubblicata ieri, offre il contesto politico in cui leggere l'annuncio. Le Monde ha raccontato una città lombarda «preda di un'atmosfera di razzismo sfrenato», collegando il clima a temi criminali ed etnici agitati dal governo e da Fratelli d'Italia. Non è una prova che la misura scolastica nasca da quel clima, ma è il quadro in cui la stampa europea la colloca.

Per la Toscana esiste anche una dimensione meno discussa: il calo demografico. Con una natalità bassa e classi che in molte aree collinari e montane si svuotano, gli alunni di origine straniera sono in diversi istituti ciò che tiene in piedi il plesso. Un tetto pensato per le città dense può avere effetti opposti nelle province interne, dove il problema non è l'eccesso ma la chiusura delle scuole.

Le reazioni internazionali finora si dividono lungo una linea prevedibile. La BBC ha dato spazio alla giustificazione ufficiale dell'integrazione; il New York Times ha dato spazio ai critici. Nessuna delle due testate ha pubblicato una presa di posizione delle autorità scolastiche regionali toscane, e La Veduta non può attribuirne.

Cosa succede ora dipende da passaggi che le fonti estere non hanno ancora coperto: la stesura del testo, l'eventuale passaggio parlamentare e le circolari applicative. Fino ad allora, le scuole toscane lavorano con le regole attuali e con un'annata di iscrizioni già chiusa.

Resta una domanda che riguarda l'immagine dell'Italia all'estero, il terreno di questa redazione. Il Paese che vende al mondo l'idea di una scuola inclusiva e di città-museo dovrà spiegare come il tetto conviva con i numeri reali delle sue aule. Le prime a doverlo fare saranno proprio le città d'arte, dove la popolazione straniera è più visibile e più integrata nel lavoro del turismo.

Per ora, l'unica cosa che si può scrivere con certezza è che il governo ha annunciato le misure, che le ha presentate come strumenti di integrazione e che la stampa internazionale le ha accolte con scetticismo. Il resto — soglie, criteri, effetti sulle classi toscane — è ancora da scrivere, e non da inventare.

Share