MOLISE
La guerra delle spiagge libere arriva anche al Molise: 8.000 km di costa in mani private
Il Guardian racconta la battaglia contro i monopoli balneari in Italia. Nel Molise, i 35 km di costa affrontano lo stesso conflitto tra accesso pubblico e profitto privato.
Antonio Petrella824 wordsEdition №51lunedì 20 luglio 2026 — Edizione № 51
La costa italiana è diventata un bene di lusso. Secondo il Guardian, quasi tutti gli 8.000 chilometri di litorale peninsulare sono gestiti da operatori privati che controllano l'accesso, affittano lettini e ombrelloni, e lucrare sui servizi. I sostenitori delle 'spiagge libere' stanno combattendo questa privatizzazione, sfidando la mafia, gli apparati dello Stato e il modello economico che ha trasformato la spiaggia in una merce.
Il Molise, con i suoi 35 chilometri di costa nel Basso Molise — la fascia costiera che si estende da Termoli a Santa Croce di Magliano — non è estraneo a questo conflitto. Le spiagge della regione, pur meno celebri di quelle della Campania o della Puglia, sono sottoposte allo stesso regime di concessioni private che limita l'accesso pubblico.
Il Guardian descrive come il sistema dei lidi privati sia intrecciato con la criminalità organizzata, la corruzione amministrativa e una legislazione frammentaria che favorisce i concessionari. Nel Molise, dove l'economia turistica è ancora fragile e la costa rimane una risorsa sottosfruttata, la lotta per le spiagge libere rivela tensioni più profonde sulla proprietà del territorio e sull'equità di accesso.
Termoli, il principale porto e centro balneare del Molise, è il palcoscenico locale di questa battaglia. Le spiagge della città sono in larga parte gestite da concessionari privati, che controllano sia l'accesso che i prezzi. Un visitatore che desideri una spiaggia senza pagare un lettino e un ombrellone trova spazi sempre più ristretti, confinati ai margini delle proprietà private.
Secondo il rapporto del Guardian, il monopolio dei lidi privati è sostenuto da concessioni governative che durano decenni e raramente vengono riviste o aperte a nuovi operatori. Questo crea un sistema feudale dove pochi concessionari controllano risorse pubbliche e ricavano profitti privati senza reale competizione o responsabilità verso la comunità.
Nel Molise, la situazione è complicata dall'economia turistica debole. A differenza della Costa Amalfitana o della Riviera Romagnola, il litorale molisano attrae un numero modesto di turisti, principalmente italiani e alcuni europei. I concessionari locali operano con margini più stretti, il che significa che la pressione per massimizzare i profitti dai lettini e dai servizi è ancora più intensa.
Il Guardian sottolinea come i movimenti per le 'spiagge libere' stiano guadagnando forza in tutta Italia, con attivisti che occupano spazi spiaggia, sfidano i concessionari e richiedono una revisione del sistema concessionale. Nel Molise, dove la società civile è più frammentata e i movimenti ambientalisti meno strutturati che al Nord, la resistenza è più silenziosa ma non assente.
La storia delle concessioni balneari italiane risale al secondo dopoguerra, quando lo Stato italiano concesse il controllo delle spiagge a operatori privati per stimolare il turismo e la ripresa economica. Quello che doveva essere un meccanismo temporaneo si è cristallizzato in un monopolio. Nel Molise, come nel resto del Sud, le concessioni sono diventate eredità familiari, trasferite da genitori a figli senza alcun meccanismo di ricambio competitivo.
Il Guardian cita anche il ruolo della criminalità organizzata nel controllo dei lidi privati. Nel Molise, dove la 'ndrangheta calabrese ha storicamente avuto influenza attraverso il contrabbando e il traffico nel porto di Termoli, il controllo di una spiaggia concessionata può rappresentare un'estensione naturale di reti di potere informale. Sebbene non ci siano stati scandali specifici di mafia nei lidi molisani negli ultimi anni, la struttura del monopolio rimane vulnerabile a infiltrazioni.
La questione delle spiagge libere tocca anche il diritto costituzionale italiano. La Costituzione afferma che il demanio marittimo appartiene allo Stato e non può essere privatizzato. Tuttavia, il sistema delle concessioni crea una zona grigia dove l'accesso pubblico è teoricamente garantito ma praticamente ostacolato da barriere economiche e amministrative.
Nel Molise, la costa rimane una risorsa largamente inespressa per lo sviluppo economico. Il turismo balneare potrebbe essere un volano per l'economia regionale, specialmente in un contesto di depopolazione rurale e declino dell'agricoltura tradizionale. Tuttavia, finché le spiagge rimangono monopolizzate da concessionari privati che non hanno incentivi a innovare o ampliare l'offerta, il potenziale turistico della regione rimane bloccato.
Il Guardian racconta come i movimenti per le spiagge libere non chiedono necessariamente la scomparsa completa dei servizi privati, ma una ridistribuzione equa dello spazio e della risorsa. Nel Molise, un compromesso simile potrebbe significare riservare porzioni significative di spiaggia all'accesso libero, mentre altri tratti rimangono gestiti da concessionari, creando una vera competizione e una diversità di offerta.
La battaglia per le spiagge libere è anche una battaglia per la memoria e l'identità. Nel Molise, dove la costa è stata storicamente sottovalutata rispetto all'interno agricolo, il diritto di accesso pubblico alle spiagge rappresenta il diritto a una risorsa naturale che appartiene a tutti, non solo ai ricchi o ai fortunati abbastanza da vivere vicino ai lidi privati.
Guardando avanti, il Molise potrebbe trovarsi al centro di una spinta nazionale per riformare il sistema concessionale. La Commissione europea ha iniziato a scrutinare i monopoli italiani sulle risorse costiere, considerandoli potenzialmente contrari alle norme sulla concorrenza. Una riforma forzata dalle istituzioni europee potrebbe aprire spazi per il cambiamento anche nel Molise.
