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UMBRIA

Il lavoro nero nei campi italiani arriva in tribunale

L'omicidio di quattro raccoglitori in Calabria riaccende il dibattito internazionale sullo sfruttamento agricolo. Anche l'Umbria dipende da manodopera migrante vulnerabile.

Niccolò Mariani1,547 wordsEdition5venerdì 5 giugno 2026 — Edizione № 5

Quattro lavoratori migranti — tre afghani e un pakistano — sono stati trovati carbonizzati in un furgone parcheggiato in una stazione di servizio ad Amendolara, in Calabria, il 2 giugno. Secondo il New York Times e France 24, i quattro stavano raccogliendo frutta in condizioni descritte come schiavitù moderna, parte di un sistema di traffico di manodopera criminale che la polizia italiana ha iniziato a smantellare con l'arresto di due cittadini pakistani.

La copertura internazionale ha inquadrato il caso come sintomo di una crisi strutturale: lo sfruttamento agricolo in Italia non è un'eccezione, ma un modello consolidato. France 24 sottolinea che il delitto ha riacceso il dibattito nazionale sulla vulnerabilità dei lavoratori migranti e sulla complicità del sistema economico che li impiega.

L'Umbria, regione agricola dove la raccolta di frutta, verdura e cereali dipende da manodopera stagionale e spesso irregolare, si ritrova implicata in questa dinamica nazionale. I piccoli produttori e le cooperative umbre operano in un contesto dove il ricorso a lavoratori migranti a basso costo è diventato strutturale, anche se raramente raggiunge gli estremi calabresi.

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