CULTURA
Le sorelle Wulz sfidarono il fascismo con l'obiettivo
La storia della fotografia come atto di libertà nelle mani di due donne, secondo il Guardian
Costanza Bardi264 wordsEdition №98sabato 29 agosto 2026 — Edizione № 98
Il Guardian ha riportato questa settimana la storia di Wanda e Marion Wulz, due fotografe che negli anni Venti e Trenta sfidarono il patriarcato dell'Italia fascista. Le sorelle ritraevano ballerine, schermidori, donne di cultura e persino il loro gatto Mucincina in scatti che incarnavano una libertà proibita. Secondo il quotidiano britannico, in quei tempi fascisti le donne non erano libere: erano considerate madri e casalinghe.
La loro pratica fotografica era un atto politico mascherato. Ogni ritratto di una donna che guardava l'obiettivo con consapevolezza, ogni composizione che le mostrava come soggetti e non come ornamenti domestici, contraddiceva la narrativa ufficiale. Il regime controllava l'immagine pubblica; le Wulz la reinventavano negli studi fotografici.
Secondo il Guardian, il loro archivio fotografico è stato in gran parte disperso o dimenticato nel secondo dopoguerra. Solo negli ultimi anni il loro contributo alla storia della fotografia italiana è stato riscoperto. Il quotidiano britannico osserva che la loro storia è ancora poco conosciuta al grande pubblico.
