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SPORT

Serie A con Premier, Liga e Bundesliga: pressing su Infantino

Le quattro leghe scrivono che la governance della Fifa «non è adeguata allo scopo» e chiedono più voce sui calendari

Tobia Marenghi613 wordsEdition №127sabato 26 settembre 2026 — Edizione № 127

La Premier League ha unito le forze con La Liga, la Bundesliga e la Serie A per chiedere una riforma urgente della governance della Fifa, secondo quanto riporta il Guardian. Nella lettera congiunta, riferita dal quotidiano britannico, le quattro leghe affermano che il governo del calcio mondiale «non è adeguato allo scopo».

Il documento critica quello che le leghe definiscono «espansionismo» della federazione e rivendica per i campionati nazionali «maggiore voce in capitolo» sulle decisioni che li riguardano. È la prima volta che le quattro maggiori leghe europee firmano una posizione comune di questo tenore.

Per la Serie A non è una presa di posizione isolata: entra in una disputa che riguarda direttamente il peso dei campionati nazionali nella definizione di calendari e format delle competizioni internazionali.

Il Guardian non riferisce le reazioni della Fifa né una risposta di Gianni Infantino alla richiesta delle leghe.

È la prima volta che le quattro maggiori leghe europee firmano una posizione comune di questo tenore, e il fatto che tra le firmatarie ci sia la Serie A segna un cambio di passo rispetto alla tradizionale prudenza italiana nei confronti della federazione.

Il Guardian colloca la richiesta nel contesto del rapporto tra i campionati e il vertice guidato da Gianni Infantino, senza riferire una risposta ufficiale della Fifa. Il quotidiano britannico non indica una scadenza né un canale formale attraverso cui le leghe intendano far valere la richiesta.

Per la Serie A la posta in gioco è duplice: da un lato il peso decisionale, dall'altro la gestione del calendario, che le quattro leghe contestano come il terreno su cui si scaricano le scelte prese altrove.

È qui che la richiesta si salda con il dibattito sulle date: più partite internazionali significano più finestre sottratte ai campionati e maggiori ricadute sui club e sui broadcaster che ne detengono i diritti.

Nella stessa giornata il quadro internazionale offre un altro tassello: la Nations League ha visto l'Italia uscire sconfitta 0-2 contro il Belgio, secondo il riepilogo del Guardian, che nella stessa pagina riferisce anche della vittoria della Francia in Turchia e del successo dell'Irlanda del Nord in Georgia.

Il calendario delle nazionali è esattamente uno dei terreni su cui le leghe chiedono di contare, e una sconfitta degli Azzurri in una competizione che occupa una finestra internazionale rende la discussione meno astratta.

La richiesta delle quattro leghe tocca anche il tema della sostenibilità: le firmatarie parlano di governance inadeguata in un momento in cui i club lamentano l'affollamento dei impegni e la crescita delle competizioni per nazionali e per club.

Il Guardian non quantifica l'impatto economico della riforma richiesta né indica quali modifiche statutarie le leghe intendano proporre.

Per il pubblico italiano la questione si traduce in due domande concrete: chi decide le date e chi incassa. Su entrambe le leghe chiedono di essere sedute al tavolo, non di ricevere comunicazioni a cose fatte.

Il precedente che il Guardian richiama è quello di una federazione che ha ampliato il numero di squadre e di partite delle proprie competizioni, mentre le leghe nazionali rivendicano il ruolo di chi produce il prodotto settimanale.

La Serie A, firmando, si allinea a un fronte che comprende i tre campionati più ricchi d'Europa: una scelta che pesa nei rapporti con la federazione e con le altre leghe del continente.

Resta da vedere se la richiesta resterà una dichiarazione di principio o diventerà una proposta formale. Il Guardian, al momento, riferisce solo la lettera e le sue motivazioni.

Per una redazione che legge il calcio italiano dalle prime pagine straniere, la notizia è che il campionato italiano non è più solo oggetto delle decisioni altrui: è tra i firmatari che chiedono di cambiarne le regole.

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