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NAZIONALE

La crisi idrica devasta le risaie piemontesi, la siccità minaccia il raccolto

L'estate è arrivata troppo presto nella regione risicola più importante d'Europa. The Local Italy riferisce che le erbacce invadono le risaie aride della provincia di Pavia.

Lorenzo Ferraris1,420 wordsEdition №36domenica 5 luglio 2026 — Edizione № 36

L'estate è arrivata troppo presto nella regione risicola più importante d'Europa, mettendo a rischio il raccolto annuale di riso nelle province piemontesi e lombarde. The Local Italy ha riferito che le erbacce stanno invadendo le risaie aride della provincia di Pavia, dove la siccità ha ridotto drasticamente la disponibilità di acqua per l'irrigazione.

La siccità che colpisce il bacino del Po rappresenta una minaccia strutturale all'agricoltura irrigua della regione, un settore che ha generato per decenni una ricchezza significativa per il Piemonte e la Lombardia. The Local Italy ha sottolineato che le previsioni meteorologiche non sono incoraggianti per i prossimi giorni, suggerendo che la crisi potrebbe prolungarsi.

L'Autorità del Bacino del Po (ADBPO) ha dichiarato a The Local Italy che diversi corsi d'acqua nell'Italia settentrionale sono in 'stato critico'. Il Po stesso, arteria principale della regione, scorre a livelli storicamente bassi, compromettendo l'irrigazione di milioni di ettari di terreno agricolo.

L'estate è arrivata troppo presto nella regione risicola più importante d'Europa, mettendo a rischio il raccolto annuale di riso nelle province piemontesi e lombarde. The Local Italy ha riferito che le erbacce stanno invadendo le risaie aride della provincia di Pavia, dove la siccità ha ridotto drasticamente la disponibilità di acqua per l'irrigazione.

La siccità che colpisce il bacino del Po rappresenta una minaccia strutturale all'agricoltura irrigua della regione, un settore che ha generato per decenni una ricchezza significativa per il Piemonte e la Lombardia. The Local Italy ha sottolineato che le previsioni meteorologiche non sono incoraggianti per i prossimi giorni, suggerendo che la crisi potrebbe prolungarsi.

L'Autorità del Bacino del Po (ADBPO) ha dichiarato a The Local Italy che diversi corsi d'acqua nell'Italia settentrionale sono in 'stato critico'. Il Po stesso, arteria principale della regione, scorre a livelli storicamente bassi, compromettendo l'irrigazione di milioni di ettari di terreno agricolo.

Il Piemonte produce circa il 50% del riso italiano, secondo i dati dell'industria agricola regionale. La provincia di Vercelli e quella di Novara, insieme alle aree limitrofe della provincia di Pavia in Lombardia, costituiscono il cuore della risicoltura italiana. Queste zone dipendono interamente dall'irrigazione artificiale, alimentata dalle acque del Po e dai suoi affluenti, in particolare dal Ticino e dal Sesia.

The Local Italy ha riportato che la crisi idrica non è circoscritta al riso. Anche i coltivatori di mais, soia e altri cereali irrigui affrontano situazioni critiche. L'acqua salata, spinta dalla siccità, sta invadendo il Delta del Po e risalendo i canali irrigui, contaminando i terreni agricoli e rendendo l'acqua inutilizzabile per l'irrigazione.

La siccità odierna si inserisce in un pattern climatico più ampio che The Local Italy ha documentato: le estati italiane stanno diventando sistematicamente più calde e secche a causa del cambiamento climatico causato dall'uomo. Roma ha annunciato il Piano Caldo, il 'primo' piano di adattamento climatico dell'Italia, riconoscendo che la crisi idrica non è un evento episodico ma una nuova realtà strutturale.

Per il Piemonte, la perdita di raccolto comporta conseguenze economiche immediate e a lungo termine. Gli agricoltori risicoli hanno già iniziato a ridurre le superfici coltivate, trasferendo risorse verso colture meno idrovore o abbandonando del tutto l'attività. The Local Italy ha intervistato agricoltori che descrivono la situazione come la peggiore degli ultimi trent'anni.

La carenza d'acqua colpisce anche l'industria alimentare piemontese, che dipende dalla risicoltura per l'approvvigionamento di materie prime. Le aziende che trasformano il riso in prodotti finiti, dalle paste speciali ai risotti pronti, vedono ridursi la disponibilità di materia prima locale e aumentare i costi di approvvigionamento da altre regioni o da importazioni.

L'ADBPO ha messo in atto misure di razionamento dell'acqua, limitando i prelievi dai fiumi e dai canali irrigui. Tuttavia, secondo The Local Italy, queste misure rimangono insufficienti a fronte della gravità della siccità. Gli agricoltori ricevono meno acqua di quella necessaria per mantenere le colture in condizioni ottimali.

La situazione è aggravata dal fatto che il Piemonte non possiede significativi bacini di accumulo artificiale come altre regioni italiane. Le Alpi, che tradizionalmente forniscono acqua attraverso i loro ghiacciai e i loro fiumi, stanno perdendo massa glaciale a un ritmo accelerato, secondo i dati climatici internazionali. Questo ridurrà ulteriormente la disponibilità d'acqua nei prossimi decenni.

The Local Italy ha riferito che i costi dell'acqua per l'irrigazione sono aumentati significativamente. Alcuni agricoltori pagano tariffe fino al 40% più alte rispetto agli anni precedenti per accedere alle stesse quantità di acqua. Questo comprime ulteriormente i margini di profitto in un settore già sottoposto a pressione dai prezzi internazionali delle commodities agricole.

Il governo italiano ha annunciato investimenti nel Piano Caldo per affrontare l'adattamento climatico, ma The Local Italy sottolinea che le misure rimangono ancora largamente teoriche e non hanno ancora prodotto risultati concreti sul terreno. Le infrastrutture irrigue piemontesi, costruite in gran parte nel dopoguerra, richiederebbero investimenti significativi per essere adattate a un clima sempre più arido.

Per il Piemonte, la crisi della risicoltura rappresenta anche una minaccia culturale e identitaria. La risicoltura è radicata nella storia della regione da secoli e ha plasmato il paesaggio, l'economia e le tradizioni culinarie locali. Una perdita di questa coltura comporterebbe una trasformazione profonda della società rurale piemontese.

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