TOSCANA
Il sindaco di Como vieta le bici in centro dopo l'incidente col monopattino
La decisione di Alessandro Rapinese divide la città e riaccende il dibattito sulla mobilità urbana in Italia
Costanza Bardi1,056 wordsEdition №90venerdì 21 agosto 2026 — Edizione № 90
Il sindaco di Como, Alessandro Rapinese, ha emanato un divieto totale per le biciclette nel centro storico della città lombarda, dopo essere stato investito da un monopattino elettrico. La notizia, riportata dalla BBC e dal Guardian, arriva in un momento in cui le città italiane cercano di bilanciare le esigenze della mobilità sostenibile con la sicurezza dei pedoni.
Rapinese ha dichiarato che il provvedimento è stato preso per ragioni di pubblica sicurezza, aggiungendo di sapere "cosa significa essere colpito da una di queste bestie". Il sindaco ha negato di condurre una vendetta personale contro i ciclisti, nonostante le reazioni negative del pubblico.
La decisione ha suscitato un acceso dibattito in tutta Italia, dove molte città stanno affrontando problemi simili legati alla convivenza tra pedoni, ciclisti e monopattini elettrici. La scelta di Como potrebbe diventare un precedente per altri comuni italiani alle prese con la stessa questione.
La notizia arriva dalla vicina Lombardia ma tocca un tema che riguarda da vicino anche la Toscana, dove città come Firenze e Lucca hanno investito molto nella mobilità ciclabile negli ultimi anni. La decisione di Como di vietare le biciclette nel centro storico rappresenta una svolta netta in una regione che ha fatto della bicicletta un simbolo del turismo sostenibile.
Secondo quanto riportato dalla BBC, Rapinese ha emanato il divieto dopo essere stato colpito da un monopattino elettrico mentre camminava per le strade della città. Il sindaco ha descritto l'esperienza come traumatica e ha deciso di agire immediatamente per proteggere i pedoni. "So cosa significa essere colpito da una di queste bestie", ha detto, secondo la BBC.
Il Guardian ha aggiunto che Rapinese nega di condurre una vendetta personale contro i ciclisti, ma la reazione pubblica è stata negativa. Molti residenti e attivisti per la mobilità sostenibile hanno criticato la decisione, definendola una risposta eccessiva a un problema che richiederebbe invece una regolamentazione più attenta.
La scelta di Como solleva questioni più ampie sulla gestione della mobilità urbana in Italia, un paese dove le città storiche hanno strade strette e medievali, spesso inadatte al traffico moderno. La Toscana, con i suoi centri storici patrimonio dell'UNESCO, osserva con attenzione questa vicenda, consapevole che potrebbe influenzare le politiche future in tutta la penisola.
A Firenze, il dibattito sulla mobilità è da anni al centro dell'agenda politica. La città ha introdotto progressive limitazioni al traffico nel centro storico e ha promosso l'uso della bicicletta come alternativa sostenibile. Ma la convivenza tra ciclisti, monopattini e pedoni resta una questione irrisolta, come dimostrano le segnalazioni quotidiane di incidenti e conflitti.
Il caso di Como potrebbe quindi avere ripercussioni ben oltre i confini della città lombarda. Le associazioni di categoria e i movimenti per la mobilità sostenibile temono che il divieto possa essere imitato da altri comuni, invertendo la tendenza degli ultimi anni che ha visto un aumento dell'uso della bicicletta nelle città italiane.
Secondo il Guardian, la decisione di Rapinese arriva in un momento in cui il governo italiano sta discutendo nuove norme sulla sicurezza stradale, con particolare attenzione ai monopattini elettrici. Il ministro dei Trasporti avrebbe espresso preoccupazione per l'aumento degli incidenti, ma non ci sono ancora proposte concrete a livello nazionale.
Intanto, a Como, la protesta dei ciclisti non si è fatta attendere. Alcuni residenti hanno organizzato una pedalata di protesta per domenica prossima, mentre altri hanno lanciato una petizione online per chiedere al sindaco di ritirare il provvedimento. La petizione avrebbe già raccolto migliaia di firme, secondo quanto riportato dalla stampa internazionale.
La questione tocca anche il tema del turismo. Como, come molte città italiane, dipende fortemente dal turismo, e i turisti sono spesso tra i principali utilizzatori di biciclette e monopattini a noleggio. Un divieto totale potrebbe scoraggiare i visitatori, che vedono nella bicicletta un modo per esplorare la città in modo sostenibile.
In Toscana, le città d'arte come Siena e San Gimignano hanno già adottato misure restrittive per il traffico nei centri storici, ma hanno optato per soluzioni più sfumate, come limitazioni orarie e zone a traffico limitato. Il modello di Como, più radicale, potrebbe essere visto come un punto di riferimento o come un monito, a seconda delle prospettive.
La vicenda di Como evidenzia anche una tensione generazionale. I monopattini elettrici sono stati introdotti in Italia solo pochi anni fa, ma hanno rapidamente conquistato i giovani, mentre gli anziani li vedono spesso come una minaccia. Il sindaco Rapinese, colpito da un monopattino, incarna questa tensione.
Secondo la BBC, Rapinese ha dichiarato che il divieto rimarrà in vigore fino a quando non verranno definite nuove regole per la circolazione dei monopattini e delle biciclette nel centro storico. Ha anche annunciato l'intenzione di introdurre un sistema di permessi per i residenti, ma i dettagli non sono ancora stati definiti.
La decisione di Como arriva in un'estate segnata da altri episodi simili in Italia. A Roma, il Campidoglio ha recentemente annunciato nuove restrizioni per i monopattini nelle zone archeologiche, mentre a Milano si discute di un piano per separare le piste ciclabili dai marciapiedi. Il dibattito è nazionale e non mostra segni di attenuazione.
Per la Toscana, la vicenda di Como offre l'occasione per riflettere su come le città d'arte possono conciliare la tutela del patrimonio con le esigenze della mobilità moderna. Firenze, in particolare, è da anni alle prese con il problema del turismo di massa e della congestione nel centro storico, e la soluzione non è semplice.
Il Guardian ha sottolineato che la reazione pubblica negativa al divieto di Como dimostra quanto sia sensibile il tema della mobilità in Italia. Molti cittadini vedono la bicicletta non solo come un mezzo di trasporto, ma come un simbolo di un modo di vivere più sano e sostenibile. Un divieto totale rischia di essere percepito come un passo indietro.
Nei prossimi giorni, il sindaco di Como incontrerà le associazioni dei ciclisti e dei commercianti per discutere il provvedimento. Secondo la BBC, Rapinese ha detto di essere aperto a modifiche, ma ha ribadito che la sicurezza dei pedoni resta la priorità assoluta. La vicenda è destinata a rimanere sotto i riflettori.
In attesa di sviluppi, la Toscana osserva e impara. La regione, che ha fatto della qualità della vita uno dei suoi punti di forza, sa che la mobilità è una questione cruciale per il futuro delle sue città. La soluzione, probabilmente, non sarà un divieto totale, ma una regolamentazione più intelligente e condivisa.
