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FRIULI-VENEZIA GIULIA

Le sorelle Wulz, il gatto e la sfida al fascismo: Trieste riscopre le sue fotografe

Il Guardian racconta Wanda e Marion Wulz, che usarono l'obiettivo per sfidare il patriarcato del regime. Una storia che appartiene alla città giuliana.

Sergio Madrussan752 wordsEdition97venerdì 28 agosto 2026 — Edizione № 97

Il Guardian ha dedicato un ampio servizio alle sorelle Wanda e Marion Wulz, fotografe di Trieste che sfidarono il patriarcato dell'Italia fascista attraverso i loro scatti. Nel loro studio, immortalarono ballerine, schermidori e donne famose, ma anche il loro gatto Mucincina, trasformato in un'arma di resistenza culturale.

Secondo il quotidiano britannico, le sorelle Wulz rappresentano una pagina dimenticata della storia della fotografia italiana, un esempio di come l'arte possa diventare strumento di libertà in un regime autoritario. Le loro opere, riscoperte solo di recente, raccontano una Trieste cosmopolita e aperta, in contrasto con la propaganda del regime.

La storia delle sorelle Wulz è anche la storia di una città. Trieste, all'epoca crocevia di culture e nazionalità, offrì a queste donne uno spazio di libertà che altrove sarebbe stato impensabile. Il loro studio fotografico divenne un punto di riferimento per l'intellighenzia cittadina.

Wanda Wulz, nata a Trieste nel 1903, e sua sorella Marion, di due anni più giovane, ereditarono lo studio fotografico di famiglia in una delle vie centrali della città. Secondo il Guardian, le due sorelle trasformarono quello spazio in un laboratorio creativo dove la fotografia diventava un mezzo per esplorare l'identità femminile e sfidare le convenzioni sociali.

Il servizio del Guardian si concentra in particolare sul ritratto del gatto Mucincina, che le sorelle fotografarono in pose antropomorfe, trasformandolo in una sorta di alter ego ironico. In un'epoca in cui il regime fascista imponeva modelli rigidi di genere e comportamento, quelle immagini giocose rappresentavano una forma sottile di dissidenza.

Le sorelle Wulz fotografarono alcune delle donne più famose dell'epoca: attrici, atlete, artiste che sfidavano gli stereotipi con la loro stessa esistenza. Il Guardian sottolinea come questi ritratti offrano uno spaccato di un'Italia diversa da quella propagandata dal regime, un'Italia fatta di donne moderne, indipendenti e creative.

Il contesto storico è quello degli anni Venti e Trenta, quando il fascismo imponeva una visione della donna legata alla famiglia e alla maternità. Le sorelle Wulz, con i loro scatti, raccontavano un'altra storia: quella di donne che ballavano, facevano sport, lavoravano e vivevano la città con libertà.

Trieste, in quegli anni, era una città particolare. Crocevia di culture italiana, slovena, tedesca ed ebraica, manteneva una vivacità intellettuale che il regime faticava a controllare. Lo studio delle sorelle Wulz era frequentato da artisti, scrittori e intellettuali che trovavano nella fotografia un linguaggio comune.

Secondo il Guardian, la riscoperta delle sorelle Wulz è recente e si inserisce in un più ampio movimento di rivalutazione delle artiste donne del Novecento. Le loro fotografie sono oggi esposte in musei e gallerie di tutto il mondo, e la loro storia è diventata un simbolo di resistenza culturale.

Il gatto Mucincina, in particolare, è diventato una figura iconica. Il Guardian racconta come le sorelle lo fotografassero in pose umane, con occhiali, cappelli e oggetti di scena, creando immagini surreali e ironiche che anticipavano di decenni la fotografia concettuale.

La storia delle sorelle Wulz è anche una storia di marginalità. Nonostante il loro talento, le due fotografe non ottennero in vita il riconoscimento che meritavano. Come molte artiste del loro tempo, furono oscurate dai colleghi uomini e solo oggi la critica internazionale sta riscoprendo il loro contributo.

Per Trieste, la riscoperta delle sorelle Wulz rappresenta un'occasione per riappropriarsi di una pagina della propria storia culturale. La città, che ha fatto della sua identità multiculturale un punto di forza, ritrova in queste due figure un esempio di come la diversità possa diventare creatività.

Il servizio del Guardian si inserisce in un più ampio interesse internazionale per la storia culturale italiana. Negli ultimi anni, diverse testate straniere hanno raccontato le figure dimenticate dell'arte e della cultura italiane, contribuendo a riscrivere una storia troppo a lungo dominata da protagonisti maschili.

Le fotografie delle sorelle Wulz sono oggi conservate in archivi pubblici e privati, e diverse mostre sono state organizzate in Italia e all'estero. Secondo il Guardian, il loro lavoro è stato recentemente esposto a Londra, suscitando l'interesse di critici e appassionati.

La loro eredità, però, va oltre la fotografia. Le sorelle Wulz rappresentano un esempio di coraggio e indipendenza in un'epoca di conformismo, una lezione che risuona ancora oggi in una città come Trieste, che ha sempre dovuto negoziare la propria identità tra culture diverse.

Il Guardian chiude il suo servizio con una riflessione sul significato del loro lavoro: in un'epoca in cui le immagini sono ovunque, le fotografie delle sorelle Wulz ci ricordano che l'obiettivo può essere uno strumento di libertà e di verità, anche quando il mondo intorno sembra voler imporre il silenzio.

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