TRENTINO-ALTO ADIGE
Il Guardian: la tassa turistica è già un guadagno per le mete italiane
Mentre l'Inghilterra introduce il suo prelievo notturno, la stampa britannica guarda ai comuni italiani che lo applicano da anni. L'Alto Adige lo fa dal 2014.
Klara Hofer633 wordsEdition №112venerdì 11 settembre 2026 — Edizione № 112
L'Inghilterra si appresta a introdurre per la prima volta un prelievo turistico notturno su alberghi e affitti brevi, e il Guardian ha scelto di raccontare la novità britannica guardando a chi la applica da anni: i comuni italiani. Secondo il giornale, quella che nel Regno Unito è «territorio sconosciuto» si è rivelata «una manna per i comuni italiani a corto di liquidità».
Il Guardian non nomina le località di montagna, ma il meccanismo che descrive è esattamente quello che il Trentino-Alto Adige conosce da più di un decennio. In Alto Adige la tassa di soggiorno è in vigore dal 2014 e viene riscossa per notte e per persona dagli esercizi ricettivi; a Trento e nei comuni trentini si applica con regolamenti propri.
La cornice che il giornale britannico dà alla notizia è quella del turismo di massa europeo: città che introducono il prelievo per finanziare servizi, manutenzione e contrasto all'overtourism. È una lettura che nelle valli dolomitiche suona familiare, ma con una differenza che la stampa estera raramente registra.
Qui il gettito non finisce in un bilancio comunale qualunque: in Alto Adige alimenta in larga parte le casse dell'azienda di soggiorno locale, che lo reinveste in infrastrutture, sentieri, impianti e promozione. È un modello di autonomia fiscale applicata al turismo, e spiega perché la tassa non sia mai stata un tema politico incendiario come altrove.
Il Guardian osserva che gran parte dell'Europa applica già una qualche forma di prelievo turistico. La Francia lo ha introdotto da tempo, la Spagna lo ha diffuso nelle città più visitate, la Grecia lo applica per categoria alberghiera. L'Inghilterra arriva ultima, e il giornale lo dice senza giri di parole.
Per le mete italiane il punto non è se la tassa esista, ma quanto renda e come venga spesa. Il Guardian parla di comuni «a corto di liquidità» che ne hanno fatto un'entrata stabile: una descrizione che si attaglia alle città d'arte, meno alle valli alpine, dove il numero di pernottamenti è alto ma distribuito su territori vastissimi e a bassa densità.
In Alto Adige i pernottamenti annuali si contano in decine di milioni, concentrati in pochi mesi tra dicembre e marzo per la stagione sciistica e tra giugno e settembre per quella escursionistica. Una tassa per notte, applicata su quei volumi, produce un gettito che nessun comune di montagna potrebbe ottenere con la sola fiscalità ordinaria.
Questo è il nodo che la copertura internazionale tende a semplificare: la tassa turistica non è solo uno strumento contro l'overtourism, è anche un meccanismo di finanziamento dell'economia che la genera. Chi la paga — l'ospite — è lo stesso soggetto a cui i servizi finanziati sono destinati.
La stampa austriaca e tedesca che segue il Tirolo ha guardato più volte al sistema altoatesino come a un esempio di gestione autonoma delle risorse turistiche, spesso in confronto con il Tirolo del Nord, dove la competenza fiscale è diversa e il dibattito sull'introduzione di prelievi locali è ricorrente.
Il Guardian non entra in questo confronto. Si limita a registrare che l'Inghilterra guarda all'Europa continentale e che l'Italia, con le sue città d'arte, è tra i casi più citati. È una fotografia parziale, ma utile: dice che il modello italiano è percepito da fuori come funzionante.
Resta la domanda che il giornale non pone: cosa succede quando la tassa diventa una voce di bilancio strutturale e il turismo rallenta? Le valli dolomitiche hanno visto stagioni invernali con neve scarsa e stagioni estive con temporali violenti, e la dipendenza da un gettito legato ai pernottamenti è un rischio che gli amministratori locali conoscono bene.
Per ora la notizia che arriva da Londra è che l'Inghilterra copia. Per il Trentino-Alto Adige è la conferma che uno strumento introdotto qui più di dieci anni fa è diventato, nella lettura della stampa internazionale, parte della normalità europea.
