FRIULI-VENEZIA GIULIA
Slovenia rovescia la rotta: giù la bandiera palestinese con Jansa
Il nuovo premier sloveno abbassa il simbolo dopo due anni. Trieste osserva il voltafaccia di Lubiana verso Israele e l'Ue.
Sergio Madrussan1,247 wordsEdition №8domenica 7 giugno 2026 — Edizione № 8

Meno di un'ora dopo il giuramento, il nuovo primo ministro sloveno Janez Jansa ha ordinato di abbassare la bandiera palestinese che sventolava dal palazzo del governo di Lubiana da due anni. Bloomberg ha riferito del gesto simbolico venerdì, descrivendo il cambio di rotta come una dichiarazione di intenti verso Israele e una rottura netta con la politica del governo precedente.
La mossa arriva mentre la Slovenia affronta tensioni crescenti con il trasporto aereo internazionale. Secondo Haaretz, mercoledì scorso le autorità slovene hanno impedito a un volo Israir di atterrare nel paese per ragioni politiche, costringendo il velivolo a dirottarsi in Croazia. La compagnia aerea israeliana ha denunciato una «violazione palese» degli accordi europei sull'aviazione civile.
Per Trieste e il Friuli-Venezia Giulia, il cambio di governo a Lubiana rappresenta una frattura nelle dinamiche regionali. La Slovenia è il principale vicino dell'Italia nel Nordest, e la sua politica estera influisce direttamente sugli equilibri commerciali, sui flussi migratori e sulla cooperazione transfrontaliera che caratterizza questa zona di confine.
Jansa, che ha già guidato la Slovenia per tre mandati precedenti, ritorna al potere in un momento di tensione geopolitica acuta. Bloomberg descrive il gesto della bandiera palestinese come un segnale inequivocabile: il nuovo governo sloveno intende allinearsi più strettamente con Israele e con le posizioni occidentali tradizionali, abbandonando la linea più critica adottata dal governo uscente.
La decisione di vietare l'atterraggio al volo Israir rivela però una contraddizione che attraversa la politica slovena. Haaretz cita il CEO della compagnia aerea israeliana, che ha definito il blocco una «violazione blatante» dei diritti di navigazione aerea garantiti dall'Unione europea. Lo stesso Jansa, pur abbassando la bandiera palestinese, non ha ancora chiarito se intende revocare il divieto di atterraggio o modificare la posizione slovena sui voli israeliani.
Questo caos diplomatico ha conseguenze dirette per il Friuli-Venezia Giulia. La Slovenia è il ponte tra l'Italia e i Balcani, e il porto di Trieste dipende in parte dai flussi commerciali che passano attraverso Lubiana e la regione slovena. Un governo sloveno più orientato verso Israele potrebbe significare una riallineamento delle priorità geopolitiche della regione, con effetti sulla cooperazione transfrontaliera e sui negoziati commerciali.
La bandiera palestinese è stata issata due anni fa dal governo di sinistra sloveno come gesto di solidarietà con i palestinesi durante l'escalation del conflitto israelo-palestinese. Il suo abbassamento rappresenta non solo un cambio di simboli, ma una rotazione ideologica che riposiziona la Slovenia nel campo occidentale più conservatore, allontanandola da una posizione di equidistanza.
Bloomberg sottolinea che Jansa è noto per le sue posizioni euroscettiche e nazionaliste, anche se questa volta il gesto pro-Israele lo allinea temporaneamente con il mainstream europeo. Tuttavia, la sua storia di conflitti con le istituzioni europee suggerisce che questo allineamento potrebbe essere tattico piuttosto che strategico.
Per Trieste, il ritorno di Jansa solleva interrogativi sulla cooperazione regionale. La città è un crocevia di rotte commerciali che collegano l'Europa centrale ai Balcani, e la Slovenia è un attore cruciale in questa geometria. Un governo sloveno più rigido e nazionalista potrebbe complicare i negoziati su questioni come la gestione dei flussi migratori, le infrastrutture portuali condivise e gli accordi commerciali regionali.
Il divieto di atterraggio al volo Israir, inoltre, solleva questioni pratiche per il trasporto aereo regionale. Se la Slovenia continua a bloccare i voli israeliani, potrebbe crearsi un precedente che influisce sui corridoi aerei che collegano Trieste e la regione con il resto d'Europa. Le compagnie aeree potrebbero essere costrette a modificare i loro itinerari, con costi aggiuntivi e inefficienze logistiche.
Haaretz riferisce che Israir ha minacciato azioni legali contro la Slovenia presso le istituzioni europee. Se il caso arrivasse davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea, potrebbe stabilire un precedente sulla libertà di circolazione aerea all'interno dello spazio Schengen, con implicazioni per tutti gli stati membri, inclusa l'Italia.
La mossa di Jansa riflette anche una più ampia polarizzazione in Europa centrale e orientale. Bloomberg nota che il nuovo primo ministro sloveno rappresenta una tendenza conservatrice e nazionalista che sta guadagnando terreno in tutta la regione. Questo potrebbe significare una maggiore frammentazione politica nel Nordest europeo, con effetti sulla coesione dell'Unione europea e sulla capacità della regione di affrontare sfide comuni come la migrazione e la sicurezza.
Per il Friuli-Venezia Giulia, il cambio di governo a Lubiana rappresenta un momento di incertezza. La regione ha costruito negli ultimi decenni una rete di relazioni transfrontaliere basata sulla cooperazione e sul dialogo. Un governo sloveno più rigido e nazionalista potrebbe mettere in discussione questi equilibri, specialmente se Jansa decide di adottare politiche più restrittive nei confronti dell'immigrazione o del commercio transfrontaliero.
La questione della bandiera palestinese, infine, non è puramente simbolica. Rappresenta una scelta di campo geopolitico che avrà ripercussioni concrete sulla politica estera slovena e, di conseguenza, sulla stabilità e sulla cooperazione nella regione del Nordest europeo. Trieste e il Friuli-Venezia Giulia dovranno adattarsi a questo nuovo scenario, cercando di mantenere le relazioni costruttive con la Slovenia pur navigando le acque più turbolente della politica slovena contemporanea.
