EMILIA-ROMAGNA
Il Guardian: la tassa turistica è una manna per le mete italiane
La stampa britannica racconta il prelievo sui pernottamenti mentre l'Inghilterra lo introduce per la prima volta. Per le città d'arte italiane è da anni una voce di bilancio.
Giulia Benati518 wordsEdition №112venerdì 11 settembre 2026 — Edizione № 112
Il Guardian ha dedicato ieri un'analisi alla tassa turistica che gran parte dell'Europa applica già e che l'Inghilterra si appresta a introdurre per la prima volta sui pernottamenti in hotel e negli affitti brevi. Il giornale britannico descrive il prelievo come un territorio inesplorato per il Regno Unito, ma consolidato altrove, e si sofferma in particolare sull'Italia, dove «si è rivelata una manna per i comuni a corto di fondi», secondo la formulazione usata dal quotidiano.
La tassa di soggiorno italiana è un'imposta locale applicata dai comuni sui pernottamenti, con importi che variano in base alla categoria della struttura ricettiva e alla stagione. Il gettito resta nelle casse dell'amministrazione che lo incassa e, secondo la lettura del Guardian, contribuisce a finanziare servizi e manutenzione nelle destinazioni ad alta pressione turistica.
Per l'Emilia-Romagna la questione ha un peso diverso rispetto alle grandi città d'arte. La regione non è Venezia né Firenze: il suo turismo è fatto in larga parte di riviera, città d'arte medie, terme e turismo d'affari, e in questi territori il prelievo si intreccia con la gestione dei servizi stagionali.
Il confronto che il giornale britannico propone è con un paese, l'Inghilterra, che finora non ha mai tassato i pernottamenti. La domanda che il Guardian pone ai comuni italiani riguarda meno l'esistenza del prelievo e più il suo utilizzo: dove finiscono i soldi e come si rendicontano.
Il dibattito britannico offre un rovesciamento di prospettiva utile. Mentre in Inghilterra si discute se introdurre lo strumento, in Italia la discussione pubblica riguarda da tempo la calibrazione delle tariffe e l'equità tra alberghi e affitti brevi, due categorie che il prelievo spesso tratta in modo differente.
Il Guardian non entra nel dettaglio delle singole amministrazioni italiane e non fornisce cifre per città specifiche. Il suo argomento è comparativo: la tassa notturna è già una prassi diffusa in Europa e le mete italiane ne hanno tratto beneficio in un contesto di bilanci comunali sotto pressione.
Resta un punto che il quotidiano britannico lascia sullo sfondo: il prelievo non riduce di per sé il numero di visitatori. Le città italiane che lo applicano da più anni continuano a registrare flussi elevati, il che sposta l'attenzione dalla domanda alla capacità di spesa pubblica che il gettito rende possibile.
Per una regione come l'Emilia-Romagna, dove il turismo è distribuito tra costa e entroterra, la tassa di soggiorno pone una questione di perequazione interna. I comuni con grandi volumi di presenze possono contare su un gettito più robusto, mentre le località minori restano più dipendenti da trasferimenti di altro tipo.
Il modello italiano che il Guardian descrive è dunque meno una novità e più un'infrastruttura fiscale consolidata, con pregi e limiti noti agli amministratori locali. Il giornale non propone di esportarlo integralmente, ma lo cita come riferimento per il dibattito inglese.
La domanda che resta aperta, e che il pezzo non risolve, riguarda la trasparenza: un prelievo percepito dai visitatori come contributo alla città funziona solo se il collegamento tra gettito e servizi è visibile. È il punto su cui le amministrazioni italiane sono chiamate a rispondere, indipendentemente da quanto scrive la stampa estera.
