LIGURIA
La tassa turistica che l'Europa già applica, e che la Liguria conosce bene
Il Guardian: mentre l'Inghilterra introduce il prelievo notturno, i comuni italiani a corto di liquidità ne hanno già fatto un pilastro
Marina Doria544 wordsEdition №112venerdì 11 settembre 2026 — Edizione № 112
Il Guardian ha raccontato questa settimana che l'Inghilterra si appresta a introdurre per la prima volta un prelievo turistico per pernottamento, e che la misura arriva in un continente dove gran parte delle città la applica già da anni. Nel pezzo, il giornale britannico definisce la tassa italiana una «manna» per comuni a corto di liquidità.
Per la Liguria la notizia non è una novità. Genova, le Cinque Terre e i comuni della Riviera applicano l'imposta di soggiorno da anni, con aliquote differenziate per stagione e categoria di struttura. È una delle poche entrate comunali che cresce insieme ai flussi.
Il punto che il Guardian solleva riguarda la destinazione del gettito: manutenzione, servizi, decoro urbano. È esattamente il nodo che la costa ligure conosce, dove il numero di visitatori estivi supera di molto la popolazione residente in alcuni borghi.
Il giornale britannico inquadra la questione come un dibattito politico: chi paga, e chi incassa. In Inghilterra la discussione è ancora aperta; in Italia, scrive il Guardian, il meccanismo è consolidato e ha permesso a molte amministrazioni di finanziare la pulizia delle strade e i servizi ai visitatori senza gravare sui residenti.
La differenza che il pezzo mette in luce è di scala. Le città italiane che vivono di turismo hanno costruito nel tempo un sistema di prelievi differenziati, con esenzioni per i residenti e per chi soggiorna per lavoro. È un'architettura che l'Inghilterra dovrà ora costruire da zero.
Sulla costa ligure il tema si intreccia con quello dell'affollamento. I borghi delle Cinque Terre, che il Guardian cita tra le mete italiane più esposte al turismo di massa, hanno da tempo introdotto limiti e sistemi di accesso contingentato per gestire i flussi nei periodi di punta.
La tassa di soggiorno, in questo quadro, non è solo una leva fiscale. È uno strumento con cui i comuni piccoli cercano di far pagare ai visitatori una parte dei costi che il loro arrivo genera: rifiuti, trasporto locale, manutenzione dei sentieri e delle scalinate.
Il Guardian non entra nel dettaglio delle singole amministrazioni liguri, e questo giornale non lo fa al posto suo. Ciò che il pezzo stabilisce è un principio generale: dove il turismo è intenso, il prelievo locale è diventato la norma, non l'eccezione.
Resta la domanda che il giornale britannico lascia aperta. Una tassa sul pernottamento può finanziare i servizi, ma non riduce di per sé il numero di visitatori. Se l'obiettivo è alleviare la pressione su centri storici e sentieri, il prelievo da solo non basta.
Per i porti e le città di mare, la questione ha un risvolto pratico. Il turismo crocieristico e quello di soggiorno generano costi diversi e lasciano gettiti diversi. Genova, che il Guardian non nomina, convive da sempre con entrambi.
Il paragone che il pezzo suggerisce è tra sistemi maturi e sistemi nascenti. L'Inghilterra guarda alle città italiane come a un modello possibile. Le città italiane, dal canto loro, continuano a discutere se il modello sia abbastanza.
La notizia, letta da qui, è semplice. Una misura che il Regno Unito presenta come nuova è, sulla costa ligure, una riga di bilancio che esiste da anni. Il dibattito che si apre a Londra è lo stesso che i comuni italiani hanno già fatto, con esiti diversi da paese a paese.
