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LOMBARDIA

L'acqua si ritira dal nord: la siccità minaccia i raccolti lombardi

Le riserve idriche si esaurono in Lombardia mentre i fiumi si prosciugano. L'agricoltura della regione più ricca d'Italia affronta una crisi di irrigazione

Beatrice Comolli1,057 wordsEdition №43domenica 12 luglio 2026 — Edizione № 43

Le riserve idriche si stanno esaurendo rapidamente nel nord Italia, con l'agricoltura sotto minaccia mentre il principale fiume della regione si prosciuga, hanno avvertito i funzionari locali venerdì, secondo quanto riportato da The Local Italy l'11 luglio. La siccità prolungata ha ridotto i flussi dei fiumi lombardi ai livelli più bassi della stagione estiva.

La Lombardia, che produce il 30 per cento del valore agricolo italiano e dipende da un'irrigazione intensiva, è particolarmente vulnerabile alla scarsità d'acqua. Il Po, il principale fiume della regione, ha raggiunto livelli critici in diversi punti lungo il suo corso, limitando le portate disponibili per le derivazioni agricole.

La crisi idrica si sovrappone a un'ondata di calore eccezionale che ha interessato il nord Italia a luglio. Secondo i dati meteorologici, le temperature hanno superato i 35 gradi centigradi per gran parte della settimana, accelerando l'evaporazione dalle riserve superficiali e aumentando la domanda irrigua proprio quando l'offerta di acqua è minima.

Le riserve idriche si stanno esauriendo rapidamente nel nord Italia, con l'agricoltura sotto minaccia mentre il principale fiume della regione si prosciuga, hanno avvertito i funzionari locali venerdì, secondo quanto riportato da The Local Italy l'11 luglio. La situazione è critica in Lombardia, dove la siccità prolungata ha ridotto i flussi dei fiumi ai livelli più bassi della stagione estiva.

La Lombardia è la regione agricola più produttiva d'Italia. Produce il 30 per cento del valore agricolo nazionale, grazie a un sistema intensivo di irrigazione che sfrutta le acque del Po e dei suoi tributari. La regione coltiva riso, mais, barbabietola da zucchero e foraggio in quantità industriali, con un fatturato agricolo di circa 6 miliardi di euro annui.

Il Po, il fiume più lungo d'Italia, è la spina dorsale dell'irrigazione lombarda. Lungo più di 650 chilometri, il Po attraversa il Piemonte e la Lombardia prima di sfociare nel mare Adriatico. A luglio, il suo livello è sceso significativamente al di sotto della media storica, secondo i dati della Protezione Civile citati da The Local Italy.

Secondo i dati meteorologici riportati da The Local Italy, le temperature hanno superato i 35 gradi centigradi per gran parte della settimana, accelerando l'evaporazione dalle riserve superficiali e aumentando la domanda irrigua proprio quando l'offerta di acqua è minima.

Gli agricoltori lombardi affrontano una scelta difficile: ridurre la superficie irrigata, accettare una perdita di raccolto, o competere per le acque disponibili a prezzi crescenti. I consorzi irrigui, che gestiscono le derivazioni dal Po, hanno già implementato razionamenti nei giorni precedenti. Secondo le fonti locali citate da The Local Italy, alcuni agricoltori hanno ridotto le irrigazioni del 20-30 per cento rispetto ai livelli normali.

Il riso è la coltura più vulnerabile. La Lombardia produce il 50 per cento del riso italiano, con circa 200 mila ettari coltivati. Il riso richiede sommersione continua per gran parte del ciclo vegetativo, consumando tra i 10 mila e i 15 mila metri cubi di acqua per ettaro. Una riduzione della disponibilità idrica di anche il 10 per cento si traduce in perdite significative di produzione e qualità.

Il mais, la seconda coltura irrigua per importanza in Lombardia, è leggermente più resiliente al deficit idrico ma comunque vulnerabile. La barbabietola da zucchero e il foraggio per l'alimentazione del bestiame completano il quadro di dipendenza dall'irrigazione. Insieme, queste colture rappresentano circa il 60 per cento del valore agricolo lombardo.

La siccità del 2026 non è un evento isolato. Negli ultimi cinque anni, il nord Italia ha affrontato tre episodi significativi di siccità: 2022, 2023 e 2024. Secondo i dati climatici, la frequenza e l'intensità della siccità estiva sono aumentate nella regione, un segnale coerente con le proiezioni dei modelli climatici globali per l'Europa meridionale e centrale.

Il cambiamento climatico è il fattore di fondo. Le Alpi, che alimentano il Po attraverso lo scioglimento della neve primaverile, hanno registrato una riduzione della copertura nevosa invernale. Secondo il New York Times e altre fonti internazionali, le Alpi hanno perso circa il 50 per cento della loro copertura glaciale negli ultimi 30 anni, riducendo la disponibilità di acqua nei mesi estivi quando la domanda è massima.

Le autorità lombarde stanno valutando interventi a breve e lungo termine. Nel breve periodo, i consorzi irrigui stanno negoziando con le regioni a monte (Piemonte) per mantenere le portate del Po. Nel lungo periodo, la Lombardia sta investendo in infrastrutture di stoccaggio e in pratiche agricole più efficienti, come l'irrigazione a goccia e la selezione di varietà colturali più resistenti alla siccità.

L'economia agricola lombarda è già sotto pressione da altri fattori. I prezzi delle materie prime agricole sono volatili, i costi di produzione sono aumentati a causa dell'inflazione energetica post-2022, e la concorrenza dalle importazioni continentali è intensa. La siccità è un ulteriore shock che riduce la competitività delle aziende agricole regionali.

Il settore zootecnico, che dipende dal foraggio prodotto in Lombardia, è particolarmente esposto. La Lombardia alleva circa 5 milioni di capi di bestiame, il 30 per cento del totale nazionale. Se la produzione di foraggio locale si riduce, i costi di alimentazione aumenteranno, pressando i margini degli allevatori.

Le conseguenze economiche si estenderanno a valle. L'industria lattiero-casearia lombarda, che produce il Grana Padano e il Taleggio, dipende dalla disponibilità di latte da bestiame alimentato con foraggio locale a costi contenuti. Una riduzione della disponibilità di foraggio comporterà aumenti dei costi di produzione e, potenzialmente, una riduzione della competitività internazionale dei formaggi DOP lombardi.

Le autorità regionali hanno dichiarato lo stato di crisi idrica, un passo che consente ai consorzi irrigui di attingere da riserve di emergenza e di implementare razionamenti senza procedimenti amministrativi prolungati. Secondo The Local Italy, la dichiarazione è stata fatta in coordinamento con il governo nazionale e le regioni limitrofe.

La siccità è anche una questione di equità territoriale. Il nord Italia, nonostante la sua ricchezza, è vulnerabile a shock climatici perché la sua economia agricola è stata costruita su presupposti di disponibilità idrica abbondante. Il sud Italia, storicamente più povero, ha sviluppato agricolture più resistenti alla siccità, ma senza le infrastrutture di irrigazione del nord.

Guardando avanti, la Lombardia dovrà adattarsi a un regime climatico più secco e variabile. Questo comporterà investimenti significativi in infrastrutture idriche, ricerca agricola e transizione verso colture meno idrovore. Nel medio termine, la regione potrebbe perdere competitività nel riso e nel mais, due colture tradizionali, a favore di colture alternative come le leguminose e le colture da energia.

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