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ABRUZZO

Il Guardian: la tassa turistica è una manna per i comuni italiani

Mentre l'Inghilterra introduce il suo prelievo notturno, la stampa britannica guarda ai bilanci dei comuni italiani e al nodo dei piccoli borghi

Marco Di Sante662 wordsEdition112venerdì 11 settembre 2026 — Edizione № 112

L'Inghilterra si appresta a introdurre per la prima volta un prelievo notturno sui pernottamenti, e il Guardian ha colto l'occasione per guardare a chi quella strada la batte da anni: i comuni italiani. Secondo il quotidiano britannico, la tassa di soggiorno si è rivelata una manna per le amministrazioni locali a corto di liquidità, in particolare nelle mete ad alta densità turistica.

La comparazione è istruttiva perché mostra due modelli diversi: un paese che arriva tardi al prelievo e un paese che lo ha già incorporato nella propria ordinaria gestione. Il Guardian non entra nel dettaglio delle singole giunte, ma il principio è chiaro: dove i visitatori sono molti, il gettito è cospicuo; dove sono pochi, il prelievo resta una voce marginale.

È esattamente qui che la notizia interessa l'Appennino. In Abruzzo il turismo si concentra sulla costa e sui grandi parchi, mentre i comuni dell'interno convivono con un numero di presenze troppo basso perché la tassa di soggiorno produca entrate significative. Il prelievo, insomma, premia chi ha già flussi e non chi avrebbe bisogno di sostenerli.

La lettura del Guardian va quindi presa come quello che è: uno sguardo esterno su una fiscalità locale che in Italia ha radici antiche e che ora diventa modello per altri. Per i territori montani la domanda resta aperta: come si finanzia un'ospitalità diffusa quando i pernottamenti sono pochi e distribuiti su chilometri di valle.

Il quadro che emerge dalla stampa britannica è quello di una fiscalità locale pensata per le città d'arte e per le località balneari, non per i territori a bassa densità. Il Guardian parla di comuni italiani a corto di liquidità: la formula descrive bene la condizione di amministrazioni che devono garantire servizi con budget ridotti e basi imponibili fragili.

Per l'Appennino la questione si intreccia con un tema che la nostra redazione segue da vicino, quello dello spopolamento. Un comune che perde residenti vede ridursi i trasferimenti statali e, insieme, la capacità di offrire servizi; il turismo, quando arriva, è spesso stagionale e concentrato in poche settimane. Una tassa sui pernottamenti non cambia questa struttura.

Il paragone con l'Inghilterra aiuta a leggere la posta in gioco. Il Guardian descrive il prelievo britannico come un territorio sconosciuto, mentre in Italia è prassi consolidata. La differenza non è solo cronologica: è la prova che il nostro paese ha costruito nel tempo un rapporto diretto tra flussi turistici e casse comunali, con tutti i limiti che questo comporta.

Restano i nodi che il quotidiano britannico lascia sullo sfondo. Una tassa di soggiorno funziona se il visitatore pernotta in strutture regolari; dove prevalgono affitti brevi non dichiarati oospitalità informale, il gettito si assottiglia. Anche questo è un problema più acuto nei territori dove i controlli sono difficili e le presenze disperse.

Per i comuni abruzzesi dell'interno la strada maestra resta un'altra: trattenere residenti, sostenere l'agricoltura di montagna, tenere aperti i presidi essenziali. La tassa turistica può aggiungere qualcosa, ma non sostituisce la partita vera, che è demografica prima ancora che fiscale.

Il Guardian non offre cifre per i singoli comuni italiani, e noi non ne aggiungiamo. Il punto che il giornale britannico mette a fuoco è politico: il prelievo notturno è diventato, in mezza Europa, uno strumento ordinario di bilancio. Chi governa territori a bassa intensità turistica farà bene a guardarlo per quello che è, senza aspettarsi miracoli.

C'è poi una questione di equità che la stampa estera lascia intendere senza svilupparla. Se la tassa grava sui pernottamenti, la paga chi dorme fuori casa; chi visita in giornata non contribuisce. Nei territori di passaggio, dove il turismo è soprattutto escursionistico e diurna, questo squilibrio è evidente e riduce ulteriormente il gettito.

Per l'Appennino la conclusione è sobria. La tassa di soggiorno non è la leva che risolve i bilanci dei piccoli comuni, ma è un tassello di un sistema fiscale locale che il resto d'Europa ora ci invidia. Il dibattito inglese, visto da quassù, somiglia meno a una novità e più a una conferma.

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