REGIONI
Le risaie piemontesi bruciano nella siccità estiva
L'Autorità del Bacino del Po dichiara stato critico. I fiumi del Nord non hanno acqua per l'irrigazione estiva.
Lorenzo Ferraris633 wordsEdition №37lunedì 6 luglio 2026 — Edizione № 37
L'Autorità del Bacino del Po ha dichiarato venerdì che i fiumi italiani si trovano in stato critico per la siccità. Le previsioni meteorologiche non sono incoraggianti per i prossimi giorni, secondo quanto riportato da The Local Italy. Nel Piemonte, il principale distretto risicolo d'Europa, la situazione è diventata emergenziale con l'inizio dell'estate.
Sharon Angoli, agricoltrice della provincia di Pavia, ha descritto a The Local Italy come l'estate sia arrivata troppo presto e le erbacce stiano invadendo le risaie aride. La mancanza d'acqua nei canali di irrigazione mette a rischio il raccolto di riso, coltura che genera miliardi di euro annui nell'economia regionale.
L'ondata di caldo europea, che gli esperti definiscono già tra le peggiori mai registrate, secondo The Local Italy, aggrava la crisi idrica del bacino del Po. Le temperature anomale riducono i deflussi dai ghiacciai alpini e accelerano l'evaporazione dai laghi e dai fiumi della regione.
La mancanza d'acqua nei canali di irrigazione mette a rischio il raccolto di riso, coltura che genera miliardi di euro annui nell'economia regionale e impiega decine di migliaia di lavoratori stagionali.
La provincia di Pavia, cuore della coltivazione risicola italiana, dipende da un complesso sistema di canali irrigui alimentati dal Ticino e dal Naviglio Grande. Quando il Po e i suoi affluenti scendono sotto livelli critici, come accade ora, l'intera filiera del riso entra in crisi. The Local Italy ha riferito che le erbacce invasive prosperano nelle risaie disidratate, riducendo ulteriormente la resa.
Il riso piemontese rappresenta circa il 60% della produzione italiana e il 10% di quella mondiale. La coltura richiede irrigazione costante durante i mesi estivi; una siccità prolungata può decimare il raccolto e generare perdite economiche significative per migliaia di aziende agricole.
Roma ha annunciato il suo primo piano di adattamento climatico, denominato Piano Caldo, secondo The Local Italy. La strategia è stata presentata mentre i dati mostrano che le estati italiane stanno diventando più calde a causa del cambiamento climatico causato dall'uomo. Tuttavia, il piano nazionale arriva quando il Piemonte affronta già l'emergenza idrica dell'estate 2026.
L'Autorità del Bacino del Po, che coordina la gestione delle acque nel nord Italia, ha indicato che la situazione potrebbe peggiorare. La mancanza di precipitazioni significative nelle ultime settimane ha ridotto i livelli dei serbatoi alpini, fondamentali per mantenere i deflussi durante la stagione secca.
Gli agricoltori piemontesi si trovano in una posizione difficile. Non possono interrompere l'irrigazione senza perdere il raccolto, ma l'acqua disponibile è insufficiente per tutte le risaie. Alcuni distretti hanno già dovuto razionare l'acqua, privilegiando le colture più redditizie.
La crisi idrica ha ripercussioni anche sul settore energetico. La produzione idroelettrica delle centrali alpine, che rappresenta una quota significativa dell'energia rinnovabile italiana, è calata a causa dei bassi livelli d'acqua nei bacini.
Il Piemonte non è l'unica regione colpita. Anche la Lombardia, l'Emilia-Romagna e il Veneto segnalano condizioni critiche nei loro sistemi idrici. The Local Italy ha riferito che la siccità rappresenta una sfida strutturale per l'agricoltura del nord Italia, non un episodio isolato.
Gli esperti climatici citati da The Local Italy sottolineano che l'ondata di caldo di fine giugno 2026 si colloca tra i peggiori eventi mai registrati, rivaleggiando persino con l'anomalia del 2003. Se le temperature rimangono elevate e le precipitazioni scarse, il deficit idrico potrebbe protrarsi oltre l'estate.
Le istituzioni regionali hanno avviato negoziati con il governo nazionale per ottenere risorse d'emergenza. Il Piano Caldo di Roma prevede misure di adattamento, ma gli agricoltori piemontesi avvertono che le soluzioni a lungo termine richiedono investimenti significativi in infrastrutture idriche e gestione sostenibile delle risorse.
La crisi del 2026 evidenzia una tensione strutturale: il Piemonte produce riso di qualità mondiale, ma la disponibilità d'acqua è sempre più incerta. Senza interventi di adattamento, la redditività della coltura risicola potrebbe calare significativamente nei prossimi decenni, con conseguenze per l'occupazione rurale e l'economia regionale.
