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BASILICATA

Sei Paesi Ue chiedono una tassa sugli extraprofitti: la Basilicata osserva

La regione che ospita il più grande giacimento onshore d'Italia segue il dibattito europeo

Pietro Lasorsa635 wordsEdition94martedì 25 agosto 2026 — Edizione № 94

Sei paesi dell'Unione europea stanno intensificando gli appelli per una tassa straordinaria a livello di blocco sulle compagnie petrolifere, mentre i profitti aumentano a causa della guerra in Medio Oriente, secondo una lettera vista dall'AFP e riportata da The Local Italy domenica.

La richiesta arriva in un momento in cui i prezzi dell'energia tornano a salire e i governi cercano di bilanciare la necessità di finanziare la transizione con la pressione dei cittadini sulle bollette.

La lettera, firmata da sei governi europei, chiede alla Commissione europea di considerare un'imposta sugli extraprofitti delle aziende energetiche, un dibattito che era già emerso durante la crisi energetica del 2022 ma che ora torna con forza mentre il conflitto in Medio Oriente continua a far salire i prezzi del petrolio e del gas.

Per la Basilicata la questione non è astratta. La regione ospita il più grande giacimento onshore d'Italia, gestito da una joint venture tra una major europea e una società statale algerina, che produce una quota significativa del petrolio nazionale. Il dibattito sulla tassazione degli extraprofitti tocca direttamente una terra che da decenni vive il paradosso dell'estrazione: ricchezza di risorse e infrastrutture che invecchiano.

Secondo quanto riportato da The Local Italy, la lettera dei sei paesi arriva mentre i profitti delle compagnie petrolifere aumentano sensibilmente a causa dell'instabilità in Medio Oriente. I governi firmatari sostengono che una parte di questi guadagni straordinari debba essere redistribuita per sostenere le famiglie e finanziare la transizione energetica.

Il tema della tassazione energetica ha una lunga storia in Europa. Durante la crisi del 2022, l'Unione europea aveva introdotto un contributo temporaneo sugli extraprofitti delle aziende del settore, ma molte capitali lo considerarono insufficiente. Ora, con un nuovo picco dei prezzi, la richiesta torna con forza.

In Basilicata, il dibattito sull'estrazione petrolifera è stato a lungo centrale. Il giacimento di Val d'Agri, scoperto negli anni Novanta, ha portato royalties e occupazione ma anche proteste per l'impatto ambientale e i problemi di salute denunciati dai residenti. La regione ha visto negli anni un'alternanza di sostegno e opposizione all'attività estrattiva, con movimenti locali che chiedono maggiore trasparenza e compensazioni.

La richiesta dei sei paesi europei potrebbe avere implicazioni dirette per le casse pubbliche italiane. Se Bruxelles dovesse adottare una tassa a livello di blocco, le royalties e i profitti delle compagnie che operano in Basilicata potrebbero essere ridiscussi, con effetti sulla distribuzione delle risorse tra Stato centrale e regione.

Il governo italiano, secondo quanto emerge dalla copertura internazionale, ha mantenuto finora una posizione prudente sul tema, preferendo misure mirate piuttosto che un'imposta generalizzata. Ma la pressione dei sei paesi firmatari potrebbe cambiare gli equilibri all'interno del Consiglio europeo.

La Basilicata, con la sua economia fortemente legata all'energia, segue il dibattito con attenzione. La regione ha cercato negli ultimi anni di diversificare, puntando sul turismo culturale — Matera, capitale europea della cultura nel 2019, ha attirato attenzione mondiale — ma l'estrazione resta un pilastro economico.

Per i sindaci dei comuni dell'area di Val d'Agri, la tassa sugli extraprofitti potrebbe significare risorse aggiuntive per infrastrutture e servizi, ma anche un ulteriore campanello d'allarme per le compagnie che potrebbero ridurre gli investimenti. È un equilibrio delicato, che la regione conosce bene.

La lettera dei sei paesi sarà discussa nelle prossime settimane a Bruxelles. Secondo le fonti citate da AFP, i firmatari sperano di portare il tema all'ordine del giorno del prossimo Consiglio europeo, in autunno. Per la Basilicata, la posta in gioco è doppia: le casse pubbliche e il futuro di un settore che ha plasmato il paesaggio e l'economia della regione.

La storia dell'estrazione in Basilicata è segnata da promesse e delusioni. Negli anni Novanta, quando il giacimento fu avviato, si parlava di un'opportunità storica per una delle regioni più povere d'Italia. Oggi, mentre l'Europa discute di tassazione e transizione, quella promessa sembra ancora in bilico.

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