The newspaper of Italy, seen from abroad
La Veduta — giornale di idee, cultura e affari
Inaugural Edition № 1
World wire
Back to the edition

UMBRIA

Como vieta le bici in centro: la sicurezza che divide

Il sindaco Rapinese, dopo essere stato investito, ha bandito le due ruote dal centro storico. La polemica arriva anche nei piccoli comuni umbri

Niccolò Mariani680 wordsEdition93lunedì 24 agosto 2026 — Edizione № 93

Il sindaco di Como, Alessandro Rapinese, ha deciso di vietare le biciclette nel centro storico della città lacustre dopo essere stato investito da una bici elettrica. La notizia, riportata dalla BBC e dal Guardian, ha scatenato un acceso dibattito in tutta Italia sulla convivenza tra pedoni e ciclisti negli spazi urbani.

"So cosa significa essere colpito da una di queste bestie", ha dichiarato Rapinese, secondo quanto riporta la BBC, motivando la scelta con ragioni di sicurezza pubblica. Il sindaco ha negato di condurre una vendetta personale contro i ciclisti, ma la reazione pubblica negativa non si è fatta attendere.

La decisione di Como, seppur legata a un caso specifico, tocca un tema che riguarda da vicino anche le città umbre. Perugia, con il suo centro storico in altura e le sue strade strette, e Assisi, meta di pellegrinaggio e turismo di massa, si confrontano quotidianamente con il problema della mobilità dolce e della sicurezza dei pedoni.

Il divieto imposto a Como non è il primo nel suo genere in Italia, ma ha assunto una risonanza particolare perché deciso direttamente dal primo cittadino dopo un'esperienza personale. Il Guardian sottolinea come la scelta di Rapinese abbia diviso l'opinione pubblica: c'è chi la considera una misura necessaria per proteggere i pedoni e chi la vede come un passo indietro rispetto alla promozione della mobilità sostenibile.

La BBC ricorda che le biciclette elettriche, sempre più diffuse, viaggiano a velocità considerevoli e possono rappresentare un pericolo negli spazi pedonali affollati. Il caso di Como ha riportato l'attenzione su un fenomeno che riguarda molte città italiane, dove i centri storici, spesso di origine medievale, non sono stati progettati per accogliere il traffico moderno.

In Umbria, il dibattito sulla mobilità nei centri storici è da tempo al centro dell'agenda politica. A Perugia, la città si sviluppa su più livelli e le scale mobili e il Minimetrò rappresentano una soluzione peculiare per collegare il centro con le zone basse. Ma il problema della convivenza tra pedoni, ciclisti e mezzi di servizio resta aperto, soprattutto nelle ore di punta turistica.

Assisi, che ogni anno accoglie milioni di pellegrini e visitatori, ha già adottato misure per limitare il traffico nel centro storico. Ma la questione delle biciclette, e in particolare delle bici elettriche, è delicata: da un lato c'è la spinta verso una mobilità più verde, dall'altro la necessità di garantire la sicurezza di una popolazione che invecchia e di flussi turistici imponenti.

Il Guardian riporta le critiche delle associazioni ciclistiche, che parlano di una misura eccessiva e controproducente. Secondo i critici, il problema non sono le biciclette in sé ma la mancanza di infrastrutture adeguate e di regole chiare. La soluzione, dicono, non è il divieto ma la progettazione di spazi condivisi e sicuri per tutti.

Il sindaco Rapinese, dal canto suo, ha insistito sulla necessità di proteggere i pedoni, soprattutto gli anziani, che sono i più vulnerabili. Le sue dichiarazioni, riportate dalla BBC, hanno trovato sostegno in una parte dell'opinione pubblica che chiede maggiori controlli e sanzioni per chi circola in modo pericoloso.

La vicenda di Como arriva in un momento in cui molte amministrazioni italiane stanno ripensando la mobilità urbana, spingendo verso la pedonalizzazione e la ciclabilità. Il caso dimostra quanto sia complesso trovare un equilibrio tra esigenze diverse, e quanto le decisioni possano essere influenzate da esperienze personali.

Per le città umbre, la lezione di Como è duplice: da un lato, la necessità di regolamentare l'uso delle biciclette nei centri storici per evitare incidenti; dall'altro, l'importanza di farlo in modo condiviso e non punitivo, per non scoraggiare la mobilità sostenibile che rappresenta una risorsa per il turismo e per la qualità della vita.

Il dibattito è destinato a continuare, anche perché il turismo internazionale, che in Umbria è una voce economica fondamentale, porta con sé abitudini di mobilità diverse da quelle italiane. Le città umbre, come molte altre in Italia, si trovano a dover conciliare la tutela del patrimonio storico con le esigenze di una società in movimento.

Il caso del sindaco di Como ha il merito di aver riportato al centro dell'attenzione un tema che tocca la vita quotidiana di milioni di persone. Che lo si condivida o meno, la sua decisione ha aperto una discussione che difficilmente si chiuderà presto, e che coinvolge anche i piccoli centri dell'Italia interna.

Share