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SICILIA

Venezia, De Angelis e la famiglia napoletana che il mondo osserva

Il Guardian stronca il film in concorso: «Troppi stereotipi». La Sicilia legge la recensione come uno specchio del Sud visto da fuori

Concetta Vassallo536 wordsEdition110giovedì 10 settembre 2026 — Edizione № 110

Il Guardian ha pubblicato la recensione di «The Fire Within You», il film di Edoardo De Angelis presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Il critico scrive che se esistesse un Leone d'oro per il film più italiano della competizione andrebbe proprio a questa opera, un dramma claustrofobico che porta in scena una madre furiosa salita da Napoli per le feste di Natale, con un cappone al seguito.

La recensione non è tenera. Secondo il Guardian il film «surriscalda» la scena con troppi stereotipi, e il titolo della recensione stessa — «overheated family Christmas boils up too many stereotypes» — dice già molto su come il giornale britannico legge il cinema italiano quando racconta il Mezzogiorno.

Per la Sicilia questo non è un dettaglio da rotocalco. Il modo in cui il Sud viene raccontato sullo schermo internazionale è da decenni una questione identitaria: la critica straniera osserva, classifica e talvolta riduce. La recensione del Guardian è l'ennesima prova che l'Italia meridionale, quando arriva a Venezia, viene letta attraverso una griglia di attese precise.

Il tema è noto alla stampa estera: il Mezzogiorno come eccesso, calore, disordine familiare. Ma è anche il terreno su cui registi come De Angelis costruiscono la propria cifra. La domanda, per chi guarda dalla Sicilia, è se questa cifra sia un ponte o una gabbia.

Il festival di Venezia, del resto, è il luogo dove il cinema italiano viene misurato dal mondo. La recensione del Guardian non è un caso isolato: la stampa internazionale tende a leggere il cinema del Sud attraverso categorie che mescolano ammirazione e diffidenza. Il «troppo» — troppo calore, troppo rumore, troppa famiglia — diventa il metro con cui si giudica.

Questa dinamica ha una storia lunga. Dal neorealismo in poi, il Mezzogiorno è stato per il cinema internazionale un paesaggio morale prima che geografico. Registrare oggi come il Guardian accoglie De Angelis significa registrare la persistenza di uno sguardo, non solo il destino di un film.

Per la Sicilia, che condivide con Napoli molti degli stereotipi in questione — il calore, la famiglia, la teatralità — la recensione è anche un promemoria. Quando il Sud si racconta, sceglie sempre se assecondare o contraddire le attese di chi guarda da fuori. Il cinema è uno dei pochi luoghi dove questa scelta è visibile e discussa pubblicamente.

Il film resta in concorso, e la sua sorte al festival sarà decisa da una giuria internazionale. Ma il dibattito che la recensione apre riguarda meno il singolo film e più il rapporto tra l'Italia meridionale e la sua rappresentazione estera. È un dibattito che la Sicilia conosce bene, e che ogni stagione di festival riporta in superficie.

La Mostra del Cinema di Venezia è da sempre il palcoscenico dove l'Italia cinematografica incontra la critica mondiale. Per il Mezzogiorno, ogni passaggio in concorso è un esame: non solo del film, ma del modo in cui una certa idea del Sud viene accettata, premiata o respinta.

Il critico del Guardian non risparmia il suo giudizio, e questo è normale nel mestiere. Ciò che conta, per chi legge da Palermo, è che il Mezzogiorno continui a essere un soggetto del racconto e non solo un'ambientazione. La differenza, in fondo, è tutta lì.

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