BASILICATA
La tassa turistica europea e il conto di Matera
Il Guardian: mentre l'Inghilterra scopre il prelievo sugli alloggi, i comuni italiani a corto di fondi ne hanno già fatto un'entrata
Pietro Lasorsa663 wordsEdition №112venerdì 11 settembre 2026 — Edizione № 112
Mentre l'Inghilterra introduce per la prima volta un prelievo notturno sui soggiorni in hotel e negli affitti brevi, il Guardian osserva che gran parte dell'Europa applica già una tassa turistica e che per le mete italiane si è rivelata un guadagno concreto per amministrazioni a corto di risorse.
L'articolo colloca l'Italia tra i Paesi dove il prelievo non è una novità: i comuni lo incassano da anni e lo usano per coprire servizi che il turismo stesso consuma. Per una regione come la Basilicata, dove Matera è diventata in un decennio una delle mete più osservate d'Italia, la questione non è se far pagare i visitatori, ma chi paga la manutenzione di ciò che li attira.
Il Guardian non entra nel dettaglio delle città italiane, e non nomina il Mezzogiorno. Il punto che solleva è generale: laddove il turismo cresce più in fretta delle entrate ordinarie, il prelievo sui pernottamenti diventa lo strumento con cui i municipi finanziano la macchina che li accoglie.
La storia di Matera rende la tesi del Guardian leggibile in modo quasi letterale. Fino agli anni Cinquanta i Sassi erano descritti come 'la vergogna d'Italia', un abitato scavato nella roccia senza acqua corrente né fognature, svuotato con una legge di sfratto che trasferì migliaia di famiglie in nuovi quartieri. Da quella cesura è nata una città diversa, che oggi vive di visitatori e di set cinematografici.
Il riconoscimento UNESCO del 1993 e la designazione a Capitale europea della cultura nel 2019 hanno consolidato la trasformazione. La stampa internazionale ha raccontato Matera come esempio di riscatto, ma anche come caso di turismo che preme su un tessuto urbano scavato, fragile per definizione: le grotte non si allargano, gli accessi sono stretti, i servizi vanno portati dentro la roccia.
Qui la tassa di soggiorno smette di essere un dettaglio fiscale. Un comune che incassa qualche euro per notte può destinarli alla raccolta dei rifiuti, alla pulizia delle scalinate, all'illuminazione dei percorsi: voci che il turismo moltiplica e che le entrate ordinarie di un piccolo centro non coprono.
L'articolo del Guardian suggerisce anche il rovescio della medaglia. Se il prelievo diventa una leva per bilanci in difficoltà, cresce la tentazione di alzarlo, e con esso il rischio di spingere i visitatori verso formule alternative, dagli affitti non registrati alle escursioni in giornata da altre città.
Per la Basilicata il paradosso è noto agli addetti: Matera attrae, ma la regione intorno resta tra le meno popolate d'Italia, con un saldo migratorio negativo e un entroterra che si svuota. Il turismo concentrato in un punto non redistribuisce automaticamente ricchezza nel resto del territorio.
Il dibattito britannico riportato dal Guardian ha quindi un interesse indiretto ma reale per il Sud. Se l'Inghilterra adotterà il modello continentale, altre città europee guarderanno all'esperienza italiana per capire come si amministra un prelievo che i visitatori percepiscono come legittimo solo se vedono dove finisce.
La lezione che Matera offre, senza che il Guardian la nomini, è che la tassa funziona quando è visibile: quando il visitatore trova una città pulita, percorsi sicuri, patrimonio mantenuto. Diventa un problema quando è solo una voce di bilancio.
Il quadro europeo descritto dal quotidiano britannico indica una tendenza destinata a consolidarsi. Il turismo di massa non si ferma, e le città che lo ospitano cercano strumenti per farne pagare una parte a chi lo genera. L'Italia è già dentro questa fase da tempo.
Per i comuni lucani la domanda resta quella posta dal Guardian in forma generale: il prelievo è un'integrazione o una supplenza. Se le entrate ordinarie non bastano a tenere in piedi una città d'arte, la tassa turistica rischia di diventare l'unica voce su cui contare, e questo è un modello fragile.
Non ci sono, nelle fonti internazionali di oggi, cifre specifiche sull'incasso della tassa a Matera né dichiarazioni di amministratori locali. Il dispaccio si limita a ciò che il Guardian sostiene: la tassa è diffusa in Europa, in Italia ha aiutato comuni con bilanci stretti, e l'Inghilterra ora la studia.
